Una lettura a 360 gradi della crisi di governo. La maggioranza risicata, i partener dell’esecutivo sempre più asserragliati nella difesa del premier e il centrodestra che tira la volata a Conte, chiedendo il ritorno alle urne. Italia Viva pronta a tornare in sella, purché si parli di temi concreti

Allineati e coperti, in nome del leader. I parlamentari di Italia Viva hanno sottoscritto un documento unitario attraverso il quale “si muoveranno tutti insieme in modo compatto e coerente in un confronto privo di veti e pregiudizi, da effettuarsi sui contenuti nelle sedi preposte”. Quindi la mano tesa al governo rimane, nonostante tutto. Forti della consapevolezza che, dicono da Italia Viva, “la crisi è lampante. Conte è consapevole di non avere i numeri per stare in piedi”.

O meglio, anche se sta in piedi e riesce a garantire la conformazione di un nuovo esecutivo “non ha comunque capacità di manovra. Con poco più di 160 voti, basta un semaforo rosso o un aeroporto intasato e non si governa più”. Il rimprovero a Conte, da parte dei renziani, c’è. “Troppi insulti – dice un deputato – un atteggiamento davvero scorretto che si è tradotto anche nel fatto di non aver mai risposto alle nostre lettere e alle sollecitazioni che pervenivano dal partito”.

E ora arriva il redde rationem “un po’ con il caso Cesa (sebbene comunque non avesse ancora accordato la fiducia al Governo” ma soprattutto (ed è forse questo il punto dirimente) “con Mastella che inizia a tirare indietro, usando il voto sulla Giustizia come grimaldello”. Ad ogni modo Italia Viva “è disposta ad andare oltre agli insulti e ai personalismi, pronta a dialogare sui temi concreti”. In effetti, qualche passo avanti, il premier l’ha fatto.

“Conte ha sciolto il nodo legato al Recovery fund e alla governance, sulla quale noi abbiamo fatto non poche pressioni – spiegano da Iv – in più ha fatto chiarezza anche sulle nomine ai servizi segreti, normalizzando una situazione che si protraeva da un tempo davvero inaccettabile”. L’unico nodo vero che rimane da sciogliere è legato all’accesso al Mes.

“Per un anno abbiamo detto sì a tutto e abbiamo accettato anche provvedimenti obtorto collo pur di tenera salda la maggioranza – ci dice un renziano – ma adesso è arrivato il momento di concentrarci sui temi e parlare di proposte concrete per il rilancio del Paese”. Dunque Italia Viva si muove come corpo unitario, ferma restando la possibilità che qualcuno “sul voto contro Bonafede e sulla Giustizia, si possa astenere”.

Dunque in questa logica l’unica soluzione è quella di “rinsaldare i rapporti con Iv e tornare a governare”. Anche perché l’affaccio sui maggiorenti dell’esecutivo non offre prospettive di grande stabilità. Anzi. “Il Partito democratico è spaccato tra chi, legittimamente solleva dubbi, e chi invece invoca il ‘serrate i ranghi: o Conte o nessuno”. In questa ottica, prosegue la nostra fonte vicina all’ex premier, “anche l’ipotesi di un ritorno alle urne vedrebbe un partito assolutamente a rischio in termini di consensi”.

Oltre all’appeal sull’elettorato, intervengono sotto questo profilo altre due componenti. “Il taglio dei parlamentari a cui anche il Pd ha dato il suo avallo, ma soprattutto la ‘lista Conte’ che presumibilmente asciugherebbe buona parte dei consensi”. Stesso scenario che si riproporrebbe per i pentastellati. “Di facciata la loro battaglia ha ancora tratti barricaderi, al netto dell’appoggio a Conte. Ma sono perfettamente consapevoli che se si andasse a elezioni molti perderebbero lo scranno parlamentare”.

Oltre al fatto che il codice etico di conio grillino impone il vincolo del secondo mandato. Chi però, secondo il deputato renziano, sta reggendo in assoluto più il gioco a Conte, è il centrodestra. Paradossalmente “Salvini e Meloni stanno facendo gli interessi del Premier loro malgrado”. Sì perché dichiarare apertis verbis al Quirinale che “l’unica prospettiva possibile sono le elezioni anticipate, significa rinsaldare le fila di un Governo sfilacciato e aprire la strada ai ‘responsabili’”.

“Salvini – chiude il parlamentare – avrebbe dovuto limitarsi a una dichiarazione più cerchiobottista, come ha fatto Toti, dichiarandosi disponibile a collaborare ad un eventuale governo di unità nazionale”. E qui, surrettiziamente, sembra aleggiare il nome di Mario Draghi. Ma questa è un’altra storia.

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