Gli esperti di Azzolina, come i generali di Cadorna, sono lontani dal “fronte” e non riescono a fotografare le difficoltà delle micro realtà sociali, smorzando la innegabile forza innovativa impressa dalla ministra al mondo della scuola. Il parere di Eusebio Ciccotti, saggista, storico del cinema e comparatista, da 11 anni dirigente scolastico di un polo liceale e tecnico di circa duemila studenti

Pochi come Lucia Azzolina

Debbo riconoscere che pochi ministri hanno messo nella scuola del nostro Paese, passione, intelligenza creativa e innovazione. Mi tornano in mente tre eccellenti ex ministri dell’Istruzione: l’attento e profondo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella; il noto linguista, professor Tullio De Mauro – ha fatto amare Ferdinand De Saussure a tutti gli studenti d’Italia: da lui ottenni il massimo al suo esame – ; e il fine professor Luigi Berlinguer. La professoressa Lucia Azzolina, attuale ministra, non è da meno. Ha tutta la mia ammirazione. Sta mettendo nella scuola cuore, intelligenza e anima.

Cadorna e i suoi generali

I generali di Luigi Cadorna, da Roma, o dalle terze linee, dirigevano la guerra di trincea, nel biennio 1915-1917 e lo consigliavano. Come vediamo nel dirompente romanzo di Emilio Lussu (Un anno sull’altipiano, 1936) e nel drammaticamente splendido Uomini contro (1970) di Francesco Rosi. Qui, però, il tenente Ottolenghi (l’ottimo Gian Maria Volonté), al fronte, invano tenta di spiegare come funzioni la nuova guerra di trincea: con bombe, gas, mitragliatrici, cecchini e topi grossi come gatti, che ti pascolano addosso mentre dormi mezz’ora di notte, in buchi di quattro metri quadrati. Ma gli ufficiali, usciti dall’Accademia, nella quale avevano studiato diligentemente l’arte militare su dei precisi fogli topografici e con dinamiche militari ottocentesche, non riuscivano a “vedere” una realtà diversa.

La ministra e i suoi “generali”. Riapertura teoricamente perfetta

Torniamo a noi. Anche la ministra Lucia Azzolina ha una “squadra”. Formata di quadri tecnici e intellettuali di altissimo livello, ma talvolta lontani dalla scuola vissuta. Consigliata dai suoi “generali”, ha saggiamente escogitato le diverse fasce orarie rinforzate per i bus, al fine di evitare assembramenti. Ha ben pianificato il doppio turno scolastico. Ottima soluzione la docenza al 50%, ossia metà classe a scuola e metà a casa collegata con le aule scolastiche (ricordiamole: in muratura; in container; in tensostrutture, in ex appartamenti, ex palestre). Ha ben pensato, sempre suggerita dai suoi “generali”, di riaprire le scuole di sabato per chi lavorava su cinque giorni. Teoricamente tutto perfetto. Proposte che in un diverso contesto funzionerebbero a meraviglia.

Entrate dilazionate

Entrata. I ragazzi che entrano alle ore 10.00 li possiamo tenere chiusi in casa sino alle 9.00? Ma, ragioniamo un momentino. Se la mia fidanzata o l’amico del cuore entra al primo turno, ed esce di casa, quindi, alle 7.00, chi mi tiene legato alla sedia sino alle 9.00? Io, lo/la voglio vedere! Ci dobbiamo raccontare, fumare una sigaretta insieme! Ci dobbiamo (di nascosto, ma non tanto) fare le coccole, forse baciare. Quindi c’è bisogno di un controllo con una sorta di passaporto che il ragazzo deve mostrare prima di salire sul bus, sul convoglio metro, sulla corriera? Un pass digitale che mi chiude la portiera sul naso quando non mi riconosce, visto che sono “fuori orario”? Ce la facciamo per il 7 gennaio 2021? E se raggiungo il cancello della scuola con la bici o il monopattino? Chi mi controlla, un drone dell’Aisi?

Uscita. Io esco alle 13.00. La mia ragazza e il mio amico escono alle 14.25. Decido di aspettarli. Perché ci debbo parlare. Desidero vederlo/a. Debbo passargli il libro o altro… Chi mi ferma? Chi mi controlla? La gazzella dei Carabinieri cui debbo mostrare l’orario? Quante gazzelle dei C.c. e quante volanti di P.s.? È pomeriggio. Ora, non posso salire sulla corriera delle 16.00, perché la “mia” era quella delle 14.25. Chi mi blocca? Un sistema gps che mi fulmina con raggi paralizzanti dal satellite?

Uscite posticipate e impegni pomeridiani

Usciamo alle ore 15.00 o 15.30. Con quale corriera raggiungo il borgo? Ma quella delle 16.00 o 16.50! Bene. Prima della corriera delle 16.00 dove aspetto la corriera, io quattordicenne/quindicenne, in mezzo ad una strada deserta, d’inverno con freddo e pioggia? Con gli spacciatori in giro come sciacalli… Quando inizio a studiare se sono rientrata/o in casa, distrutta/o, alle 17.25? E lo sport, e la musica del pomeriggio?

Lezione soluzione 50%

Prendiamo un caso semplice. Un istituto di 900 allievi. Metà, ossia 450, sono in presenza, altri 450 sono in casa. Se non ho la “fibra” veloce (ftth), con 400/400 mb. la scuola non reggerà mai in upload 450 contatti. In città cablate con la fibra sino dentro le strutture scolastiche (tutte?), forse ce la faccio. Nei paesini e paesotti, nelle cittadine uscite dalle sanatorie dell’abusivismo edilizio degli ultimi 30 anni, la fibra non c’è. A malapena funzionano le fogne quando piove. La fibra forse arriverà. Ora abbiamo il doppino di rame. Siamo realisti.

Fine del “sabato fascista”?

Il sabato non lavorativo in Italia, fu introdotto dal fascismo nel 1935. Ma in Urss venne praticato sin dal 1923, quindi sarebbe giusto chiamarlo sabato “marxista-fascista”. Contemporaneamente anche in Usa, quindi “sabato fordista”, sul vecchio modello inglese primo Novecento. Da decenni, il sabato, insieme alla domenica e al venerdì pomeriggio, anche da noi, è un gulasch denominato “week end”. Certo, possiamo riaprire le scuole di sabato. Ma le famiglie hanno cementato delle sacre laiche abitudini per il weekend. Vai a toccarlo! Passiamo all’organizzazione scolastica. Un orario coinvolge 110, 145, 180 docenti, suddivisi tra sede centrale e succursali, e costruito da settembre, con incastri di orario di alcuni docenti con altri istituti a 15-25 chilometri di distanza. Equilibri delicatissimi… Un lavoro di tre settimane, può esser buttato giù, d’emblée, a metà anno scolastico? Ogni istituto rifà il proprio orario? E i difficili incastri di docenti condivisi sino a tre istituti? Arduo (eufemismo). Con docenti che hanno già altri impegni privati e familiari, montati nella settimana, fissati da settembre? Impossibile. Anche questo è sfuggito ai generali teorici.

Il buon senso come soluzione

1) Il doppio turno non eviterà gli assembramenti. Gli adolescenti si ammucchieranno di nuovo fuori della scuola o nei pressi. Nessuno può fermarli. Verrebbero a piedi, in bici, in monopattino, in autostop: per incontrarsi. Spesso con mascherina abbassata.
2) Alternare i ragazzi tra scuola e casa, al 50%, è possibile. Ad oggi, la formula migliore in caso di presenza a scuola. Evita assembramenti. Ma aumentando la possibilità di ricezione con “cubi” wifi e pagamento del canone da parte dello Stato per il potenziamento dei mb in tutte le scuole. Sedi centrali e succursali. Sono mesi di lavoro, ma partendo da subito ad aprile 2021 tutte le scuole sarebbero coperte con il collegamento ftth.
3) Al momento, però, sarebbe meglio proseguire con la dad visto il persistere dell’alto numero di decessi. Sino a quando il vaccino non avrà coperto ampi strati della popolazione.
4) Continuare ad educare gli adolescenti con campagne ad hoc, visto che non sono ancora pronti per adottare un comportamento virtuoso.

Non dimentichiamoci che da ieri in Danimarca e Gran Bretagna gli studenti sono a casa.

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