Cosa c’è dietro alla designazione del gruppo politico/militare yemenita Houthi come entità terroristica da parte degli Usa? Perché Washington decide di farlo proprio adesso? Una decisione presa in chiave anti-iraniana, che complicherà il lavoro di Biden e la vita dei civili yemeniti, spiega Ludovico Carlino, Mena Principal Analyst all’Ihs Country Risk

A chiusura di un dibattito che dura da anni, il gruppo ribelle yemenita Houthi sarà dichiarato organizzazione terroristica dagli Stati Uniti nel giro dei prossimi giorni. Il dipartimento di Stato, guidato per altri nove giorni da Mike Pompeo prima dell’insediamento dell’amministrazione Biden, gioca una delle ultime carte del suo “hard power” a favore dei sauditi e contro l’Iran.

Gli Houthi sono una formazione nordista del nord dello Yemen che nel 2015 è riuscita a rovesciare il governo di Sanaa, innescando un intervento militare guidato dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti (che attualmente hanno abbandonato il campo). La guerra in Yemen è uno dei più drammatici tra i conflitti aperti: l’intervento saudita, nonostante la superiorità tecnologica rispetto ai ribelli, non è riuscito nell’intento di liberare la capitale e respingere l’assalto houthi. Prolungandosi per oltre cinque anni ha prodotto migliaia di vittime e condizioni umanitarie tremende – come la fame e le carestie. Una situazione che il segretario generale delle Nazioni Unite ha definito “catastrofica”.

Il conflitto è uno dei terreni di scontro considerati proxy, dove Riad combatte contro una milizia che ha collegamenti (non tanto ideologici, quanto pragmatici) con l’Iran. Gli Houthi hanno condotto varie tipologie di attacchi contro il territorio saudita utilizzando tecnologie militari passate loro dai Pasdaran, l’unità militare teocratica che si occupa anche di foraggiare i gruppi armati nella regione che Teheran usa come forma di influenza. Sotto quest’ottica, la designazione diventa più che altro simbolica, un altro messaggio severo che la Washington trumpiana lancia contro la Repubblica islamica prima di lasciare.

Cosa c’è dietro questa scelta? “La  decisione da parte Usa di designare gli Houthi organizzazione terroristica va letta prevalentemente in chiave anti-iraniana – commenta a Formiche.net Ludovico Carlino, Mena Principal Analyst all’Ihs Country Risk – e di fatto la scelta giunge dopo varie sanzioni relazionate all’Iran adottate dall’amministrazione Trump nelle ultime settimane. La sensazione è che la presidenza Trump voglia ostacolare in qualsiasi modo la ripresa dei negoziati sul nucleare tra l’Iran e la prossima amministrazione Biden, continuando con la strategia della massima pressione sul regime di Teheran”.

Le indiscrezioni su una possibile designazione in tal senso degli Houthi circolavano già dallo scorso Novembre, e sia Arabia Saudita sia Emirati Arabi (che hanno designato gli Houthi già nel 2014) hanno messo in campo un’intensa operazione di lobby per convincere il dipartimento di Stato, ricorda Carlino. “La decisione, tuttavia, si basa su un concetto un po’ labile, e cioè che gli Houthi siano un movimento interamente controllato dall’Iran, e chi quindi colpire gli Houthi equivalga a colpire l’Iran. La realtà è  più complessa, e ci sono pochi dubbi che l’impatto principale di tale decisione ricadrà sulla popolazione yemenita, e soprattutto chi vive nelle aree del Paese controllate dal movimento, in quanto la designazione renderà molto più complesso per Ong ed agenzie umanitarie operare in queste zone”, aggiunge.

Mentre l’amministrazione Biden dovrebbe portare “una rinnovata attenzione sullo Yemen, un accordo su un cessate il fuoco a livello nazionale è un primo passo urgente, poiché il costo umano della tragedia dello Yemen è spaventosamente alto e continua a salire”, ha scritto Nabeel Khaoury in una recente analisi per l’Atlantic Council, in cui ha considerato la fine della guerra come “un imperativo” per il futuro presidente statunitense. “L’amministrazione Trump avrebbe [già] potuto sfruttare i suoi legami con l’Arabia Saudita negli ultimi quattro anni per avvicinarsi a una risoluzione sul conflitto”, ha detto Ariane Tabatabai, analista sul Medio Oriente del German Marshall Fund, parlando al New York Times.

Ma l’amministrazione Trump ha preferito spingere sul sostegno ai sauditi, e anche per questo il conflitto in Yemen, dove l’Onu stima che circa l’80 per cento dei residenti ha necessità di ricevere assistenza umanitaria per accedere al cibo, è stato un argomento controverso. Oggetto tra l’altro di prese di posizione da parte dei congressisti. E non solo negli Stati Uniti: per esempio in Italia c’è stata una polemica (lunga) a proposito della fornitura di alcune bombe all’Arabia Saudita. Questa decisione di considerare gli Houthi come un gruppo terroristico complica il futuro lavoro di Joe Biden, che sembra intenzionato a togliere il supporto di intelligence ai sauditi e mettere più peso diplomatico su un negoziato?

“Personalmente – risponde Carlino, che ha lo Yemen tra i suoi expertise principali – credo che la designazione renderà molto più complesso il negoziato di pace. Non ci sono dubbi che gli Houthi siano responsabili di innumerevoli azioni illegali e di violazioni costanti dei diritti umani (a parte gli attacchi contro i sauditi, i soprusi e le vessazioni ai danni della popolazione yemenita sono ben documentati), ma è  pur vero che il movimento è parte integrante della società yemenita, ed isolarli politicamente restringerà presumibilmente le possibili opzioni per una fine negoziata del conflitto. La stessa scelta di designare l’intero movimento degli Houthi, piuttosto che il ramo militare del gruppo, suggerisce che la decisione non sia stata presa con un occhio rivolto alla diplomazia e ai negoziati di pace, in fase di stallo da quasi due anni”.

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