Il clima politico della regione continua a ritirarsi a sinistra e ad avanzare a destra. Sei ragioni dello scoppio di proteste e rivolte

Nel 2019 si sono svolte ben otto consultazioni elettorali politiche in America Latina: El Salvador (3 febbraio), Cuba (referendum costituzionale, 24 febbraio), Panama (5 maggio), Guatemala (16 giugno), Bolivia (20 ottobre), Argentina (27 ottobre), Uruguay (27 ottobre), Dominica (6 dicembre, da non confondere con la Repubblica Dominicana).

Nel 2021 si svolgeranno in: Ecuador (7 febbraio), El Salvador (28 febbraio), Perù (11 aprile), Santa Lucia (giugno), Messico (luglio), Aruba (settembre), Haiti (19 settembre), Cile (21 novembre), Argentina (24 ottobre), Nicaragua (7 novembre) e Honduras (novembre).

È bene soffermarci sullo svolgimento complessivo di tali consultazioni e sui significati relativi alle società latinoamericane ed alle contraddizioni in esse insite.

Il mondo sta attualmente subendo grandi cambiamenti mai visti sinora nel pur giovane XXI secolo e l’America Latina non fa eccezione. La situazione in America Latina nel 2019 ha due caratteristiche: una è il cambiamento” e l’altra è il caos.

Con i mutamenti nella situazione internazionale e interna, i paesi dell’America Latina stanno affrontando un’enorme pressione. Molti Stati hanno cercato di adottare riforme finanziarie, fiscali, pensionistiche e di altro tipo e aggiustamenti politici di diversi gradi e metodi per adattarsi alla situazione e ridurre il deficit finanziario, in maniera da favorire lo sviluppo dell’economia ed il miglioramento delle condizioni di vita della gente.

Tuttavia, a causa della distribuzione ineguale della ricchezza, dell’ampliamento del divario tra ricchi e poveri e del ritardo nel soddisfare le richieste della popolazione, in molti paesi latinoamericani sono scoppiate proteste su vasta scala e si è intensificata la violenza.

La crescita economica latinoamericana stenta; le relazioni diplomatiche tendono a essere diversificate e frammentate. L’amministrazione statunitense ha modificato la politica nei confronti dell’America Latina e ha promosso una nuova dottrina Monroe nel tentativo di dividere e rompere l’unità del Subcontinente.

Il clima politico dell’America Latina continua a ritirarsi a sinistra e ad avanzare a destra. Sebbene infondata l’affermazione che il ciclo progressista dell’America Latina stia terminando, a giudicare dai risultati delle otto elezioni latinoamericane del 2019, il pendolo della politica latinoamericana oscilla comunque a destra.

La destra o il centrodestra hanno continuato a governare in Guatemala e Panama. La sinistra in El Salvador e in Uruguay ha perso alle elezioni generali. Sebbene la sinistra boliviana per il socialismo abbia vinto le elezioni generali sia nel 2019 che nel 2020, il presidente Morales è stato costretto a dimettersi per brogli elettorali e ad andar in esilio in Messico dall’11 novembre 2019 e dal 12 dicembre si è trasferito in Argentina.

Tuttavia, la sinistra latinoamericana sta comunque progredendo. Il 27 ottobre 2019, nelle elezioni argentine, Alberto Fernández, il candidato del Frente de Todos di centrosinistra con il Partito giustizialista (peronista) ha sconfitto il candidato di Juntos por el Cambio (destra) Mauricio Macri.

Un’altra caratteristica dell’attuale clima politico latinoamericano è che sia i governi di sinistra che quelli di destra hanno difficoltà evidenti. Le crisi politiche ed economiche dei regimi di sinistra in Venezuela e Nicaragua si sono intensificate, il regime di sinistra di Morales in Bolivia è caduto e l’economia cubana ha subito gravi difficoltà.

Il governo Macri dell’Argentina ha perso le elezioni generali a causa di una crisi economica interna durante il suo mandato. I conflitti all’interno del governo del presidente brasiliano Bolsonaro diventano sempre più gravi. Lo stesso Bolsonaro si è ritirato dal Partido Social Liberal e ha formato un nuovo partito, Aliança pelo Brasil. La crescita economica come abbiamo affermato sopra è stata lenta anche in Ecuador e Cile. L’ondata di proteste in paesi come Bolivia, Colombia, Haiti, ecc. non si è placata, moltiplicandosi una dopo l’altra.

Le ragioni dello scoppio di proteste e rivolte in molti paesi dell’America Latina non sono le stesse, ma ci sono alcune ragioni comuni: una è che la maggior parte dei paesi persegue politiche economiche neoliberiste e la loro struttura economica è unica, causando la recessione economica.

In secondo luogo, in molti paesi dell’America Latina, le élite politiche e i partiti politici hanno scarse capacità di governare il paese e non possono far fronte alle sfide che devono affrontare. Le persone non hanno fiducia in essi.

Il terzo è che negli ultimi anni il divario tra ricchi e poveri è aumentato e la classe medio-bassa che è stata sollevata dalla povertà anni prima, è tornata alla povertà medesima.

Quarto: le persone hanno alcune richieste comuni, come opporsi all’aumento del costo della vita, alla privatizzazione dell’istruzione, dell’assistenza medica, dei servizi pubblici e della sicurezza sociale, per cui chiedono aumenti dei salari minimi e delle pensioni.

Quinto, negli ultimi anni è aumentato il fenomeno dell’intervento dei militari in politica come in Brasile, Bolivia, Uruguay, Venezuela ed altri.

Sesto: interferenza diretta o indiretta da parte dell’amministrazione Trump degli Stati Uniti.

La debole ripresa economica in America Latina è stata influenzata negativamente dalla situazione economica esterna e dai vincoli della struttura economica interna Nel 2015 e nel 2016 l’economia latinoamericana ha registrato una crescita negativa per due anni consecutivi. L’economia ha ripreso a crescere nel 2017, con un tasso di crescita dell’1,3% e dell’1,1% nel 2018.

Secondo un recente rapporto della Comisión Económica para América Latina y el Caribe del 12 novembre 2019, si registra la crescita più lenta del mondo per cinque anni consecutivi degli ultimi 70.

Nel 2019, l’economia brasiliana è cresciuta solo dello 0,8%, il Messico dello 0,2%, l’Argentina -3%, la Colombia 3,2%, il Perù 2,5%, il Cile 1,8%, Cuba 0,5% e il Venezuela -23%.

Nel 2019, il tasso di povertà è il più estremo in America Latina. Il terzo incontro del Foro de los Países de América Latina y el Caribe sobre el Desarrollo Sostenible como ejemplo de coordinación y seguimiento de la Agenda 2030 en la región, che si è tenuto a Santiago del Cile il 22-26 aprile 2019, ha sottolineato che la popolazione in povertà in America Latina e nei Caraibi è diminuita nei primi 15 anni di questo secolo, ma dal 2015 la povertà estrema in America Latina è aumentata.

Il 29 novembre 2019 la Cepal ha pubblicato il rapporto Panoramica sociale dell’America Latina 2019. Attualmente ci sono 191 milioni di poveri in America Latina, pari al 30,8% della popolazione totale: 72 milioni di persone in condizioni di estrema povertà, pari all’11,5%, e la popolazione malnutrita corrisponde a 42,5 milioni, pari al 6,6%.

Attualmente, i principali problemi sociali che l’America Latina deve affrontare per cui sono – come abbiamo già rilevato – aumento della disuguaglianza sociale, aumento della disoccupazione e violenza dilagante.

Da ciò si evince che le élite politiche e i partiti hanno scarse capacità di governare il Paese e non possono far fronte alle sfide che devono affrontare. Comunque si fanno alcuni passi in avanti.

In Messico il 1° dicembre 2018, Andrés Manuel López Obrador del Movimiento Regeneración Nacional (sinistra), si è insediato come presidente. Dopo più di un anno al potere, il presidente López si è impegnato a portare avanti la Cuarta Transformación (1. Indipendenza 1810-21, 2. Leyes de Reforma: sulla separazione fra la Chiesa e lo Stato, volute da Benito Juarez, 1858-61, 3. Rivoluzione 1910-1917).

Il 1° dicembre 2019, Lopez ha sottolineato nel suo discorso per il primo anniversario di aver ottenuto risultati notevoli nella lotta alla corruzione, aumentando il salario minimo e le pensioni, migliorando il benessere pubblico, l’austerità del governo e mantenendo bassa l’inflazione.

Ha riconosciuto che la crescita economica non ha raggiunto il livello desiderato, però il governo ha emesso una serie di piani per accelerare lo sviluppo economico e aumentare gli sforzi per reprimere i crimini di droga al fine di risolvere i problemi di sicurezza e violenza che deve affrontare.

I paesi dell’America Latina sono generalmente anche da importanti contraddizioni sociali. Oltre alla politica statunitense di divisione e disintegrazione, i paesi dell’America Latina sono chiaramente divisi in due campi su questioni come la crisi venezuelana, dopo le recenti elezioni del 6 dicembre 2020 che hanno visto vincere il Gran Polo Patriótico Simón Bolívar (69,34%, sinistra) sui filo statunitensi dell’autoproclamatosi (23 gennaio 2019) presidente Juan Guaidó di Alianza Democrática (18,76%).

Ci sono più di dieci paesi latinoamericani che riconoscono e sostengono l’autoproclamatosi presidente filostatunitense (Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Panama, Paraguay, Perù, Rep. Dominicana), mentre Argentina, Bolivia, Cuba, Dominica, Messico, Nicaragua, Saint Cristopher e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Trinidad e Tobago, Uruguay, riconoscono il presidente legittimo Nicolás Maduro Moros, forte anche della larghissima vittoria nelle consultazioni venezuelane di due mesi fa.

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