Primo evento ibrido per i big della difesa in vista di Expo Dubai. Idex non rappresenta solo il palcoscenico ideale per le esibizioni muscolari dei leader del settore o per le ambizioni governative. La fiera biennale è anche cartina di tornasole delle tensioni geopolitiche in corso

Abu Dhabi –  Chi l’avrebbe mai detto, ma alla fine i cancelli di Idex e Navdex 2021 si sono aperti ad Abu Dhabi, arricchendo l’appuntamento mediorientale più prestigioso nell’industria della Difesa e Sicurezza di un valore pionieristico, in un mondo non ancora al riparo dal Covid-19.

I big del settore, tra cui i campioni italiani Leonardo, Fincantieri, Elettronica, Iveco e le numerose aziende che fanno capo all’Aiad, si sono dati appuntamento nella capitale degli Emirati Arabi, in una prima mondiale per la modalità ibrida, vale a dire on line e in presenza, e in un ambiente “blindato” a prova di virus. Dal test Pcr negativo da esibire ad ogni ingresso, agli innumerevoli scanner termici e nebulizzatori disinfettanti, nulla è stato tralasciato nei 35mila metri quadri dell’esposizione, a cui si aggiungono le acque di Adnec Marina della capitale.

Un evento di cinque giornate, aperto ad oltre 70mila visitatori di tutto il mondo (tra cui 500 giornalisti accreditati anche in remoto), che intende far giurisprudenza in vista di Expo 2020 Dubai. E che rappresenta uno dei settori chiave della diversificazione economica locale anche rispetto alle stime circolate, a ridosso dell’evento, sui media locali, che ipotizzavano il volume d’affari pari a quello prodotto nel 2019, oltre 5,5 miliardi di dollari.

Risale a pochi giorni fa la notizia che il Brent ha superato la soglia dei 60 dollari al barile per la prima volta in un anno, ma nessuno da queste parti si abbandona ad un ottimismo che non sia motivato dai primi effetti della distribuzione vaccinale (che da queste parti ha già raggiunto 5,5 milioni di dosi), e dai tagli alla produzione di petrolio concordata da Opec. Al contrario, il debutto sulla scena di Idex di un partner strategico come il gruppo governativo Edge materializza le intenzioni del paese: produrre e vendere, in una terra tanto inadatta alle colture agricole quanto fertile per filiali e joint venture commerciali. Nato nel 2019, con un fatturato annuo combinato di 5 miliardi di dollari (già classificato dal SIPRI tra i primi 25 fornitori militari al mondo), Edge ha presentato in fiera i droni QX del sistema loitering, basati su sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale.

Ma il gioco si sta facendo duro nella Penisola Araba. È con il motto “Invest Saudi Arabia” che il Regno saudita ha appena dichiarato guerra, commerciale ovviamente, al principale hub economico della regione, l’emirato di Dubai. Il principe Bin Salman, infatti, ha dichiarato che dal 2024, le aziende che vogliano firmare contratti con le istituzioni saudite dovranno stabilire il proprio headquarter nel Regno. Difficile dire se la mossa sia davvero uno scacco matto alle riforme sociali appena varate negli Emirati (come la possibilità per coppie non sposate di convivere o la libertà nel consumo di alcolici), già fortemente attraenti per fisco e vita all’occidentale. Certo è che il faraonico stand dell’Arabia Saudita appare in linea con l’obiettivo di localizzare il budget della difesa al 50% entro il 2030, orizzonte temporale della Saudi Vision, investendo circa 20 miliardi di dollari entro il prossimo decennio.

Quanto all’Italia, Leonardo (13,8 miliardi di euro di ricavi nel 2019, uno dei maggiori player mondiali in aerospazio, difesa e sicurezza) è di casa negli Emirati, dove ha una branch commerciale e occupa una quota di mercato pari al 90% della flotta di elicotteri vip. In occasione di Expo 2020 Dubai, l’azienda, per altro sponsor del Padiglione Italia dove esporrà la trivella marziana di ExoMars e l’orologio atomico, fornirà un terminal elicotteristico dal concept innovativo, altamente eco-compatibile e modulare, dotato di lounge e aree commerciali, per il collegamento con l’Esposizione Universale. La costruzione del terminal è già in corso, ha fatto sapere l’azienda, che a Dubai illustrerà le caratteristiche del convertiplano AW609, velivolo con capacità di decollo e atterraggio di un elicottero e le prestazioni e il comfort di un aereo, destinato ad inaugurare una nuova era nei collegamenti tra città.

Leonardo, inoltre, è fornitore nella regione Mena anche di servizi di training nella Cyber Security. Proprio il Qatar, in cui l’azienda ha solide radici nella gestione del traffico e nella sorveglianza aerea, negli elicotteri, nei settori navale e per infrastrutture legate alla Coppa del Mondo Fifa 2022, l’ha scelto per la fornitura di un sistema di Cyber Range & Training per l’addestramento di operatori del settore. E al Qatar è legata anche Fincantieri, principale costruttore navale occidentale, che annovera tra i propri clienti i maggiori operatori crocieristici al mondo, la Marina Militare Italiana e la US Navy. Con una commessa del valore di 4 miliardi di euro circa, nel 2016 Fincantieri si è assicurata la fornitura all’emirato di sette navi di superficie di nuova generazione che sono prodotte nei cantieri navali del Muggiano (La Spezia).

Certo è che Idex non rappresenta solo il palcoscenico ideale per le esibizioni muscolari dei leader del settore o per le ambizioni governative. La fiera biennale è anche cartina di tornasole delle tensioni geopolitiche in corso. A pochi mesi dai Patti di Abramo, infatti, Israele avrebbe dovuto partecipare per la prima volta alla fiera di Abu Dhabi con un proprio stand. Che però è rimasto chiuso, poiché la delegazione israeliana non è mai partita dall’aeroporto di Ben Gurion, inattivo per misure anti Covid-19. Un impasse che però non avrebbe inficiato le opportunità commerciali tra i due paesi, ha precisato l’ufficio stampa di Idex, indicando che ben 64 aziende israeliane si sono accreditate on-line.

Sul fronte italiano, invece, a poche settimane dalla prima applicazione della legge n.185 del 1990 sull’export di armi, con cui il governo ha deciso di revocare le commesse ad Arabia Saudita e Emirati Arabi coalizzati nella guerra in Yemen, non è passata inosservata la partecipazione dell’Aiad. Membro di Confindustria, l’associazione accoglie la quasi totalità delle imprese nazionali di settore e trova in Medio Oriente un crocevia commerciale di capitale importanza. Con la sua presenza ad Abu Dhabi il messaggio dell’Aiad vuole essere chiaro: gli imprenditori ribadiscono l’affidabilità dell’apparato industriale nostrano nei confronti degli interlocutori mediorientali. “Vogliamo dimostrare che il nostro è un paese serio”, hanno precisato fonti interne, ricordando che l’azienda coinvolta nella vicenda, la Rwm Italia, ha annunciato ricorso contro il governo.

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