Macron ha chiesto a Biden di trovare una soluzione politica per rimuovere i dazi sulle esportazioni imposti dopo le sentenze Wto sugli aiuti di Stato, più favorevoli a Boeing che ad Airbus. Il presidente americano vuole ricucire con l’Europa dopo i danni fatti da Trump, ma ha già ribadito il “buy American”, e Boeing è in grande difficoltà tra Max e Covid. L’accordo forse si troverà, ma non subito. Il punto di Alegi, giornalista e storico

Il neo-presidente Joe Biden vorrà mettere fine alla guerra Boeing-Airbus sugli aiuti di Stato, rimuovendo i dazi sui prodotti europei imposti da Donald Trump? In fondo, smantellare gli aspetti più controversi del quadriennio del suo predecessore è quello che nelle prime settimane di governo ha già fatto più volte, cancellando il divieto di ingresso negli Usa da certi Paesi islamici, o riaprendo le Forze armate al personale transgender. È questo ragionamento, o uno molto simile, che deve aver spinto il presidente francese Emmanuel Macron a sollevare la questione Boeing-Airbus nella prima telefonata ufficiale con il nuovo inquilino della Casa Bianca.

Così almeno riferisce la Cnbc, perché nei readout ufficiali della telefonata, avvenuta due settimane fa, la questione Boeing-Airbus non compare. Il botta e risposta di cause davanti alla World trade organization (Wto) è iniziato nel 2004, quando i presidenti erano George W. Bush e Jacques Chirac, e si è concluso oltre 15 anni dopo con il riconoscimento del diritto di Stati Uniti e Unione europea a imporre dazi per 11,5 miliardi di dollari per compensare i danni subiti dagli aiuti di Stato riconosciuti illegali. Una cifra altissima, che aveva portato la Francia a chiedere subito una soluzione politica. Finora questa non si è trovata, e gli Stati Uniti hanno usato le decisioni Wto per colpire prodotti che non solo non c’entrano nulla con l’aerospazio (come i vini francesi), ma addirittura Paesi estranei alla contesa. Come l’Italia, che pur non essendo azionista di Airbus, è stata colpita in quanto membro dell’Ue, che era il soggetto che aveva presentato il ricorso contro gli Usa.

Che il problema dei dazi sia stato o meno sollevato con Biden è relativamente poco importante: una nota del ministero degli Esteri del 28 gennaio conferma che il ministro Bruno Le Maire ne ha parlato con la segretaria al Tesoro Janet Yellen. Secondo la Cnbc, Biden avrebbe preso nota della richiesta francese e detto che ne avrebbe parlato con i propri esperti: una risposta istituzionale, molto diversa nella forma da quella “di pancia” che avrebbe dato Trump, ma che in sostanza non lo impegna a fare nulla.

Tanto basta per ragionare sulla proposta francese e, soprattutto, sulla probabilità che gli Stati Uniti possano accettarla. Il primo punto è che la controversia ha poco a che vedere con le politiche protezioniste di Trump e molto con la sostanza della causa. Un dietrofront repentino sconfesserebbe la posizione da sempre tenuta dagli Usa e vanificherebbe gli sforzi fatti. Il secondo punto è che il 25 gennaio, appena cinque giorni dopo l’insediamento, Biden ha firmato un executive order (cioè un decreto) che rinforza il “buy American” per enti e organizzazioni statali. La protezione del mercato e dei lavoratori americani resterà dunque la stella polare anche della nuova amministrazione, cosa che peraltro incide anche sulle possibilità di esportazione delle nostre industrie aerospaziali, della difesa e della sicurezza.

Il terzo punto è la situazione oggettivamente difficile in cui si trova Boeing per un misto di passi falsi (come il Max) e di Covid-19. Tra blocco delle consegne dei Max e caduta di domanda di trasporto aereo e di nuovi aerei, il costruttore americano ha chiuso il 2020 con una perdita record di 11,9 miliardi di dollari. Boeing ha già dovuto prendere la durissima decisione di chiudere la linea 787 di Seattle per concentrare la produzione nel South Carolina, ha rinviato i programmi 777X e 737-Max 10 e non riesce a sciogliere la riserva sul New Mid-market Aircraft (NMA) che molti analisti ritengano debba lanciare al più presto. Già, ma con quali soldi?

In questo quadro, è facile pronosticare che la soluzione sarà lenta e difficile. Alla soluzione politica si lavorava già sotto l’amministrazione Trump, ha ricordato Marjorie Chorlin della US Chamber of Commere, senza però approdare a risultati concreti. Né aiuta la posizione di Airbus riportata dall’agenzia Reuters. Alle orecchie americane, dire che “Airbus sostiene tutte le azioni necessarie per creare regole di gioco uguali e continua a sostenere l’impegno Ue per trovare una composizione negoziata di questa lunga disputa ed evitare dazi dai quali tutti hanno da perdere”, suona come la richiesta di un colpo di spugna insostenibile per un Biden che ha una maggioranza risicata alla Camera e un Senato in pareggio.

Sull’altro piatto della bilancia sta il desiderio di migliorare i rapporti con l’Europa dopo il disastroso quadriennio Trump. Qualche speranza potrebbe venire dal Covid-19, che potrebbe spingere entrambe le parti a un accordo che consenta di sostenere il settore aeronautico civile. Gli Usa potrebbero però decidere di sostenere Boeing attraverso il segmento militare (come suggeriscono i contratti per il nuovo jet da addestramento avanzato, gli elicotteri per l’Usaf e persino l’acquisto di caccia F-15EX), lasciando Airbus, tradizionalmente sbilanciata sul civile, ad affrontare la tempesta.

Per risolvere la questione sul piano politico senza mettere in difficoltà Biden (e con lui Kamala Harris, già esplicitamente individuata come suo successore), la Francia dovrebbe probabilmente ingoiare l’orgoglio e ammettere il proprio torto. Questo darebbe alla Casa Bianca un successo di immagine, creando lo spazio per incontrarsi pragmaticamente a metà strada. Ma si tratta di una soluzione troppo razionale per essere accettabile da parte francese. Dall’altra parte. l’offensiva diplomatica francese sembra indicare che i dazi americani hanno colpito dove fa male e che, quindi, il coltello dalla parte del manico lo abbia Biden, che quindi non è molto incentivato a cercare con urgenza un compromesso. La guerra Boeing-Airbus continuerà.

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