Dopo la parziale messa fuori gioco delle finanziarie di Jack Ma, i competitor stanno riempiendo i vuoti lasciati dal gigante dei pagamenti. Ma applicando tassi su prestiti e transazioni ben più alti. E così famiglie e imprese cinesi rischiano il default

Mettere fuori gioco (o quasi) Alibaba e le sue finanziarie, avrà il suo prezzo per la Cina. Solo due settimane fa, al termine di un braccio di ferro durato mesi, le autorità cinesi e Ant, braccio finanziario del colosso fondato da Jack Ma, hanno raggiunto un accordo che ha come primo effetto la trasformazione della stessa Ant in una holding, sottoposta per questo a un più rigido controllo da parte del governo centrale. Operazione che nei fatti ha tolto ad Alibaba e le sue controllate il monopolio dei pagamenti (Alipay) e delle transazioni, aprendo un varco per numerosi competitor. E il problema è proprio questo.

La pressione regolatoria che le autorità cinesi hanno imposto su Jack Ma e il suo gruppo infatti, sta provocando una fuga dei clienti verso altre piattaforme che però applicano tassi d’interesse più elevati su transazioni e acquisti, aumentando il rischio di default di famiglie e imprese, che pagano di più rispetto a prima, pur di comprare o molto semplicemente chiedere credito al consumo, ovvero denaro finalizzato agli acquisti. E così, come scrive il Financial Times, in Cina sarebbe in atto una vera fuga verso piattaforme alternative che, non avendo le economie di scala di cui gode Ant/Alibaba, applicano tassi d’interesse più elevati.

Tutto questo in un momento in cui il rischio per il credito al consumo, anche a causa del Covid-19, si è innalzato, in particolare per le fasce di clienti più giovani. E soprattutto in un momento molto delicato per le famiglie e imprese del Dragone, che come raccontato da Formiche.net nei giorni scorsi, non riescono a rimborsare i prestiti concessi dalle piccole banche di territorio. Insomma, debito chiama debito. Basti pensare che dopo aver ceduto oltre 3 trilioni di yuan (465 miliardi di dollari) di prestiti incagliati lo scorso anno, le attività deteriorate in Cina hanno continuato a crescere, fino a 281,6 miliardi, anche se le autorità di regolamentazione hanno consentito una maggiore tolleranza sui prestiti per sostenere le aziende cinesi.

Tornando ad Alibaba e i suoi guai, lo stesso quotidiano inglese ha interpellato sei piattaforme di credito alternative, che hanno tutte segnalato un forte incremento dei tassi. La differenza tra i tassi applicati da Ant e quelli delle altre piattaforme di credito è infatti notevole, visto che la compagnia di Jack Ma applica tassi inferiori al 20 per cento annui mentre le altre in media tra il 25 e il 35 per cento. Un bel guaio per piccole imprese e famiglie.

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