Il presidente turco resterà deluso: pensava che l’amministrazione Biden continuasse a lasciargli campo libero nel Mediterraneo. E invece gli Usa su Cipro caldeggiano una soluzione solo nel quadro Onu e sugli S-400 invitano la Turchia a desistere

Sta accadendo qualcosa di significativo nelle politiche americane nel Mediterraneo. Il presidente turco, fino a un attimo prima dell’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, pensava che l’amministrazione dem continuasse a lasciargli campo libero nel mare nostrum. Uno spazio di manovra che gli ha consentito, fino ad ora, di essere soggetto protagonista in Siria, in Libia e che nell’ultimo anno lo ha visto pretendere sovranità su acque e isole di Grecia e Cipro, fuori da ogni logica di leggi e trattati internazionali. E invece il Dipartimento di Stato ha inviato due messaggi precisi alla voce Cipro e S-400.

CIPRO

Gli Usa su Cipro caldeggiano una soluzione solo nel solco del quadro Onu. Ovvero una base di lavoro che parta da una federazione bi-zonale e bi-comunale nel perimetro delle decisioni delle Nazioni Unite. Lo ha detto esplicitamente un portavoce del Dipartimento di Stato, commentando le dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan sulla divisione dell’isola. Erdogan era uscito per così dire dal quadro delle decisioni delle Nazioni Unite, sostenendo che l’unica opzione praticabile per Cipro fosse un modello a due stati. In questo modo avrebbe avuto una green card su quel gas che, invece, è oggetto di un accordo targato Forum Eastmed, l’Opec del gas con Egitto, Israele, Cipro, Grecia e Italia (e benedetto da Washington).

Erdogan ieri aveva anche minacciato il governo greco sul caso cipriota rivolgendosi al premier Mitsotakis con un’espressione senza precedenti: “Conoscerai i pazzi turchi. Se continui così, non ci siederemo allo stesso tavolo. I forti su cui facevi affidamento ti hanno lasciato”. Poche ore prima il premier greco aveva sottolineato l‘urgenza di porre fine al problema di Cipro, tramite una soluzione a due Stati che non potrebbe essere accettata solo da Atene e Nicosia, ma anche dall’Unione europea e dalla comunità internazionale. Quella stessa comunità internazionale a cui Atene non manca di inviare messaggi diplomatici nel solco di un nuovo status.

Si tiene infatti in queste ore nella capitale ellenica il primo incontro dei ministri degli Esteri del Forum dell’Amicizia (“Philia Forum”), con la partecipazione di Egitto, Emirati Arabi Uniti, Cipro, Bahrein, Arabia Saudita e Francia. L’obiettivo è promuovere e consolidare i legami multilaterali di amicizia e cooperazione nella più vasta regione che va dal Mediterraneo al Golfo, con una primizia: la presenza delle aree arabe del Mediterraneo, ma anche del Golfo, per la prima volta nello stesso format insieme agli Stati membri Ue.

S-400

La seconda mossa che da Washington si sta distendendo verso Ankara verte la grande questione del sistema missilistico russo, incompatibile con gli F-35. Gli Stati Uniti hanno rinnovato il loro invito alla Turchia a rinunciare al sistema di difesa aerea russo, respingendo una proposta di Ankara per risolvere la controversia. Il ministro della Difesa Hulusi Akar infatti aveva lanciato un amo, lasciando intendere la possibilità di una soluzione di compromesso in cui la Turchia non avrebbe schierato completamente gli S-400.

La risposta del Dipartimento di Stato però è stata netta: “La nostra politica nei confronti degli S-400 non è cambiata. Gli S-400 russi sono incompatibili con l’equipaggiamento Nato, minacciano la sicurezza della tecnologia NATO e non sono coerenti con gli impegni della Turchia come alleato della Nato”. Sul punto il neo segretario di Stato americano Antony Blinken dovrebbe spiegare personalmente al ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu perché gli Usa non torneranno indietro, forte di una doppia presenza nel governo americano che non farà sconti a Erdogan: Lloyd Austin, segretario alla Difesa e Brett McGurk, neo coordinatore per il Medio Oriente e il Nord Africa. Entrambi hanno in passato affrontato l’IS con il sostegno dei curdi, che Ankara ha combattuto in Siria. Soprattutto il secondo si è caratterizzato per una posizione netta verso Erdogan, definendolo un “autocrate”.

DIFESA

Come reagisce Erdogan? Annunciando un ambizioso programma spaziale, Prima la luna nel 2023. L’obiettivo è toccare la luna nel centenario della fondazione della repubblica turca. Un progetto dai costi molto elevati, che si affianca a quello che vede la costruzione di un porto spaziale turco e lo sviluppo di sofisticate tecnologie satellitari e meteorologiche. Il tutto mentre più della metà del Senato degli Stati Uniti esorta apertamente il presidente Biden ad aumentare la pressione su Erdogan per le violazioni dei diritti umani.

twitter@FDepalo

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