L’edizione russa della rivista dei gesuiti, diretta da padre Antonio Spadaro, viene lanciata a cinque anni dall’incontro più difficile e atteso, da molti ritenuto a lungo impossibile: quello tra il papa, Francesco, e il patriarca di Mosca, Kirill. Dopo coreano, giapponese e cinese, ora russo: l’attenzione a territori e popoli decisivi e complessi e che usano poco nella quotidianità le lingue occidentali è evidente

Dopo tante altre iniziative analoghe, verrà presentata oggi l’edizione russa de La Civiltà Cattolica e del nuovo sito.

La nuova pubblicazione affianca la più nota e importante edizione in lingue straniere, quella in cinese. Cosa succede? L’impressione è che chi sta offrendo una risposta alla nuova urgenza del mondo, quella dell’ascolto, sia La Civiltà Cattolica, che sta diventando sempre di più una pubblicazione internazionale.

Proprio nel suo 170esimo anno di vita la rivista dei gesuiti conta oggi edizioni in inglese, francese, giapponese, coreano, cinese, russo e presto tornerà quella in spagnolo. Sono pubblicazioni che ripropongono un’ampia selezione degli articoli già pubblicati sull’edizione italiana. Un’edizione che cambia.

L’edizione italiana infatti sempre più spesso ospita articoli di collaboratori assidui, gesuiti basati ad esempio in Oriente, come l’esperto del vasto mondo ex-sovietico, Vladimir Pachkov, una sorta di “antenna” de La Civiltà Cattolica in quel mondo poco conosciuto e così ricco di nuovi risvolti e problemi rimossi, che coinvolgono anche un Islam trascurato.

Una novità vera, non un’impressione: oggi è un fatto consolidato, che padre Spadaro ha presentato così nel 2018: “Dal mese di febbraio di quest’anno, oltre ai nomi dei gesuiti che fanno parte della redazione della rivista – quello che si chiama il nostro «Collegio degli Scrittori» –, in seconda di copertina appaiono pure quelli di alcuni «corrispondenti» e «collaboratori di redazione». Dei 190 articoli pubblicati nel corso del 2017, 70 sono stati scritti appositamente per la nostra rivista da 50 autori gesuiti di varie nazioni del mondo. Se la collaborazione di autori gesuiti con La Civiltà Cattolica è stata attiva da tempo, essa fino ad oggi è rimasta sostanzialmente spontanea ed estemporanea. Si è fatto anche ricorso alla traduzione di articoli scritti per altre riviste. Oggi invece si è avvertita l’esigenza di costituire un gruppo di gesuiti che, vivendo nei loro Paesi, siano uniti alla Civiltà Cattolica non solo da legami di amicizia e di collaborazione saltuaria o episodica, ma da una «missione», ricevuta dal proprio superiore, di scrivere con noi”.

Veniamo alle edizioni in lingue straniere. Qualche mese fa, presentando la novità, il direttore, padre Antonio Spadaro, annunciando l’edizione in giapponese, ha scritto: “L’edizione giapponese è varata nell’anno che celebra i 170 anni dalla fondazione de La Civiltà Cattolica, così come è avvenuto per l’edizione cinese nata lo scorso 20 aprile. Ricordiamo anche l’edizione coreana, già esistente dal 2017, come pure le edizioni in inglese e francese, che si affiancano a quella originaria in italiano. A breve sarà ripristinata l’edizione spagnola con varie novità. In un suo messaggio alla rivista papa Francesco proprio quest’anno ha scritto che dalle sue pagine si sentono salire le voci di tante frontiere che si ascoltano”. Frontiere che si ascoltano… Questa è la novità.

Cogliere la portata di questa novità passa necessariamente dalla valutazione da quella principale, l’edizione cinese, Paese decisivo per il mondo e per la Chiesa impegnata nella complessa attuazione dell’accordo provvisorio. L’idea che importanti motori di ricerca cinesi veicolino articoli sul Concilio Vaticano II, ad esempio, o su importanti allocuzioni papali è una novità, un servizio alla Chiesa in Cina, ma non solo questo.

Coreano, giapponese, cinese, ora russo: l’attenzione a territori e popoli decisivi e complessi e che usano poco nella quotidianità le lingue occidentali è evidente. Con il sistema delle “antenne” ci si possono aspettare poi più contributi su questi e altri mondi anche sull’edizione italiana, già ricca, ad esempio, di contributi cinesi e africani (colpisce un recente saggio sull’influsso africano sul cattolicesimo cinese) che colmano un vuoto impossibile da accettare per chi vive nella realtà odierna: ovviamente non soltanto per noi. Non si tratta però solo di incrociare argomenti e tematiche, ma anche prospettive e il volume sul cristianesimo in Cina di monsignor Aloysius Jin Luxian è un esempio importantissimo.

Ora arriva l’edizione in russo. Un’altra frontiera importantissima. Le difficoltà “occidentali” con Mosca non sono soltanto geopolitiche. Basti pensare che i martiri (spesso cristiani) dell’epoca buia sovietica sono tanti, ma in Russia ancora oggi sono poco ricordati. Forse la frequente vicinanza in tante città russe tra cattedrale e memoriale delle vittime della Seconda guerra mondiale, tantissime, aiuta a farsi un’idea della complessità.

L’edizione russa viene lanciata a cinque anni dall’incontro più difficile e atteso, da molti ritenuto a lungo impossibile: quello tra il papa, Francesco, e il patriarca di Mosca, Kirill. “La scelta dell’anniversario dell’incontro tra papa Francesco e il patriarca Kirill vuole sottolineare l’importanza di quell’episodio all’interno di un processo che resta in divenire, frutto di una lunga, paziente e delicata tessitura diplomatica, religiosa e politica. Ma soprattutto esso rappresenta un segno di speranza per gli uomini e le donne di buona volontà”. Scrive padre Antonio Spadaro nell’editoriale che inaugura l’edizione russa.

“Oggi i cristiani sono chiamati a incontrarsi e a superare qualunque ostacolo pur di tendersi la mano. Ciò che ha spinto Francesco e Kirill a incontrarsi sono state le sfide del mondo, le frontiere reali, i drammi del nostro tempo. I cavilli della tattica politica e delle opportunità non possono trattenere i leader cristiani da una stretta di mani”.

E dietro ogni stretta di mani c’è l’opportunità di una migliore comprensione. Il webinar di presentazione avrà luogo oggi nel primo pomeriggio.

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