A dispetto della scarsa presenza femminile tra i ministri, gran parte dei portavoce dell’esecutivo sono donne. Da Paola Ansuini a Raffaella Calandra, passando per Claudia Caputi, Alessandra Migliozzi, Chiara Muzzi e Manuela Perrone. Alle spalle tanta competenza dimostrata sul campo. L’opinione di Janina Landau, giornalista e co-autrice del libro #comunicatrici

Il governo Draghi, oltre al credito e alla fiducia di Europa, mercati e italiani stremati da un anno di pandemia e sacrifici, porta in dote una folta presenza di donne, soprattutto nella comunicazione istituzionale.

Se qualcuno ha avuto da ridire per lo scarso peso femminile nella compagine governativa (8 donne su 23 ministri), guardando alla comunicazione di ministri e premier, dovrà ricredersi. Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione, ha scelto per esempio la giornalista de Il Sole 24 ore Manuela Perrone per la cura della sua comunicazione e ufficio stampa. Enrico Giovannini, ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture ha scelto Claudia Caputi, già sua portavoce durante l’incarico al ministero del Lavoro, tra il 2013 e il 2014. Non è tutto.

Come noto, Paola Ansuini, capo della comunicazione di Bankitalia, affiancherà Mario Draghi, che a Via Nazionale era governatore quando già la Ansuini era a Palazzo Koch, a Palazzo Chigi. Anche Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia e oggi responsabile del Lavoro avrebbe deciso di puntare su una donna, Daniela Gentile, proveniente dalla comunicazione del Mediocredito Centrale, anche se non è ancora confermato.

Ancora donne e sempre provenienti da ambito economico. Chiara Muzzi sarà portavoce del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, dopo che in passato si è occupata dell’ex sottosegretaria al Mef, Maria Cecilia Guerra mentre, Alessandra Migliozzi rimarrà capo ufficio stampa all’Istruzione. Ufficiale, invece, il nome della responsabile della comunicazione della ministra della Giustizia, Marta Cartabia. Si tratta di Raffaella Calandra, inviata di Radio24-Il Sole 24 ore.

Formiche.net ha sentito il parere di Janina Landau, giornalista a capo della redazione romana di Class Cnbc, e che proprio con la Dragotto ha scritto un libro a quattro mani dedicato alla comunicazione femminile #comunicatrici (qui la gallery con le foto della presentazione). “La prevalenza di donne alla guida della comunicazione di molti dicasteri del governo e, in particolare, la scelta del premier Draghi di affidare la sua a Paola Ansuini, conferma l’elevato grado di competenza raggiunto dalle donne in questo campo”, spiega Landau.

D’altronde, “la comunicazione non ha una connotazione di genere. Come in ogni settore l’elemento distintivo deve essere il merito. E il merito ha sicuramente prevalso in queste scelte. Quando ho scritto insieme ad Antonella Dragotto il libro #comunicatrici, il nostro obiettivo principale era quello di far emergere quanto fosse complesso per una donna entrare nel mercato del lavoro, fare carriera, conciliare vita privata e professione ma anche testimoniare che con la tenacia e la preparazione ogni ostacolo si può superare con successo. Le nomine al femminile di queste ore lo confermano”.

Landau si sofferma anche sui grandi cambiamenti della comunicazione, imposti dalla pandemia e dall’assenza di eventi in presenza. “L’epidemia di Covid-19 non ha solo modificato le nostre vite ma anche il modo di relazionarci con gli altri. Quello che prima davamo per scontato oggi non lo è più. Una delle modifiche più sostanziali, ed evidenti, l’ha avuta la comunicazione. L’utilizzo sempre crescente dei social per veicolare i contenuti aziendali come istituzionali. Ed è cresciuto il ruolo della comunicazione interna, volta a raccontare i mutamenti in atto e a rassicurare dipendenti e stakeholder. Si è verificata un’accelerazione dei tempi di diffusione delle informazioni. In poche parole la comunicazione, in passato spesso chiamata ad un ruolo reattivo, tipo ‘spegnere gli incendi’ è diventata una parte integrante delle strategie di risposta alla crisi adottate da aziende e istituzioni”.

Un’ultima considerazione riguarda il futuro del Paese, in tema di genere. L’Italia, si sa, è sempre un metro indietro ai grandi cambiamenti globali, maggiore presenza femminile nelle istituzioni in primis. Ora però il governo Draghi potrebbe colmare il gap. “Nel suo intervento in parlamento il presidente Draghi ha posto l’accento sulla necessità di portate avanti iniziative a favore della parità di genere. Ci sono troppi gap da colmare: lavorativi, salariali, di rappresentanza”, spiega Landau.

“Secondo l’Ocse il divario tra tasso di occupazione maschile e femminile in Italia è troppo alto: oggi si attesta sui 18 punti.
Ancora oggi la gestione dei figli rappresenta una freno ai tassi di occupazione femminili. L’11,1% delle donne che ha avuto almeno un figlio nella vita non ha mai lavorato per prendersi cura dei figli, un valore decisamente superiore alla media europea (3,7%). Nel Mezzogiorno si arriva a una donna su cinque. In questa stessa area del Paese si registra anche la quota più alta di donne che dichiarano di non lavorare anche per altri motivi (12,1% rispetto al 6,3% della media italiana e al 4,2% della media europea). Bisogna agire con efficacia e rapidità per arginare questa drammatica situazione. Sono fiduciosa che il nuovo governo potrà dare risposte concrete in questo senso”.

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