Francia e Germania hanno riunito oggi il Consiglio congiunto di difesa e sicurezza. Con Macron e Merkel c’erano i ministri degli Esteri e della Difesa, tutti concentrati a preparare il prossimo Consiglio europeo che vede la Difesa comune in cima all’agenda. Ma sul caccia del futuro Fcas (e non solo) si registrano alcune difficoltà

L’asse franco-tedesco sulla difesa traballa, o meglio oscilla, tra la spinta ai grandi programmi comuni e la divergenza strategica su alcune questioni di fondo, dal rapporto con gli Stati Uniti all’export militare. È questo il quadro che emerge dalla riunione odierna del Consiglio franco-tedesco di difesa e sicurezza, presieduto in videoconferenza da Emmanuel Macron e Angela Merkel. Con loro anche i ministri di Esteri e Difesa, con l’obiettivo di rilanciare l’azione bilaterale e superare alcuni segnali di disallineamento sulla Difesa comune, dalla Pesco al caccia di sesta generazione.

VERSO IL CONSIGLIO EUROPEO

Al centro della riunione c’è stata la preparazione al Consiglio europeo convocato dal presidente Charles Michel il 25 e 26 febbraio. La prima parte del vertice sarà dedicata al contrasto alla pandemia, ma la seconda giornata sarà pressoché interamente dedicata alla Difesa comune, con l’obiettivo di dare una spinta alle diverse iniziative già approvate, a partire dai 7,9 miliardi di euro di cui sarà dotato il fondo Edf fino al 2027. Su questo Berlino e Parigi sembrano ben allineate (anche con l’Italia), desiderose di una Difesa europea ambiziosa e determinata, in grado di incentivare anche gli investimenti nazionali. La Francia ha tuttavia dimostrato spesso un maggiore attivismo, manifestando a tratti insofferenza per la volontà tedesca di un progetto inclusivo che potesse coinvolgere quanti più Paesi possibile.

QUELLA DIFFERENZA STRATEGICA

Di fondo, alcune distinzioni sull’approccio complessivo, già manifestate nel recente dibattito tra Macron e la ministra tedesca Annegret Kramp-Karrenbauer. A confronto ci sono la versione transalpina, radicale, secondo cui l’Europa dovrebbe essere indipendente dagli Usa, e quella più moderata, tedesca (e italiana), per cui l’idea di un’Ue senza Nato è “un’illusione”. Sembra averlo ribadito oggi la cancelliera Merkel: “Abbiamo bisogno di entrambe, della politica di difesa dell’Europa e della Nato”. Queste, ha aggiunto, “non sono una contro l’altra” e nel contesto della sovranità europea “dobbiamo stabilire quale intendiamo essere il compito europeo”. Pochi giorni fa, un rapporto del Parlamento francese sulla Pesco ha spiegato che “un’Europa sovrana in termini di difesa” sarebbe “sostenuta solo dalla Francia”. Secondo i parlamentari francesi che hanno redatto il rapporto, tra i principali responsabili della “lentezza” della cooperazione strutturata permanente ci sarebbe proprio la Germania.

OMBRE SULL’INTESA

D’altronde, nonostante l’allineamento sulla vicenda Navalny, non è dunque tutto oro ciò che luccica. Oggi, raccontando i preparativi per il vertice tra Macron e Merkel, il quotidiano tedesco Handelsblatt ha raccontato la “crisi” del progetto Fcas, il velivolo di sesta generazione su cui i due Paesi hanno rilanciato la propria intesa sulla Difesa da diversi anni, coinvolgendovi poi anche la Spagna. La crisi riguarderebbe la difficoltà ad accelerare gli investimenti per lo sviluppo, un nodo su cui più volte erano emerse difficoltà tra la determinazione di Parigi e la maggior cautela di Berlino (fronte Bundestag). Il tema è stato al centro del colloquio, mercoledì, tra Florence Parly e Annegret Kramp-Karrenbauer, arrivato a pochi giorni dall’invito dei capi di Stato maggiore delle Aeronautiche dei tre Paesi impegnati nel progetto a procedere con determinazione per avere un dimostratore in volo nel 2026.

TEMPI STRETTI

A tal proposito, un anno fa sono arrivati i primi contratti di sviluppo per 150 milioni di euro (Fase 1A), nell’ambito di una previsione di costi pari a 4 miliardi. Sono andati alle imprese coinvolte, a partire dalle capofila del progetto, la francese Dassault Aviation e il colosso Airbus. Ora l’attesa riguarda l’avvio della Fase 1B, quella in cui si definirà anche il ruolo dell’industria spagnola, un altro dei temi delicati che sono apparsi rallentare la tabella di marcia, vista la controversia iberica su chi dovesse guidare l’impegno, se Indra o Airbus. Secondo l’Handelsblatt, la prosecuzione dei finanziamenti è in difficoltà su “molti aspetti”, dal combat cloud ai radar, tanto da non consentire di avere un velivolo pronto quando le Forze armate dovranno sostituire Eurofighter e Rafale. Parly e Kramp-Karrenbauer avrebbero discusso “al lungo” della questione, senza tuttavia “trovare una soluzione”.

TRA ELICOTTERI E DRONI

È forse per questo che Parigi e Berlino provano a rilanciare la propria azione al massimo livello possibile. Parallelamente, procede l’impegno su altri dossier. Mentre la Francia prova l’allungo sul fronte elicotteristico (con diverse incognite sull’efficacia del tentativo), la Germania spinge per accelerare sull’EuroMale, altro grande progetto europeo a cui partecipa anche l’Italia (con Leonardo capofila insieme ad Airbus e Dassault), per avere un drone in servizio nel 2028. La Kramp-Karrenbauer ne ha parlato in un’intervista su N-tv, rivolgendosi però soprattutto al fronte interno. È vivace infatti il dibattito politico sulla dotazione del velivolo. Il governo di Berlino ha deciso di acquistare solo la versione disarmata, a differenza degli altri Paesi coinvolti. Akk ha detto di sperare “vivamente” che “nel futuro assumeremo decisioni in grado di chiarire come la protezione dei nostri militari valga anche da parte nostra l’armamento”. Oggi, dopo la videoconferenza con i francesi, la ministra ha detto che “Germania e Francia rafforzano la sovranità europea con l’EuroMale, il Fcas e l’Mgcs”, l’altro grande progetto bilaterale, relativo al carro armato di nuova generazione.

L’INTESA TRA MERKEL E BIDEN

A margine, c’è da registrare il ripristino di un’intesa tra Berlino e Washington, altro punto su cui è nota l’insofferenza di Parigi che invece lavora per un’Europa della Difesa autonoma dall’alleato d’oltreoceano. Oggi il portavoce del governo federale tedesco ha detto che la Germania ha accolto “con favore” la decisione dell’amministrazione Biden di congelare il piano di ritiro deciso da Donald Turmp (qui il focus). Su questo come su altri temi, Merkel era sembrata scommettere sulla vittoria di Biden. Nella telefonata del 25 gennaio scorso, i due hanno condiviso “il desiderio di approfondire le relazioni tra i due Paesi”.

E LA RUSSIA?

Eppure, sullo sfondo resta il rischio di frizione (già manifestatosi con Trump) sulle questioni energetiche. Nonostante la condanna ferma sull’espulsione da parte della Russia di diplomatici tedeschi, polacchi e svedesi legati al caso Navalny, Angela Merkel ha spiegato che è “necessario” dialogare con la Russia, e che il Nord Stream 2 non è in discussione. “Nonostante tutte le profonde differenze che vi sono tra Russia e Unione europea, è necessario rimanere in dialogo con Mosca su tante questioni geo-strategiche: a cominciare dalla Bielorussia, così come sulla Libia e Siria, temi sui quali abbiamo domande da porre; e poi c’è il dialogo sugli accordi sul disarmo, mentre anche per quanto riguarda l’Ucraina abbiamo visto pochi progressi negli ultimi mesi”.

Condividi tramite