L’arrivo di Perseverance su Marte sarà il primo passo dell’ambizioso programma Nasa-Esa per riportare sulla Terra alcuni campioni del suolo del Pianeta rosso. Ammartaggio previsto intorno alle 22 italiane, con cinque osservatori speciali a monitorare la delicata fase di discesa

È il giorno di Perseverance, il rover della Nasa pronto a ricercare tracce di vita passata sul Pianeta rosso. L’ammartaggio è previsto poco prima delle 22 ore italiane. Sarà accompagnato da una discreta suspense, considerando che il segnale per tornare a Terra ci metterà più di undici minuti. Tra l’altro, come dimostrò nel 2016 lo schianto di Schiaparelli, le operazioni di “entry, descent and landing” sono sempre molto complicate.

GLI OBIETTIVI DI PERSEVERANCE

I riflettori saranno tutti per il rover, che ha nel mirino il cratere Jezero. Con un carico superiore del 50% rispetto a quello portato nel 2012 da Curiosity (era la missione Mars Science Laboratory), avrà come compito principale la raccolta di alcuni campioni di polvere marziana, in vista della futura missione (targata Nasa-Esa) per il loro recupero e trasporto a Terra. Tra le novità della missione c’è anche Ingenuity, un piccolo drone-elicottero che dovrà testare la fattibilità del volo nell’atmosfera del Pianeta rosso.

UN NETWORK MARZIANO

A verificare il successo dell’ammartaggio ci sarà un vero e proprio team marziano, chiamato poi ad assicurare i contatti con Perseverance. Sono cinque, infatti, le sonde orbitanti coinvolte per il “Mars relay network”, già pronte ad aguzzare la vista (pardon, le antenne) per il nuovo arrivato: Mars Reconnaissance Orbiter (in orbita dal 2006), Maven (arrivata nel 2014) e la più esperte Mars Odyssey (2001) sono targate Nasa; mentre Mars Express (giunta nel 2003) e il Trace Gas Orbiter di ExoMars (2016) hanno il marchio Esa.

IL VIAGGIO

Il viaggio di Perseverance è iniziato a fine luglio, a bordo di un razzo Atlas V, il più grande vettore a disposizione degli Usa, partito dalla base spaziale di Cape Canaveral, in Florida. Dopo sette mesi e oltre 470 milioni di chilometri, Mars2020 arriva in orbita marziana, a una settimana di distanza da Amal (satellite degli Emirati Arabi) e della Tianwen-1, la prima missione interplanetaria della Cina, dotata di orbiter, lander e rover, capace di muoversi sulla superficie del Pianeta rosso per circa un mese. La coincidenza delle tre missioni è determinata dalla stretta finestra “utile” per Marce, concentrata ogni due anni in poco più di un mese, cioè quando il Pianeta rosso è più vicino alla Terra.

IL VALORE PER WASHINGTON

Nel complesso, per la missione Mars 2020, la Nasa ha già speso 2,4 miliardi di dollari e altri 300 milioni di dollari sono stati stanziati per il primo anno di operazioni di Perseverance. La missione inaugura inoltre per gli Stati Uniti la “new era for deep space exploration and development”, espressione con cui la Casa Bianca ha titolato il suo ultimo report per i programmi spaziali. Presentato a luglio, pochi giorni prima della partenza da Cape Canaveral, presenta i toni epici utili alla campagna di Trump. Oltre la propaganda, tuttavia, gli obiettivi delineati sono già condivisi dai democratici, che nella piattaforma approvata alla convention di agosto spiegano di voler sostenere la Nasa nei vari programmi di esplorazione dell’Universo.

LA PROSSIMA MISSIONE

Comprende anche il programma “Mars Sample Return”, sviluppato dalla Nasa in collaborazione con l’Esa, con l’ambizioso obiettivo di riportare sulla Terra (per la prima volta nella storia) dei campioni di suolo marziano, proprio quelli raccolti da Perseverance. Il rover dovrà infatti scavare e raccogliere materiali di Marte, inserirli in appositi contenitori e depositarli in luoghi strategici sul suolo. Nel 2026 sarà lanciata la seconda missione: il Sample retrieval lander (Srl) della Nasa arriverà sul Pianeta rosso insieme al Sample fetch rover (Sfr) dell’Esa e al Mars ascent vehicle (Mav). Il lander della Nasa dovrà recuperare i campioni di Perseverance, mentre il secondo dovrà metterli a bordo del Mav. Poi scatterà la tersa missione, prevista nel 2031, il lancio dell’Earth Return Orbiter (Ero) che “catturerà” la capsula in orbita marziana e rientrerà a Terra.

TRA COMUNICAZIONI…

Su tutto questo c’è anche la firma italiana. Lo scorso ottobre è infatti arrivata l’autorizzazione a procedere firmata da Airbus Defence and Space (prime contractor) e Thales Alenia Space per contribuire allo sviluppo dell’Ero, a cui la joint venture franco-italiana fornirà il sistema di comunicazione. Progetterà inoltre l’Orbit Insertion Module (Oim), fondamentale per permettere l’inserimento in orbita marziana. Dovrà poi assemblare e testare il modello di volo del satellite. La prima tranche del contratto vale 11 milioni di euro e coprirà le prime attività di sviluppo e progettazione, mentre il valore contrattuale globale è di circa 130 milioni di euro.

…  BRACCIA ROBOTICHE

Sul programma Mars Sample Return lavora anche Leonardo, che sempre a ottobre ha siglato un contratto con Airbus per la fase di studio avanzata del braccio robotico del Sample fetch rover (Sfr) targato Esa, e ottenuto dall’agenzia europea il finanziamento per proseguire lo studio del Sample transfer Arm (Sta) per il lander della Nasa. Entrambe le braccia si basano sull’esperienza maturata da Leonardo nella realizzazione dei modelli “Delian” e “Dexarm”, tuttora considerati standard di riferimento nel mercato spaziale europeo. E così, a Nerviano, l’azienda italiana sta progettando le due braccia, diverse tra loro: la prima, più piccola e agile, viaggerà con il rover; la seconda, più robusta (estendibile oltre i due metri) caricherà i campioni sul lander. Infine, si lavora sulla preparazione di ExoMars, la missione Esa in partenza il prossimo anno. La trivella che perforerà la superficie marziana fino a due metri di profondità sarà realizzata da Leonardo.

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