Il rapporto provvisorio di oggi è un allarme rosso per il pianeta. Mostra che i governi non sono neanche lontanamente vicini al livello di ambizione necessario per limitare il cambiamento climatico entro il 2030

Non ci siamo. Gli accordi di Parigi, strumento essenziale nella lotta ai cambiamenti climatici, al ritmo attuale sono destinati a restare solo un bell’esercizio di stile, sulla carta (speriamo almeno riciclata). L’Unfccc, l’agenzia dell’Onu per la lotta al cambiamento climatico, ha pubblicato infatti oggi un rapporto che evidenzia come le nazioni debbano necessariamente raddoppiare gli sforzi e presentare piani d’azione nazionali per il clima più forti e più ambiziosi nel 2021 se vogliono contribuire a limitare l’aumento della temperatura globale di 2° C rispetto all’era preindustriale, idealmente anzi di 1,5° C, entro la fine del secolo.

“Il 2021 è un anno decisivo per affrontare l’emergenza climatica globale. La scienza è chiara, per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5° C, dobbiamo ridurre le emissioni del 45% entro il 2030 dai livelli del 2010. Il rapporto provvisorio di oggi dell’Unfcc è un allarme rosso per il nostro pianeta. Mostra che i governi non sono neanche lontanamente vicini al livello di ambizione necessario per limitare il cambiamento climatico”.

E tutto questo proprio mentre, nota il segretario-generale dell’Onu Guterres, in tutto il mondo la green economy spinta dai piani di ripresa post pandemici detta ormai legge. Un peccato mortale. C’è ancora tempo, ma poco. E le evidenze di un cambio di passo da parte dei principali paesi coinvolti nella riduzione delle emissioni devono palesarsi ben prima della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite di novembre a Glasgow (Cop26), dove l’Italia avrà la co-presidenza insieme al Regno Unito e rappresenterà tutta l’Unione Europea.

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