Con una Enews il senatore di Rignano ha risposto a 5 domande sull’intervista al principe ereditario dell’Arabia Saudita bin Salman. Carlo Cottarelli, consulente del ministro Brunetta, propone una legge che vieti compensi per i parlamentari al di fuori dello stipendio

Cinque domande e cinque risposte. Matteo Renzi ha scelto di usare la sua Enews per rispondere alle sollecitazioni arrivate nel corso delle settimane sempre più insistenti sulla sua partecipazione agli eventi della fondazione Future Investment Initiative Institute (del cui advisory board è membro con un compenso fino a 80mila euro annui) di Riad, e sulla conversazione con il principe ereditario Mohammad bin Salman.

La videointervista di Renzi a Mbs era stata diffusa quando la crisi di governo era al suo apice (fine gennaio), e in quell’occasione l’ex presidente del Consiglio promise di rispondere alle domande che già in quei giorni emergevano, a crisi conclusa. Ed ecco le risposte, sebbene, scrive lo stesso Renzi sulla sua Enews, “io abbia già parlato in molti giornali e tv: dal Corriere della Sera a la Repubblica, da Carta Bianca a l’Aria che Tira. E all’estero abbia risposto alle domande della BBC, di SkyNews, di Channel4, de Le Monde, de El Pais, del Die Zeit, del Financial Times”.

Il senatore di Firenze spiega allora di svolgere fuori dall’Italia “attività previste dalla legge ricevendo un compenso sul quale pago le tasse in Italia. La mia dichiarazione dei redditi è pubblica”, aggiunge poi che né il Partito democratico quando era da lui gestito né attualmente Italia Viva “hanno mai ricevuto denari da governi stranieri o strutture ad essi collegati”.

E poi il nodo centrale: “È giusto intrattenere rapporti con un Paese come l’Arabia Saudita?”, si autodomanda Renzi. “Non solo è giusto, ma è anche necessario – scrive Renzi -. L’Arabia Saudita è un baluardo contro l’estremismo islamico ed è uno dei principali alleati dell’Occidente da decenni” E poi il riferimento al rapporto diffuso dalla Cia sull’uccisione del giornalista saudita.

“Anche in queste ore – segnate dalla dura polemica sulla vicenda Khashoggi – il Presidente Biden ha riaffermato la necessità di questa amicizia in una telefonata al Re Salman. Biden ha, tuttavia, ribadito la necessità di procedere con più determinazione sulla strada del rispetto dei diritti”. “Ho condannato già tre anni fa quel tragico evento”, scrive ancora Renzi. “Difendere i giornalisti in pericolo di vita è un dovere per tutti. Io l’ho fatto sempre, anche quando sono rimasto solo, come nel Consiglio Europeo del 2015, per i giornalisti turchi arrestati. Difendere la libertà dei giornalisti è un dovere, ovunque, dall’Arabia Saudita all’Iran, dalla Russia alla Turchia, dal Venezuela a Cuba, alla Cina”.

A difesa del senatore, colleghi di partito come la sottosegretaria Teresa Bellanova, che giudica la scelta di Renzi di tornare “punto per punto sulla sua partecipazione all’evento New Renaissance, in Arabia Saudita” come “la migliore risposta a chi lo accusa di volersi nascondere. Risponde delle sue azioni, idee e scelte: ancora una volta una lezione di coerenza”. Anche Augusto Minzolini, già parlamentare e giornalista di lungo corso, nel sottolineare l’errore di Renzi accentua però le contraddizioni del mondo della politica: “Dialogare con regime saudita, come Renzi, non è un vanto, ma in Italia mezza politica ha rapporti con la Cina senza diritti civili e dei misteri sull’epidemia. Un’altra metà con Putin, esempio di democrazia, o con l’Egitto che torturò Regeni, chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Carlo Cottarelli propone allora una soluzione, un passo in avanti per risolvere il problema: “Al di là dell’errore fatto da Renzi – ha scritto questa mattina su Twitter -, dovrebbe essere vietato per un parlamentare ricevere compensi per altre attività lavorative. I parlamentari devono lavorare a tempo pieno per il paese. Sono pagati (e bene) per questo”.

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