Un ricambio al vertice del sindacato nel segno della continuità, come nella migliore tradizione della Cisl. Il commento di Maurizio Sacconi, ex ministro del Lavoro

La Cisl, storica organizzazione dei lavoratori di ispirazione cristiana, ha avviato il percorso interno di sostituzione del suo segretario generale. Annamaria Furlan si è dimessa e ha proposto all’esecutivo del sindacato la successione di Luigi Sbarra, il suo “aggiunto”. Il voto unanime di questo organo fortemente rappresentativo dei territori e delle categorie lascia supporre un esito analogo del consiglio generale che entro un mese sarà convocato per la definitiva ratifica.

Si tratta evidentemente di un ricambio che si realizza nella continuità, come in fondo era accaduto, nonostante alcune polemiche, alla stessa Furlan rispetto a Bonanni e a quest’ultimo rispetto a Pezzotta. D’altronde la Cisl ha una identità così robusta da non tollerare forti discontinuità. Il ricambio è tuttavia occasione per un nuovo impulso alle politiche che caratterizzano un sindacato tanto radicato nei principi della tradizione nazionale quanto diffidente verso ogni approccio ideologico. L’obiettivo sarà ovviamente la crescita in un contesto così drammatico. La crescita della ricchezza e, contestualmente, quella dell’occupazione.

Ne saranno strumenti, per la Cisl, il criterio della sussidiarietà orizzontale e verticale, le azioni per la ricomposizione di una nazione profondamente divisa, lo sviluppo della partecipazione e del coinvolgimento dei lavoratori nella vita delle imprese. La sussidiarietà appartiene naturalmente ad una organizzazione che riconosce la centralità della persona in sé e nelle sue proiezioni relazionali. Ostile da sempre all’incursione della legge nelle relazioni di lavoro e al centralismo egualitario, la Cisl rifiuta una disciplina legislativa della rappresentatività dei corpi sociali e ne difende l’autonomia in una società aperta.

Solo attraverso gli accordi di prossimità il lavoratore riacquista un volto, incrementa la propria professionalità, partecipa del destino di una comunità d’impresa, ottiene una migliore remunerazione diretta e indiretta (attraverso prestazioni sociali) perché condivide i risultati ai quali ha concorso. E solo una tale evoluzione della contrattazione può concorrere al recupero dei molti territori che in Italia sono così profondamente separati dalle aree più forti. Relazioni di lavoro adattive ai diversi contesti possono attrarre investimenti e promuovere il dinamismo dei mercati del lavoro.

La partecipazione infine corrisponde ad una visione non necessariamente conflittuale delle relazioni di lavoro perché, in un tempo segnato da una straordinaria crisi pandemica e dal più grande salto tecnologico della storia umana, la crescita richiede collaborazione tra le parti. Luigi Sbarra ha accumulato l’esperienza necessaria per affrontare queste sfide partendo dal rafforzamento dei tratti identitari della sua organizzazione. Molte persone nell’accademia e nella ricerca sociale, nel terzo settore, nella stessa impresa sono interessate ad una organizzazione che si ponga quale riferimento culturale per tutti coloro che credono nella utilità del pensiero lungo. Senza il quale la prassi politica e sindacale brancolano nel buio.

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