Secondo l’agenzia Reuters ieri il governo avrebbe dato l’ok (con prescrizioni) all’ingresso in Satispay di Square e della cinese Tencent, già nel mirino di Trump

Il governo italiano avrebbe dato il via libera condizionato all’ingresso in Satispay, startup italiana specializzata nei pagamenti tramite app sul telefono, di Square, società del fondatore di Twitter Jack Dorsey, e di Tencent, colosso cinese già al centro delle tensioni tra Washington e Pechino, con l’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump che all’ultimo minuto aveva evitato a metà gennaio di inserirla nella black list di aziende presumibilmente possedute o controllate dall’esercito cinese. A rivelarlo è l’agenzia Reuters, che cita una fonte vicina al dossier secondo cui il Consiglio dei ministri di ieri ha autorizzato l’investimento con prescrizioni.

L’approvazione si è resa necessaria in virtù dei cosiddetti poteri speciali, che consentono all’esecutivo di bloccare o imporre restrizioni all’investimento in settori strategici. Square e Tencent investiranno ciascuno 15 milioni di euro e saranno affiancati da Tim Ventures del gruppo Telecom Italia e LGT Lightstone, con 20 milioni ciascuno, scrive l’agenzia.

Satispay ha annunciato a novembre l’arrivo di nuovi investitori attraverso l’emissione di nuove azioni per 68 milioni di euro e l’acquisto di una quota di minoranza da azionisti esistenti per 25 milioni. La società ha una valutazione post aumento di 248 milioni di euro, conclude Reuters.

Proprio oggi il Financial Times sottolineava come lo sviluppo del settore fintech, in cui l’Italia è tra i Paesi più indietro d’Europa, sarà un punto cardine del programma del governo guidato da Mario Draghi. Il quotidiano londinese evidenziava come nel suo primo intervento al Parlamento l’ex presidente della Banca centrale europea “si sia impegnato a investire una larga fetta del Recovery Fund nello sviluppo delle infrastrutture digitali e in tecnologia”. “Sebbene il ministro dell’Innovazione Vittorio Colao debba ancora rendere noti i dettagli dei suoi piani sul fronte della transizione digitale”, aggiunge il Financial Times, “è probabile che si concentri sull’accesso a internet ad alta velocità e sugli incentivi all’uso del pagamento elettronico: un settore quest’ultimo che continua però a fronteggiare molti ostacoli malgrado il supporto normativo e la legislazione favorevole”. A tal proposito il quotidiano finanziario citava uno studio della società di consulenza Pwc secondo cui delle 278 aziende italiane attive nel settore del fintech solo 37 hanno un giro d’affari annuale di 1 milione di euro con il 70% di quest’ultime che impiega meno di 10 persone.

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