Una mossa in avanti dell’Ue per promuovere la coreografia attorno ai dialoghi sul nucleare con l’Iran. Gli Stati Uniti pronti a negoziati usando la piattaforma diplomatica che già l’Europa aveva costruito nel corso delle trattative che hanno creato il Jcpoa, ricorda Annalisa Perteghella, Iran Desk dell’Ispi, a Formiche.net

Dall’Unione europea arriva una mossa importante per far ripartire il dialogo sull’Iran a meno di una settimana dall’inizio del provvedimento con cui Teheran bloccherà le ispezioni a sorpresa dell’Agenzia atomica e commetterà un’altra, importante violazione al Jcpoa – l’accordo sul programma nucleare del 2015, entrato in fase di lento smottamento dopo l’uscita trumpiana del 2018.

Il messaggio arriva dallo European External Action Service (Eeas), l’agenzia di politica estera dell’Ue guidata dall’Alto commissario Josep Borrel. La proposta di ospitare talks diplomatici sul dossier da parte di Bruxelles, convocando i membri del 5+1 – il formato diplomatico composto dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, dalla Germania e dall’Iran, appunto. La notizia è che a questi colloqui sono stati invitati gli Stati Uniti, che hanno – seguendo una volontà più volte espressa dal presidente Joe Biden – accettato il dialogo.

È interessante e importante ricostruire alcuni passaggi che hanno portato a questo punto. Nei giorni scorsi il delegato speciale statunitense per l’Iran, Robert Malley, ha avuto contatti ampi, con gli alleati, con la Cina e con i vettori diplomatici di collegamento – Iran e Oman – che gli Usa utilizzano per parlare in via indiretta con Teheran (perché attualmente non ci sono interlocuzioni dirette). Poi giovedì 18 febbraio, il segretario di Stato americano. Anthony Blinken, ha partecipato a una videocall con gli omologhi di Francia Germania e Regno Unito, i cosiddetti E3 del sistema negoziale attorno al Jcpoa, e ha annunciato la disponibilità di Washington a entrare in nuove discussioni con Teheran.

È stata la seconda interlocuzione di questo tipo tra alti funzionari di Usa e Ue nelle ultime settimane. Il comunicato stampa congiunto diffuso dopo la riunione è largo: si parla del sostegno alla Iaea (e della volontà di impedire la violazione al protocollo addizionale che riguarda le visite degli ispettori), della richiesta del ritorno iraniano alla compliance, di coordinamento multilaterale, di diritti umani. Si parla anche della possibilità di dialogare sui missili balistici e sulle politiche regionali iraniane, che però sono argomenti di proiezione successiva e per ora legati a una questione più che altro di postura politica.

La stessa posturing che sembra aver assunto il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, che è uno degli ideatori del Jcpoa, quando ha reagito al comunicato E3+Usa dichiarando che “invece di imporre all’Iran, devono rispettare i propri impegni e chiedere la fine dell’eredità di Trump e del terrorismo economico contro l’Iran”, criticando la posizione degli europei. Nella serata di giovedì è arrivato il tocco conclusivo di questa fase, quando Enrique Mora, il vice segretario generale dell’Eeas, ha annunciato su Twitter che l’Unione europea ospiterà tutti gli attori del Jcpoa, compresi gli Stati Uniti, a un tavolo di dialogo per far ripartire in negoziati.

Secondo Annalisa Perteghella, Iran Desk dell’Ispi, si tratta di quella “coreografia” che aveva chiesto Zarif stesso durante un’intervista alla CNN di inizio mese. “Se gli Stati Uniti si sono detti pronti ad accettare l’invito, è presumibile che già la prossima settimana succederà qualcosa, ed è grazie alla piattaforma offerta dall’Ue, come già successo in occasione del Jcpoa, che si va verso una qualche concretizzazione”, dice Perteghella a Formiche.net.

“Gli Stati Uniti accetterebbero l’invito dell’Alto rappresentante dell’Unione europea a partecipare a una riunione del 5 + 1 e l’Iran per discutere una via diplomatica sul programma nucleare iraniano”, ha inoltre commentato il portavoce del dipartimento di Stato dando ulteriore spin al giro diplomatico in atto. L’Unione europea ha aspettato Washington, ed evidentemente dai colloqui di Malley e da quelli di Blinken è arrivata quella disponibilità a mosse diplomatiche in avanti, riproponendosi come hub per il dialogo – ruolo di ponte tra due attori che di fatto non si parlano, Usa e Iran, che è comodo per tutti.

“L’Europa recupera in corner il proprio ruolo, dopo aver atteso la disponibilità degli Stati Uniti – aggiunge Perteghella – secondo una politica attendista che era passata recentemente per dichiarazioni abbastanza dure fatte da Francia e Germania, ma non aveva avuto sviluppi”. Alla prova dei fatti, mentre si parla di sovranità europea e autonomia strategica l’Unione europea ha dimostrato che “era difficile muoversi senza aspettare Biden, ma d’altronde sappiamo che se restano le sanzioni non succede nulla”.

È possibile che Biden già nella Security Conference di Monaco di questo weekend – giorni in cui il direttore della Iaea è a Teheran forse per concordare meccanismi informali di cui ha accennato su queste colonne Abdolrasool Divsallar (MEDirections)– potrebbe fare un annuncio sulla volontà di tornare all’interno del Jcpoa. Un annuncio di intenti, non un passaggio formale, pensato anche per rassicurare il governo iraniano.

L’Iran ha l’obiettivo di farsi sollevare le sanzioni con una scadenza temporale precisa, ossia alle elezioni di giugno – quando il gruppo politico del presidente Rouhani dovrà usare gli effetti del Jcpoa come arma positiva in campo elettorale.

Quello che resta è il problema del primo passo. Biden e l’Iran hanno priorità diverse, ha sottolineato Aniseh Bassiri Tabrizi (Rusi). La Casa Bianca ha manifestato già intenzioni positive (nelle dichiarazioni e nei fatti, come per esempio le mosse sullo Yemen e la nomina stessa di Malley, un esperto che ha contribuito a costruire l’accordo del 2015), ma ha anche questioni di politica interna più stringenti da gestire.

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