Piano economico verso il 2035, stretta su Hong Kong e non solo. Tutti i temi delle Due Sessioni del Partito comunista cinese. Con una certezza: i rapporti con gli Usa non cambieranno molto, anzi…

Al via le “Due Sessioni”, l’appuntamento legislativo più importante dell’intero anno in Cina. La prima, la Conferenza politica consultiva del popolo cinese, è iniziata oggi. La seconda, l’Assemblea nazionale del popolo inizierà domani.

Ecco i temi in cima all’agenda: ripresa economica (e autosufficienza), sfida con gli Stati Uniti e crisi vicine – da Taiwan al Myanmar passando per Hong Kong, su cui la Conferenza si esprimerà evitando riferimenti a “Un paese, due sistemi” per dimostrare la volontà di controllo totale sul Porto profumato. Il tutto all’insegna della “rinascita nazionale” promossa e promessa dal leader Xi Jinping in occasione dei 100 anni (a luglio) dalla fondazione del Partito comunista.

Si parlerà soprattutto di economia. Come ha spiegato Giulia Sciorati dell’Ispi,  “nonostante la pandemia, l’ambizioso obiettivo per il 2021” che Xi aveva imposto al Paese “è stato infatti decretato come raggiunto. Ridefinito all’interno della strategia xiista dei ‘Quattro Onnicomprensivi’, si tratta dell’instaurazione di una ‘Società moderatamente prospera’, un concetto che, in termini operativi, la leadership ha tradotto come il raddoppiamento del reddito pro-capite del 2010”.

In breve, continua Sciorati, “l’idea su cui si basa la società Xiaokang è che la prosperità che deriva dalla crescita economica debba essere ampiamente distribuita. Non solo la società moderatamente prospera, quindi, si inserisce negli sforzi della leadership per colmare il divario economico tra la Cina orientale e quella occidentale, tra le città e le campagne, ma rappresenta anche un esempio da manuale di come le autorità politiche facciano propri i concetti del pensiero tradizionale cinese per legittimare le scelte di policy”.

Come si muoverà la Cina nei prossimi 15 anni sarà un altro tema fondamentale. È la cosiddetta strategia 2035, con il leader Xi che spera di raddoppiare entro quell’anno la dimensione dell’economia del Paese. Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi, spiega Sciorati, “le tecnologie continueranno a svolgere un ruolo di primo piano. Pechino, tuttavia, potrebbe scegliere di non essere così ‘trasparente’ come lo era stata in passato e non rendere pubbliche le proprie ambizioni per questo settore. I piani ‘Made in China 2025’ e ‘Diecimila Talenti’, infatti, avevano contribuito a degenerare la competizione con gli Stati Uniti, minacciati dal tentativo di Pechino di diventare una potenza tecnologica mondiale autosufficiente. Sebbene il fine sia già di dominio pubblico, i mezzi, d’ora in avanti, potrebbero rimanere chiusi tra le mura della Casa Bianca cinese, Zhongnanhai”.

In particolare sul dossier tecnologia, come sottolinea il Washington Post, “l’ex presidente Donald Trump può aver lasciato il potere, ma i leader cinesi sono convinti che le relazioni con gli Stati Uniti siano cambiate in modo permanente e che le sanzioni alle esportazioni dell’amministrazione Trump che hanno paralizzato Huawei hanno insegnato loro una lezione sulla dipendenza tecnologica”. Per questo, “Pechino potrebbe subire pressioni continue” visto la linea dura che il nuovo presidente Joe Biden sembra deciso a imporre sulle aziende cinesi.

Condividi tramite