Il deficit di liquidità rimane uno dei problemi cruciali delle aziende italiane. Sono 32mila le aziende in deficit di liquidità per un fabbisogno complessivo di circa 17 miliardi di euro, nonostante gli aiuti stanziati dal governo. E bisognerà affrontare nel prossimo settembre l’entrata in vigore delle nuove norme sulla crisi d’impresa e dell’insolvenza

Alla Commissione Finanze della Camera Alessio De Vincenzo, capo del Servizio stabilità finanziaria della Banca d’Italia, ha reso noto che nonostante gli interventi messi in campo dal governo, ci sono ancora 32mila aziende in deficit di liquidità, per un fabbisogno complessivo di circa 17 miliardi di euro e che senza quegli aiuti la situazione avrebbe visto 142mila aziende in deficit per ben 48 miliardi di fabbisogno.

Dunque è necessario che le misure di sostegno vadano ancora mantenute ed anche incrementate perché sono in crescita le insolvenze ed anche perché bisognerà affrontare nel prossimo settembre l’entrata in vigore delle nuove norme sulla crisi d’impresa e dell’insolvenza. E si prevede che allora potrebbero scattare almeno 13mila segnalazione di aziende in difficoltà agli Organismi di composizione delle crisi (Ocri) istituiti presso le Camere di Commercio.

Bisogna quindi “intervenire oggi – ha continuato De Vincenzo – sfruttando anche l’opportunità del Next Generation Eu, per agevolare quanto più possibile la patrimonializzazione delle imprese, la raccolta di capitale direttamente sui mercati, la diversificazione delle fonti di finanziamento”, predisponendo altresì incentivi fiscali per indirizzarvi il risparmio privato (i Pir), quello di investitori come i fondi pensione, spingendo alla quotazione le Pmi sull’Alternative Investment Market (Aim) di Borsa Italiana.

L’Italia sta cercando di avviare un programma che leghi il risparmio dei suoi cittadini al credito ed agli investimenti. Ma la nuova regolamentazione relativa ai Pir Alternativi non ha prodotto grandi risultati e neppure gli Eltif (European Long-Term Investment Funds) che vanno oltre 5 anni di durata.

Risultano infatti partiti nella Unione europea soli 28 fondi, per un importo inferiore ai 2 miliardi di euro. Secondo stime, invece, gli Eltif Italia potrebbero generare fino a 8 miliardi di masse gestite entro sette anni, se accompagnate da semplificazioni fiscali e ad appositi incentivi che potrebbero accelerare la diffusione di questi fondi presso gli investitori istituzionali e retail, offrendo in tal modo una nuova fonte di finanziamento a lungo termine alle aziende.

Gli Eltif insieme agli altri prodotti finanziari che legano il risparmio delle famiglie allo sviluppo dell’Europa mai come oggi sono necessari per contribuire al rilancio delle economie del Vecchio continente. Ma per fare in modo che con questi strumenti nascano nuovi investimenti nella economia reale, occorrerà creare specifici prodotti finanziari trasparenti e capaci di tutelare sempre sia ogni piccolo che grande risparmiatore.

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