La pandemia ha reso più fragili i sistemi industriali e finanziari e più aggressivi i predoni stranieri, sempre pronti a incursioni corsare sugli asset strategici italiani. Un monito che il governo non deve ignorare

Occhio all’asset. Strategico. La relazione 2020 dell’Intelligence italiana (qui il testo integrale) ricorda ancora una volta alla politica italiana che il patrimonio finanziario e industriale va protetto dai predoni stranieri, soprattutto in tempi di pandemia e di grandi cambiamenti globali. L’incipit del capitolo dedicato alla tutela e alla sicurezza del nostro capitale industriale, è chiaro.

“I profondi e inattesi sconvolgimenti dell’economia globale del 2020 hanno costituito un catalizzatore del rischio per il Sistema Paese. Le realtà produttive nazionali si sono dovute misurare con la contrazione non solo della domanda interna, ma anche di quella estera e con le conseguenti difficoltà di carattere finanziario, che sono andate a sommarsi alle sfide epocali derivanti dal rapido mutamento tecnologico e dalla crescente concorrenza internazionale”, si legge nel documento dei Servizi.

“In questo senso”, avverte l’Intelligence, “la crisi sanitaria ha messo in luce in modo ancora più marcato la postura aggressiva di attori esteri, determinati a conseguire posizioni di leadership commerciale e tecnologica in aderenza ad obiettivi ed indirizzi di carattere geopolitico. Tali sviluppi sono andati profilando un aumento del rischio di azioni di tipo predatorio-speculativo in direzione degli assetti proprietari di imprese che, pur dotate di un patrimonio di know how produttivo e di un portafoglio clienti significativo, hanno conosciuto una prolungata fase di difficoltà connessa alle conseguenze economiche della pandemia. Una vulnerabilità tanto più pronunciata per le aziende di piccole e medie dimensioni, anche con riguardo alla loro capacità di proiezione sui mercati esteri, in presenza, oltretutto, di player stranieri non sempre vincolati a condizioni di leale concorrenza”.

Di qui, una prima conclusione: la congiuntura ha reso più concreto il pericolo che attori esteri, favoriti anche dall’accesso a forme di finanziamento con finalità extraeconomiche, “si ponessero quali acquirenti di asset pregiati in Italia, con prospettive di spostamento dei centri decisionali e produttivi al di fuori dei nostri confini e/o di perdita di know how, a detrimento della competitività del tessuto economico nazionale”. Di qui un richiamo alla normativa sul Golden power, i poteri speciali con cui blindare le aziende strategiche.

L’Intelligence “ha intensificato l’azione di ricerca e d’analisi a supporto del decisore politico, anche ai fini dell’esercizio dei poteri speciali e dell’implementazione della normativa di riferimento, il cui ambito di applicazione è stato ulteriormente esteso, nel 2020, proprio per garantire una maggiore protezione dell’economia nazionale. A fronte dell’emergenza pandemica, un particolare focus informativo si è concentrato sulla filiera sanitaria, sia per quanto concerne il monitoraggio degli impatti della pandemia a livello internazionale e le conseguenti ricadute negative per gli interessi industriali e scienti ci dell’Italia, sia con riferimento alle possibili ingerenze estere in danno di strutture sanitarie ed emergenziali, centri di ricerca e aziende di settore”.

Ovviamente, il grosso dell’allerta, riguarda il settore bancario-assicurativo, sui lo stesso Copasir (il Comitato per la sicurezza della Repubblica), ha svolto un’indagine nei mesi passati. “Particolare attenzione è stata rivolta alla tutela degli attivi di rilevanza strategica nel settore finanziario, creditizio e assicurativo, in quello del trattamento e dell’archiviazione dei dati, nonché dell’accesso e controllo di dati e informazioni sensibili, avendo a mente l’esigenza di adeguare le strategie di risposta all’evoluzione della minaccia, richiamata anche dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica nella Relazione del 12 dicembre 2019”.

Proprio sulle banche, “il sistema bancario ha dovuto – e deve tuttora – misurarsi con la recessione economica connessa all’emergenza sanitaria mondiale e con la paventata prospettiva di un impatto della crisi, anche prolungato, su corsi azionari, insolvenze e redditività degli istituti bancari. In aderenza agli indirizzi del governo, nonché in sintonia con le valutazioni espresse dal Copasir in novembre, a valle delle audizioni, l’interesse informativo si è appuntato, tra l’altro, su talune progettualità estere suscettibili di ricadute anche sugli equilibri di finanziamento del debito pubblico italiano e sulle policy di erogazione di crediti alle nostre imprese. Ciò in quanto eventuali acquisizioni di player nazionali da parte di attori stranieri potrebbero determinare una vendita di titoli pubblici italiani e una contrazione dei finanziamenti a favore di aziende nazionali, con grave nocumento per il nostro sistema economico”.

Un altro fronte caldo, le telecomunicazioni, “anche in ragione delle profonde trasformazioni tecnologiche e organizzative connesse all’introduzione della tecnologia 5G e al loro impatto sul sistema infrastrutturale nazionale. In tale scenario, le risultanze della ricerca hanno fatto emergere le articolate strategie di attori esteri interessati a penetrare e consolidare la propria presenza nel mercato italiano”.

E ancora, “nel contesto delle attività svolte a tutela degli assetti produttivi del Paese, mirato impegno informativo è stato riservato a quei settori capaci di svolgere una funzione di volano per l’intero sistema, tra cui meccanica/meccatronica, automotive, biotech e made in Italy, in grado di valorizzare i risultati della ricerca (di base e applicata), il patrimonio di conoscenze e il capitale reputazionale del Paese. In questi ambiti, sono emersi tentativi di sottrazione di know how strategico, anche attraverso mirate acquisizioni, e rischi di compromissione della catena del valore per quel che attiene alle forniture di prodotti industriali di base”.

 

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