Se la rimozione della gigantesca nave Ever Given impiega ancora qualche giorno, la catena di rifornimento globale potrebbe subire disagi significativi, provocando l’aumento dei prezzi di tutto quello che troviamo in negozio, dalla birra ai prodotti elettronici. Mentre circumnavigare l’Africa rischia di far finire le navi in balia dei pirati

 

Una nave grande quanto l’Empire State Building sta ancora bloccando il Canale di Suez, una delle principali arterie economiche del mondo, da dove passa circa il 12% del commercio internazionale. E la questione riguarda i consumatori di tutto il mondo.

Da martedì l’Ever Given, capace di trasportare più di 20.000 container, sta impedendo il passaggio di circa 50 navi da carico al giorno, un valore di circa 9,5 miliardi di dollari ogni 24 ore. Secondo i calcoli di Lloyd’s List, dal Canale ogni giorno circa 5 miliardi di dollari viaggiano verso l’ovest e altri 4,5 miliardi di dollari verso l’est.

Gli effetti economici del blocco del Canale di Suez sono tanti e immediati, come ha spiegato Davide Tabarelli a Formiche.net. Dal gas al petrolio, la tendenza è al rialzo, proprio nel momento in cui nel mondo si è rimessa in moto la domanda, dopo un 2020 catastrofico a causa della pandemia.

Tuttavia, se la vicenda non si risolve a breve, i disagi potrebbero essere tremendi, travolgendo i consumatori di ogni paese, ma soprattutto europei. Niels Madsen, vicepresidente di prodotti e operazioni di Sea-Intelligence, ha spiegato all’agenzia Reuters che se l’Ever Given resta ferma dov’è per 48 ore, “l’impatto si limiterà ad un peggioramento graduale dei ritardi delle navi che già ci sono”. Se, invece, il Canale di Suez rimane intasato “altri 3-5 giorni, allora ci saranno effetti globali molto seri”.

Per Theo Leggett, corrispondente economico della Bbc, lo scenario di un blocco che si prolunga nel tempo è un vero incubo. Ian Woods, avvocato esperto di commercio marittimo dello studio legale Clyde & Co, ha spiegato all’Nbc che “nelle altre navi ci sono prodotti che valgono centinaia di milioni di dollari, se non si sblocca il canale rapidamente dovranno cercare altre rotte, il che significa più combustibile, forniture mancanti e spese maggiorate che ricadranno sui consumatori”. In pratica, i prezzi degli articoli che acquistiamo al supermercato potrebbero subire un aumento significativo.

Anche il Wall Street Journal lancia l’allarme sull’emergenza: “La gigantesca nave bloccata nel Canale di Suez potrebbe influire sulla fornitura di prodotti di largo consumo”. Gli esperti temono un effetto a catena sulle industrie a livello globale. Il ritardo nella spedizione delle merci potrebbe colpire i rifornimenti di cibo, mobili, vestiti, scarpe, attrezzi ginnici, elettronica, parti di automobili e tappeti, tra molte altre cose.

Mentre l’olandese Heineken sostiene di avere la situazione sotto controllo, grazie alle riserve di emergenza, la Ducati avverte i suoi clienti asiatici che le moto difficilmente arriveranno in tempo. L’Apple, che in passato si era attrezzata con un sistema di trasporto sui voli commerciali, con la pandemia ha dovuto fare più affidamento alle navi, per cui ora il blocco potrebbe colpire indirettamente la produzione di iPhone.

Le difficoltà di rifornimento si presenteranno soprattutto per chi non ha scorte di sicurezza. Glenn Koepke, vicepresidente senior della società di software logistico FourKites ha detto al WSJ che, in genere, “gli acquirenti pianificano almeno 2-5 giorni di riserva di sicurezza per il trasporto marittimo in entrata, a causa di ritardi che possono verificarsi all’origine o durante il processo di sdoganamento”. E anche lui avverte che se il canale si liberà a breve, l’impatto sui consumatori sarà impercettibile. Se invece la nave resta bloccata per una settimana o di più, “le implicazioni saranno enormi”. E, siccome il Canale di Suez è utilizzato principalmente per il traffico dall’Asia all’Europa, sarà il mercato europeo di beni di consumo e di rivenditori a risentire più fortemente gli effetti.

I manager di alcune aziende stanno valutando i costi dell’attesa della riapertura, in confronto ai costi di cercare nuove rotte di spedizioni e trasporto. Molte compagnie di navigazione valutano in queste ore la possibilità di fare una deviazione circumnavigando l’Africa. La rotta del Capo di Buona Speranza è notevolmente più lunga, e richiede più carburante. Sembra essere la soluzione più fattibile se continua il blocco, ma comporta molti più rischi per la sicurezza.

Ecco un grafico illustrativo del WSJ

Secondo il Financial Times, le compagnie di navigazione hanno contattato la Marina degli Stati Uniti per avere un feedback sulla regione africana, e valutare se conviene o no l’attraversamento marittimo in zone potenzialmente rischiose, o se è più fattibile l’ancoraggio con le merci.

L’Africa orientale è nota per la pirateria, ma negli ultimi mesi si sono registrati rapimenti e assalti anche in Africa occidentale. Per proteggere le imbarcazioni costrette a sostare o navigare nelle aree più pericolose, si valuta anche l’invio di navi da guerra di diversi Paesi, ha rivelato Willy Lin, presidente dell’Hong Kong Shippers’ Council.

Un altro problema logistico da prevedere è l’intasamento dei porti europei quando la situazione sarà sistemata. La BBC ricorda che le navi sono ora cariche, e che ogni giorni passano per il Canale circa 55.000 container dall’Asia verso l’Europa. Se lo sblocco tarda due giorni, ci saranno 110.000 container da scaricare nei principali porti di Europa, che dovranno ricevere il carico che arriverà nei giorni successivi.

L’episodio sul Canale di Suez ha reso evidente l’inadeguatezza delle grandi navi di nuova generazione come l’Ever Given, che devono attraversare canali stretti. Sebbene alcuni punti del canale siano stati allargati in un programma di modernizzazione anni fa, continua ad essere una tratta difficile da navigare, per cui non si escludono altri incidenti di questo tipo in futuro.

 

[Foto dal profilo Facebook della Suez Canal Authority – https://www.facebook.com/SuezCanalAuthorityEG/ ]

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