Il blocco del canale in cui transita il 13% del commercio mondiale, petrolio in testa, secondo il presidente di Nomisma Energia innescherà una spirale rialzista, che non riguarderà solo l’oro nero. In compenso, però…

Nonostante siano passati oltre 150 anni dal suo completamento, correva l’anno 1869, il Canale di Suez rimane ancora una delle infrastrutture più strategiche al mondo. E lo dimostra la vicenda di questi giorni, con ripercussioni pressoché immediate sui principali settori industriali del globo. Ormai è al terzo giorno la missione per disincagliare un’enorme nave portacontainer che si è intraversata nel canale di Suez, bloccando il traffico in una della grandi arterie d’acqua mondiali. Gli sforzi per rimettere in acqua la Ever Given, 220 mila tonnellate di stazza, 400 metri di lunghezza, sono ripresi stamani dopo una breve pausa notturna, mentre aumentano i timori che l’operazione possa durare settimane. Insomma, una una enorme balena spiaggiata che sta bloccando il 13% del traffico container mondiale.

E adesso, con la Suez Canal Authority che ha annunciato la temporanea sospensione del traffico nel canale mentre otto rimorchiatori sono al lavoro per liberarla, si apre formalmente una seconda crisi di Suez, certamente di natura ben diversa da quella più famosa del 1956, determinata dall’occupazione militare da parte di Francia, Regno Unito e Israele, in seguito alla nazionalizzazione del canale da parte del governo di Gamal Nasser.

Ma non per questo meno grave. Come dimostra l’immediato impatto del blocco sulle quotazioni del petrolio. Anche perché nel canale sarebbero bloccate non meno di 16 petroliere cariche di greggio e di prodotti petroliferi, pari a 870 tonnellate equivalenti di greggio e 670 tonnellate equivalenti di prodotti puliti. Risultato, un sali e scendi del prezzo del greggio che, dopo la fiammata, sono scese dell’1,8% a 60,04 dollari al barile per il Wti mentre il Brent perde l’1,52% a 63,43 dollari.

Formiche.net ha sentito in merito Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. “Il blocco del Canale di Suez rischia di avere delle conseguenze rilevanti sui prezzi e non solo del petrolio, su cui abbiamo visto un impatto”, spiega Tabarelli. “Il mercato energetico, soprattutto petrolifero, è già molto nervoso, ora con questo problema rischia di diventarlo ancora di più. Certamente dunque ci saranno delle forti oscillazioni, non è detto che siano necessariamente al rialzo, potrebbero anche essere al ribasso. Ma secondo me saranno al rialzo, anche perché l’Opec ha tagliato la produzione. Questo blocco aggiungerà altra benzina al fuoco delle aspettative rialziste sul petrolio.”

Ma non c’è solo il petrolio nel novero dei mercati colpiti dal blocco del canale. “Stiamo parlando di uno snodo cruciale, tra Asia, Africa ed Europa, normale pensare a delle ripercussioni sul gas per esempio. Mi aspetto, per esempio, un aumento del prezzo del gas per l’Europa, per quel piccolo tratto di mare ogni giorno transitano milioni di barili. Se non arrivano più carichi di gas in Asia, per esempio, aumenta il prezzo dell’energia. Ho come l’impressione che siamo dinnanzi a un ciclo rialzista per le materie prime, a cominciare da gas e petrolio.”

Eppure, nonostante lo scenario, Tabarelli scorge un lato positivo dallo stop. “Il fatto che nel canale siano ferme numerose navi cariche di materie prime e di energia vuol dire che nel mondo si è rimessa in moto la domanda e questo è un segnale positivo. Si tratta di un barlume di ripresa, di un segnale di un rimbalzo dell’economia globale, nel 2021, dopo un anno catastrofico.”

[Foto dal profilo Twitter di Planet Labs – https://twitter.com/planetlabs]

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