Il documento ripercorre le misure messe in campo durante il 2020 per aumentare la sicurezza della rete di ultima generazione e parla di “importanti avanzamenti”. Eloquente l’assist degli 007 italiani all’O-Ran (Open Radio Access Network)

Stringere sulla sicurezza del 5G, diversificare i fornitori, investire nel sistema O-Ran. Sono alcune delle indicazioni contenute nella relazione annuale dei Servizi italiani. Nel documento conclusivo dell’intelligence italiana per il 2020 c’è un campanello d’allarme. “Le risultanze della ricerca hanno fatto emergere le articolate strategie di attori esteri interessati a penetrare e consolidare la propria presenza nel mercato italiano”.

L’anno segnato dalla pandemia del coronavirus ha acceso i riflettori sulla sicurezza del sistema delle telecomunicazioni italiane con “un costante scrutinio informativo sul settore delle telecomunicazioni, anche in ragione delle profonde trasformazioni tecnologiche e organizzative connesse all’introduzione della tecnologia 5G”.

Il documento ripercorre le misure messe in campo durante il 2020 per aumentare la sicurezza della rete di ultima generazione e parla di “importanti avanzamenti”. Fra gli altri, l’implementazione, sia pure con qualche ritardo dovuto all’emergenza, del Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica costituito dai Cvcn (centri di valutazione e certificazione nazionale); il rafforzamento del golden power nel Decreto liquidità con l’estensione alle reti 5G e il riferimento al “toolbox Ue”, cioè alla “cassetta degli attrezzi” pubblicata dalla Commissione come linee guida per i fornitori extra-europei cui devono adeguarsi gli Stati membri; le attività del Nucleo di Sicurezza Cibernetica e dello CSIRT (Computer Security Incident Response Team) italiano, divenuto operativo presso il DIS in maggio”.

Nel 2020 il recinto di sicurezza per la rete 5G italiana si è dunque molto rafforzato. Lo dimostra un bilancio dell’attività del Gruppo di coordinamento per il golden power, cioè il nucleo di esperti di Palazzo Chigi cui è affidato lo scrutinio dei contratti e degli investimenti esteri e di bloccarli qualora vi fossero rischi per la sicurezza nazionale.

L’unico vero e proprio “veto” imposto dai tecnici, nota la relazione, “ha riguardato l’ambito del 5G”, e nello specifico un contratto fra Fastweb e l’azienda cinese Huawei, accusata di spionaggio per conto del governo dagli Stati Uniti. Nel resto dei casi, si è fatto perno “sull’imposizione di prescrizioni/condizioni in 37 procedimenti, più 2, avviati nel 2019 e conclusi nel 2020” (come, ad esempio, le prescrizioni imposte a Fastweb per un contratto sulla rete 5G con la cinese Zte svelate da Formiche.net). Il 5G rappresenta l’81% degli interventi del gruppo di Palazzo Chigi su contratti o investimenti nel mondo delle telecomunicazioni (18 su 22).

I rischi però rimangono e così l’attenzione dei Servizi su una delle più delicate partite geopolitiche. “L’attenzione del Comparto Intelligence resta alta in merito ai profili di rischio che derivano dai nuovi scenari tecnologici, specie con l’avvento delle reti core 5G in configurazione Stand Alone, che, tramite l’attivazione delle funzioni più avanzate, come la suddivisione logica di risorse di rete fisiche (cd. network slicing) e lo spostamento delle infrastrutture di calcolo verso l’utente finale (cd. edge computing), abiliteranno applicazioni innovative quali le comunicazioni mobili a banda ultra-larga, realtà aumentata, veicoli a guida autonoma, chirurgia da remoto, reti di sensori e smart cities e automazione industriale di nuova generazione”, si legge nel rapporto. Non c’è una citazione esplicita delle aziende cinesi anche se a questo sembra far riferimento il passaggio sulla “penetrazione” di attori esteri che ha visto un’impennata durante la pandemia.

Eloquente invece l’assist degli 007 italiani all’O-Ran (Open Radio Access Network), cioè allo sviluppo di una rete modulare con interfacce e ran aperte, quali l’iniziativa Open RAN, uno standard industriale che definisce i componenti della parte radio e come comunicano tra loro, per favorire una maggiore trasparenza e una diversificazione dei fornitori”.

L’opzione O-Ran è seguita da vicino e da diverso tempo dall’intelligence e dal governo statunitense perché permetterebbe di far venir meno la struttura “proprietaria” del mercato tlc sottraendo ai fornitori cinesi leader sul 5G parte del loro vantaggio competitivo. Tra gli operatori italiani Tim guidata da Luigi Gubitosi ha fatto da apristrada firmando un memorandum di intesa per l’O-Ran con Deutsche Telekom AG, Orange S.A., Telefónica S.A. e Vodafone Group Plc.

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