Un campus per la cybersecurity di 25.000 metri quadri nel cuore di Parigi che in 4 anni creerà 75.000 posti di lavoro. Il governo francese ha individuato l’istituto da agganciare alla rete europea del “Cybersecurity competence center”. Ricerca, imprese e 007 insieme. Ora tocca all’Italia, che ha affossato fra le polemiche l’Istituto cyber proposto dal Conte-bis

Da Parigi un messaggio in codice (cyber) per l’Italia. La Francia accelera sulla cybersecurity e risponde alla chiamata dell’Ue per una rete di “Cyber competence center” europei. Dal novembre del 2021, nel quartiere parigino de La Défense, sorgerà un “Campo Cyber” che metterà insieme esperti, accademici, agenzie dei Servizi segreti per puntare sull’innovazione tecnologica e la sicurezza cibernetica.

Una struttura imponente, 25.000 metri quadrati, che riunirà i principali attori privati del comparto, da Atos a Orange Cyberdéfense, da Thalès a Capgemini, Sopra Steria ed Airbus, insieme all’agenzia cyber dell’intelligence francese (Agence nationale de la sécurité des systèmes d’information).

Ma ci sarà anche il mondo delle pmi e delle start-up, di cui il campo farà da acceleratore. Lo Stato deterrà il 49% della società, la maggioranza andrà agli azionisti privati. Sono già più di settanta le aziende che hanno risposto all’appello dell’Eliseo per finanziare il nuovo “ecosistema cyber”. Fra queste, scrive Le Figaro, giganti del mondo fashion come L’Oréal o Hèrmes.

Il Campus nell’Ile-de-France sarà l’aggancio francese alla rete dei centri di competenza cyber coordinata dall’European cybersecurity competence center di Bucarest istituito lo scorso dicembre. Un network di istituzioni nazionali con l’obiettivo di fare da “incubatori” degli investimenti nell’innovazione e nella cybersecurity e incanalare i fondi del Recovery Fund.

Il centro in Romania sarà finanziato con circa 2 miliardi di euro dal programma “Europa digitale” cui si aggiungeranno altri 2,8 miliardi dal programma “Horizon Europe”, lavorerà sotto la supervisione del Commissario Ue al Mercato Interno Thierry Breton, e avrà bisogno di una rete di appoggio negli Stati membri Ue.

L’Italia si era mossa per tempo proponendo l’istituzione, nella legge di bilancio, dell’ “Istituto italiano di cybersicurezza” (Iic), una fondazione metà pubblica e metà privata supervisionata dal Dis (Dipartimento informazioni e sicurezza) e da Palazzo Chigi. Il progetto è stato depennato dall’ultima bozza della manovra a seguito delle polemiche nate tanto all’interno delle forze di maggioranza quanto fra le agenzie degli 007 italiani, Aisi e Aise, per il sospetto che il nuovo istituto di fatto costituisse un “terzo polo” del comparto intelligence dotato di un’autonomia e di risorse tali da richiedere prima una revisione della legge 124/2007.

A distanza di tre mesi però l’istituzione di una struttura di raccordo per la rete europea resta una priorità anche per il governo Draghi e per il sottosegretario con delega all’Intelligence e alla Sicurezza Franco Gabrielli. La prossima settimana infatti l’Ue pubblicherà le linee guida per la costruzione della rete di centri di competenza e l’Italia avrà sei mesi per indicare e attrezzare il suo centro.

Un passaggio necessario per sbloccare i fondi europei destinati alla digitalizzazione che, ha ribadito a più riprese la Commissione Ue, non saranno un assegno in bianco. L’obiettivo non è dar vita a una nuova “agenzia” dell’intelligence ma a una struttura privata con una supervisione pubblica che diventi un polo nazionale per la cybersecurity.

Il Campus Cyber di Parigi può fare da benchmark anche per l’Italia. L’Anssi, l’autorità nazionale di cybersecurity francese, metterà a disposizione i suoi esperti e ricercatori, le imprese i fondi per finanziare progetti innovativi e start-up. Un gioco di squadra che avrà un impatto anche occupazionale, 75.000 posti di lavoro entro il 2025, dicono le stime dell’Eliseo. E permetterà forse di arrestare la “fuga di cervelli” all’estero nel campo dell’innovazione.

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