Il presidente Draghi, ringraziato dal papa per la sua presenza, ha assistito alla cerimonia di inaugurazione del 92esimo anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. In precedenza aveva partecipato alla messa presieduta nella Cappella Paolina dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. Si tratta del primo incontro tra il presidente del Consiglio e Francesco

Nulla conferma che la scelta sia stata determinata dalla data, ma è certamente significativo che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, si sia recato per la prima volta in Vaticano proprio oggi, anniversario del celebre discorso di Francesco dello scorso 27 marzo sulla pandemia in una Piazza San Pietro deserta.

L’incontro è dunque avvenuto nel giorno in cui Francesco, contraddicendo la retorica dell’essere in guerra mentre dilagavano accuse di virus “cinese” o di complotto ordito da altri, disse che “siamo tutti sulla stessa barca”. Il presidente Draghi, ringraziato dal papa per la sua presenza, ha assistito alla cerimonia di inaugurazione del 92esimo anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano e in precedenza aveva partecipato alla messa presieduta nella Cappella Paolina dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin proprio per l’inaugurazione dell’anno giudiziario e prima ancora si era soffermato brevemente nella Cappella Sistina.

“Esorto tutti – ha detto Francesco durante il suo discorso – affinché le iniziative di recente avviate e quelle da assumere per l’assoluta trasparenza delle attività istituzionali dello Stato vaticano, soprattutto nel campo economico e finanziario, siano sempre ispirate ai principi fondanti della vita ecclesiale e, al tempo stesso, tengano debito conto dei parametri e delle buone pratiche correnti a livello internazionale, e appaiano esemplari, come si impone a una realtà quale la Chiesa Cattolica. Le modifiche normative hanno caratterizzato l’ordinamento vaticano negli ultimi anni. Esse potranno trarre più proficua incisività nella misura in cui verranno accompagnate da ulteriori riforme in ambito penale, soprattutto per il contrasto e la repressione dei reati finanziari, e dalla intensificazione delle altre attività volte a rendere più agevole e spedita la cooperazione internazionale tra organi investigativi vaticani e omologhi istituti di altre nazioni, come pure dalle iniziative assunte dalla Polizia giudiziaria del nostro Stato”.

La presenza di Mario Draghi in Vaticano oggi fa ricordare che esattamente un anno fa Francesco disse che questo è un “tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il Vangelo può offrirci”. Il nuovo realismo, l’immaginazione del possibile e l’esortazione a scoprirci tutti sulla stessa barca andavano certamente nella direzione di una cooperazione politica che mettendo in secondo piano ciò che differenzia facesse perno su ciò che unisce davanti alla necessità di debellare il virus e unire il Paese nella difficile azione di contrasto alla pandemia. Un favore chiaro, non per una visione rispetto a un’altra, ma per uno sforzo che premiasse la solidarietà, la coesione, l’amicizia sociale.

Anche uno sforzo a considerare che nessuno si salva da solo, e che nessuno va dimenticato. Un dato questo che si coglie anche nella decisione della Santa Sede di donare 1500 dosi vaccinali per i più poveri della città di cui Francesco è vescovo. Una scelta che in questi giorni difficili non è solo simbolica.

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