Intervista all’economista francese docente all’Institut d’Etudes Politiques de Paris: i ritardi nei vaccini sono figli di una burocrazia inadeguata e dei mille dogmi di cui è schiava l’Europa. Danimarca e Austria fanno bene a sfilarsi, altri dovrebbero seguirne l’esempio. Draghi? Un uomo coraggioso di cui vale la pena fidarsi

Alla fine potrebbe essere colpa dell’Europa. O meglio, dei Paesi che vi fanno parte. Che non si sono mossi per tempo sui vaccini, dando vita a una sorta di psicodramma. E forse potrebbero anche avere le loro ragioni l’Austria e la Danimarca, quando decidono su due piedi di non aspettare la burocrazia europea e avviare una collaborazione con Israele per il vaccino di seconda generazione.

Jean-Paul Fitoussi, economista e docente presso la Luiss e l’Institut d’Etudes Politiques de Paris, e da poco entrato nel board della società cyber Vantea Smart, prende il problema dei vaccini di petto. Se qualcosa è andato storto e la campagna vaccinale prosegue a rilento, non è un caso. Anzi.

Fitoussi, l’Europa non sembra dimostrare sui vaccini quella reattività che ci si aspettava. Che succede?

Diciamo che la cosa non può stupire molto. L’Ue è da molto tempo schiava di una burocrazia poco efficiente, senza considerare che nessuna decisione  a Bruxelles può essere presa senza unanimità. Per questo ogni iter, ogni scelta, arriva dopo un’eternità. Con il risultato che ad oggi la capacità di reazione dell’Europa è minima.

Mi permetta ma, visto il momento, questo pare un gran bel problema…

Lo è. Ogni Stato fa prima a decidere per se stesso, ci mette meno tempo. Il problema è che l’Europa non ha capito le regole del gioco, proprio quando occorreva agire insieme e per tempo. Che l’Ue continui a ripetere che è un grande mercato se poi non riesce a ottenere quello di cui ha bisogno, fa un po’ sorridere.

C’è chi, come il Regno Unito e Israele, ha comprato milioni di vaccini con notevole anticipo.

Questo è un altro problema, non meno importante dei primi due, burocrazia e scarso spirito unitario. E cioè i soldi. L’Ue non ha messo i soldi che doveva sul piatto, altri lo hanno fatto, hanno speso di più ma hanno avuto i vaccini e ora stanno meglio. E invece a Bruxelles hanno voluto andare a risparmio. E anche molti Paesi dell’Ue hanno applicato la stessa logica. Faccio notare che comprare decine di milioni di vaccini costa meno di un lockdown. Israele ha pagato i vaccini il 40% in più dell’Ue. Però ora sono tutti vaccinati lì e hanno raggiunto l’obiettivo.

A proposito di Israele, Austria e Danimarca si sono sfilate. Collaboreranno con Tel Aviv per il vaccino di seconda generazione. Non le pare uno strappo in piena regola Fitoussi oltre che un duro colpo alla strategia vaccinale europea?

Il problema è il mercato. Se un Paese offre di più, allora vince. E questi Paesi devono aver capito che l’Europa quel più non lo voleva offrire e allora hanno deciso di sfilarsi, senza attendere le autorizzazioni dell’Ema e della burocrazia europea. Onestamente non riesco a capire perché altri Paesi non seguano l’esempio di Vienna e Copenaghen. l’Europa sui vaccini ha fallito, parzialmente, bisogna prenderne atto. E quando l’Europa fallisce allora è giusto che i Paesi sovrani agiscano da loro.

Cambiamo argomento. Due settimane fa il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha detto che l’Ue è pronta a valutare un ritorno del Patto di stabilità. Ma vista la situazione, non le pare fantascienza?

Tutto è possibile. Con questa Europa dottrinaria può anche succedere. Negli anni abbiamo assistito a una disaffezione da parte della gente e questo perché l’Ue è rimasta schiava di regole e dottrine invece che pensare alla gente e ai suoi bisogni. Spesso si è detto che l’Europa è il futuro, ma davanti io vedo del buio.

Buio nonostante il Recovery Fund? Bisogna riconoscere che è un’operazione mastodontica. Ma lei non sembra d’accordo.

E non lo sono. Il Recovery Fund è troppo poco. Sì, può sembrare assurdo, ma non sono tanti soldi. E poi nessuno dei Paesi membri ha ancora presentato il piano di azione definitivo. Dunque, mi pare ci sia un problema, ad oggi non possiamo gioire del Recovery Fund. Non è comunque la prima volta che si assiste a un ritorno del Patto. Dopo la crisi del 2009, è tornato ancora più forte, prendendo il nome di Fiscal Compact.

Fitoussi, da tre settimane scarse Mario Draghi è premier. La fiducia delle istituzioni internazionali e dei mercati verso di lui è indubbia. Visto da fuori, è davvero l’uomo giusto per questa emergenza?

Io ho fiducia in Draghi, perché è pragmatico e non dogmatico come questa Europa. Non ha mai smesso di dire che tocca ai governi salvare il mondo dalla pandemia e dalla crisi. Qualcuno ha detto che questa pandemia è come una guerra e le guerre si pagano coi debiti. Questo l’Ue non lo ha capito, che si possono anzi devono, fare debiti per vincere le guerre. Meno male che Draghi lo ha capito. D’altronde, è l’uomo che alla guida della Bce è andato contro la Germania, applicando una politica monetaria che ai tedeschi non piaceva nemmeno un po’.

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