Éric Béranger, ceo di Mbda, ha presentato oggi i risultati del Gruppo per il 2020. Ricavi a 3,6 miliardi, con previsione di ulteriore crescita nel 2021. Focus sull’innovazione tecnologica, per affrontare le nuove sfide, dai droni esplosivi all’ipersonica, che è “già realtà”

“Innovazione e resilienza”. Sono queste le parole scelte da Éric Béranger, ceo di Mbda, per descrivere il 2020 del gruppo missilistico europeo, a cui l’italiana Leonardo partecipa per il 25%.  Con ricavi per 3,6 miliardi e un portafoglio ordini arrivato a 16,6 miliardi di euro, si prevede ulteriore crescita per l’anno in corso. Nel frattempo, prosegue lo studio sulle nuove minacce, tra missilistica ipersonica e sciami di droni. “Come attore puro della Difesa, abbiamo il dovere di essere all’avanguardia sulle nuove tecnologie”, ha detto Béranger in conferenza stampa.

I NUMERI

“I risultati del 2020 rappresentano un successo straordinario di tutti i colleghi di Mbda che hanno dimostrato impegno, spirito di squadra e capacità di innovazione nel garantire la continuità del business verso i propri clienti”, ha spiegato il ceo. “Voglio anche ringraziare i nostri clienti che hanno mantenuto la loro fiducia nei nostri confronti durante questo anno difficile”, ha aggiunto. I ricavi sono stati pari a 3,6 miliardi, con una ripartizione al 50% tra i clienti nazionali e l’export. Gli ordini nel corso dell’anno sono stati pari a 3,3 miliardi, con il portafoglio ordini che ora si attesta a 16,6 miliardi.

LE PROSPETTIVE

“Questi risultati – ha rimarcato Béranger – aprono la strada alla crescita futura”. A fronte delle 1.100 nuove assunzioni in tutta Europa nel corso del 2020, se ne prevedono ulteriori 1.200 per il 2021. A trainare le prospettive di crescita sono i maggiori contratti siglati lo scorso anno. Ci sono l’ordine per la produzione del missile Spear per la Royal Air Force e l’aggiornamento del missile Brimstone 3 dal Regno Unito. Ci sono l’aggiornamento di mezza vita dell’Aster per la Francia e lo sviluppo del nuovo missile da combattimento MHT per l’elicottero Tiger. C’è anche il recente contratto per il nuovo missile antinave Teseo MK2/E dalla Marina Militare italiana, a cui è da aggiungere il contratto (con Rheinmetall come co-fornitore) per un nuovo dimostratore laser ad alta energia per la Marina tedesca. I principali ordini export includono sistemi di armamento navale per un cliente straniero (non divulgabile) e per il Senegal.

I PROGRAMMI

Anche il 2021 sarà un anno “dinamico”, ha notato il manager. È recente il contratto assegnato dall’Occar (per conto di Francia e Italia) per la nuova generazione del sistema di difesa aerea Samp/T. Si attendono poi ulteriori avanzamenti della collaborazione tre Francia e Regno Unito sul programma Future Cruise / Anti-Ship Weapon (FC/ASW) per missili di nuova generazione. Va avanti anche il programma Twister, uno dei progetti Pesco dell’Ue, guidato dalla Francia (è a bordo anche l’Italia) per un sistema di sorveglianza dallo Spazio per allerta e intercettazione delle minacce dal cielo, in particolare di quelle più sofisticate. Rientra nel contributo europeo alla difesa dai missili balistici della Nato, e sembra puntare a una completa architettura spaziale di sensori per early warning e intercettori (questi endo-atmosferici). C’è poi il campo della sesta generazione aeronautica, che vede già coinvolto il Gruppo (con le sue entità nazionali), sia nel progetto franco-tedesco Fcas, sia nel Tempest promosso dal Regno Unito (con Italia e Svezia).

LE MINACCE

L’attenzione resta d’altra parte sull’innovazione, che sta trainando in tutto il mondo le tecnologie missilistiche. “Mbda – ha spiegato Béranger – è fondamentale per la sovranità delle nostre nazioni e dei loro alleati, a cui continueremo a offrire le soluzioni più avanzate per la protezione della sicurezza nazionale e a garanzia della loro indipendenza strategica”. Le previsioni indicano un aumento del rischio di conflitti ad alta intensità, a cui si aggiungono i perduranti contesti asimmetrici. Le minacce sono “più veloci e più avanzate”, ha notato Béranger. La missilistica ipersonica è “già realtà”, ha avvertito il manager, citando i missili DF-17 che la Cina già schiera (qui un approfondimento). Ci sono poi le sfide apparentemente più rudimentali, come i droni esplosivi che arrivano dal cielo.

LA RISPOSTA

La risposta è l’impulso su alcune “tecnologie-chiave”, a partire da “intelligenza artificiale e inter-connettività”, in grado di mettere a sistema i vari segmenti della difesa missilistica. Contrastare le nuove minacce, spiega Mbda, “sta diventando sempre più complesso e richiederà l’implementazione di un’ampia gamma di effettori interconnessi che agiscono insieme, con agilità tattica, per creare il moltiplicatore di forza necessario a raggiungere gli obiettivi operativi attesi”. E difatti il Gruppo europeo sta già investendo in nuove tecnologie, dai sistemi a energia diretta, alle contromisure, fino a innovative capacità di identificazione del bersaglio. Ci sono anche le “tecniche associate”, cioè la combinazione di effetti tra diverse tecnologie, in cui rientrando sciami, puntamento veloce, pianificazione di missioni complesse e navigazione in ambienti congestionati.

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