Auguri alle donne! Donne che vanno incontro alla vita. Recuperando, forse, dal firmamento la rotta per non smarrirsi nel “grande mare dell’essere”

Vorrei poter celebrare, quest’anno, l’8 marzo non solo per le donne.

Dopo un 2020 drammatico, tra paure e incertezze e prospettive imprevedibili a causa della pandemia, cerco un orizzonte di senso per stringermi a tutte quelle donne dell’accoglienza e dell’impegno, della competenza e della dedizione, spesso senza “riflettori” e clamore.

In un giorno del calendario che ricorda al mondo, ogni anno, conquiste sociali, economiche e politiche delle donne ma anche discriminazioni e violenze nei confronti dell’universo femminile. In un tempo “sospeso” che chiede nuove riflessioni sul valore dell’esser donna.

Vorrei credere che l’insidioso virus, mutato e ancora mutante, possa aver portato nel cuore di tutti un cambiamento di visioni e priorità di vita. Vorrei pensare che abbia messo un po’ di ordine nella nostra società, riposizionando equilibri in famiglia, nelle relazioni personali e nei luoghi di lavoro.
Per augurare ad ogni donna di poter affermare il proprio talento e la propria autodeterminazione senza, tuttavia, perdere le caratteristiche della tenerezza e dell’amore. Il linguaggio della femminilità che, da sempre, muove il mondo.

È una speranza. Un viaggio senza sosta e senza tempo. Perché celebrare la festa dell’8 marzo, quest’anno, sembra, forse, proprio un azzardo.

Il 2020 si è chiuso con dati inquietanti, per le donne. A livello globale.

Le donne che hanno perso il posto di lavoro negli Stati Uniti dall’inizio della pandemia sono 2,5 milioni. Un’emergenza nazionale, come ha affermato la vicepresidente Kamala Harris, aggiungendo: “La nostra economia non può riprendersi a meno che le donne non partecipino alla forza lavoro”.

Il dato dell’occupazione vede le italiane ultime in Europa. Appena il 48,5% rispetto ad una media del 62%. Ultima l’Italia tra i Paesi europei nel sanare i divari di genere. E al 126° posto al mondo per parità di salario tra uomini e donne.
Nel solo dicembre 2020, su 101.000 unità lavorative in meno, 99.000 sono donne (dati ISTAT). Per lo più erano impiegate nel settore terziario e in occupazioni precarie.
Secondo il Rapporto Caritas, le donne che hanno chiesto aiuto tra maggio e settembre 2020 sono state il 54,4% contro il 50,5% del 2019.
Eppure, donne sempre in prima linea, in tempo di pandemia, nelle istituzioni, nelle scuole, negli ospedali e nei servizi. Maggiormente impegnate anche nei lavori di cura di figli e anziani (67%). Donne più istruite, in Italia, negli ultimi 5 anni. Sono il 23% rispetto al 16% degli uomini e si laureano prima e con voti più alti.

Donne da considerare “risorsa”, non categoria “da proteggere”. Motore di crescita. Il Pil avrebbe un incremento di 7 punti con un tasso di occupazione femminile al 60%, secondo la Banca d’Italia.
Il presidente del Consiglio Mario Draghi, nel primo discorso al Senato, ha auspicato “parità di condizioni competitive”, non “quote rosa”. Una nuova prospettiva che alimenta ottimismo.

Mentre non ha fine l’incremento dei femminicidi. Più 6% nel 2020.
Oltre 90 le donne uccise lo scorso anno (dati Eures). Dall’inizio del 2021, sono già 11.
Persino durante il periodo più buio dell’isolamento in casa, nel silenzio delle mura domestiche, per le donne è aumentata la paura. Triplicato il dato della violenza. E anche fuori dalla “prigione” della casa, quelle donne sono sole.
Per mitigare questi dati non sono ancora sufficienti il rafforzato quadro normativo e le molteplici iniziative di contrasto alla violenza.

Tante donne hanno cambiato la storia. Molte, oggi, sono in ruoli chiave della politica, dell’amministrazione, dell’economia, della ricerca e della sanità.
Da Christine Lagarde (Bce) a Kristalina Georgieva (Fmi) l’economia mondiale è rosa. Per la prima volta, presidente dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) è una donna, la nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala. “È un momento storico per l’intero mondo”, ha affermato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

L’evoluzione giuridica avanza ogni giorno più decisa per la parità di genere, governi e istituzioni prendono sempre più atto che la condizione femminile è un tema di interesse comune che incide sul benessere e sulla cultura di un Paese.
Mentre ogni donna continua a lottare per se stessa e per le altre anche nella propria casa e nella quotidianità.
Una lettera apostolica di Papa Bergoglio ‘motu proprio’ ha recentemente modificato il codice del diritto canonico dando la possibilità alle donne di accedere ai ministeri liturgici del lettorato e dell’accolitato.
E la Corte costituzionale, qualche giorno dopo, ha emanato un’ordinanza per il riesame della normativa sull’attribuzione del cognome paterno, oggi acquisito alla nascita con possibilità di aggiungere quello materno ma non di prevedere quest’ultimo in via esclusiva.

Quest’anno, Romana Liuzzo, presidente della Fondazione Guido Carli, ha lanciato una sfida: introdurre, nell’articolo 3 della Costituzione italiana che sancisce il principio di uguaglianza, il “diritto alla felicità” – già riconosciuto dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti – pienamente riconosciuto e tutelato come obiettivo naturale di ogni vita umana. Nel maggio 2019, in occasione del decennale del Premio Guido Carli, Papa Francesco aveva sottolineato la relazione necessaria fra economia ed etica.
“La rinascita del paese non dipenderà soltanto dall’utilizzo dei 209 miliardi in arrivo dall’Unione Europea, ma anche dalla realizzazione individuale e dal raggiungimento del bene comune. A tenerli insieme, il rispetto dei principi etici, che sono patrimonio morale di ognuno di noi”, ha affermato la presidente. Sarà possibile?
I destini individuali e collettivi sono intimamente connessi. I diritti delle donne sono diritti umani, strumenti per valutare la democraticità di un Paese nel quale le diversità sono un fattore aggiunto di sviluppo. Ma sono i nostri cuori che devono farsi carico di un autentico cambiamento. Interfaccia di qualsiasi riforma “sulla carta”.
Quale prospettiva di felicità e come festeggiare, dunque, l’8 marzo? Un’utopia pensare di poterlo celebrare anche come festa degli uomini?

Maggiore solidarietà tra le stesse donne e maggiore solidarietà con gli uomini per abbattere le disuguaglianze di genere sia, credo, il vero punto di partenza.
Molte associazioni femminili uniscono le voci delle donne accomunandole in una battaglia che non è individuale. Per sostenere progettualità e strategie capaci di valorizzare, in sinergia, fattori sociali, economici e politici per una piena affermazione del valore delle donne.
Alcuni uomini si ritrovano solidali in associazioni per riflettere sui propri comportamenti e problematiche relazionali, mettendosi in discussione. Dalla parte delle donne. Alcuni hanno bisogno di aiuto e sostegno. Altri sono attivi nella strada di un cambiamento possibile per combattere atteggiamenti prevaricanti che svalutano il senso del femminile. Aiutiamo questi uomini a fare “rete” con le donne.
Il mondo attuale ha bisogno anche dell’altra metà del pianeta. I segnali di consapevolezza sono tanti.
Una donna guiderà le Olimpiadi di Tokyo. Un’impresa ardua, laddove l’80% dei giapponesi ritiene che, in tempo di pandemia, sarebbe meglio desistere. E’ Seiko Hashimoto, stella dello sport nazionale, designata dopo le affermazioni del suo predecessore, ritenute sessiste.

Ed è Teresa Fornaro, scienziata ricercatrice fiorentina di origini napoletane, la prima italiana scelta dalla Nasa a capo di uno dei tre gruppi di ricerca per analizzare i dati di Perseverance, la sonda che, con la missione Mars 2020, si è posata sul Pianeta Rosso la sera del 18 febbraio. Mentre la sudamericana Diana Trujillo, dal 2014 capo della missione “Curiosity”, con obiettivo principale di determinare se la vita fosse mai esistita su Marte, ha esultato, insieme a tutto il mondo, per il successo di Perseverance, dopo 7 mesi di viaggio.
E tornerà nello spazio, tra un anno, Samantha Cristofetti, già pilota dell’Aeronautica militare. Nella Stazione spaziale internazionale, infrastruttura umana permanente nell’orbita lunare. “La mia casa lontana da casa, avamposto dell’umanità nello spazio”, come lei la definisce.

Come festeggiamo, dunque, l’8 marzo?
Dopo il viaggio nell’abisso dell’animo, nel disorientamento che ha travolto l’umanità, nell’incertezza e nell’imprevedibilità dell’attuale contesto culturale, economico, sociale e sanitario, la pandemia ci pone davanti allo smarrimento. Senza distinzione di genere. La morte e la vita mai così vicine per tutti. La crisi sanitaria ed economica ha gravi impatti sul benessere psicologico, ha affermato l’agenzia europea Eurofound.
Si può sconfiggere il virus solo aprendo il cuore, guardando oltre la ragione.

La fragilità è condizione profondamente umana e naturale. L’accoglienza, la tenerezza, la pazienza e il coraggio delle donne possono donare speranza ad una vita che trova forza nel bisogno dell’altro, per immaginare un futuro diverso e possibile. Vivendo nel presente con la forza dei sentimenti.
Ce lo ricorda Dante, il grande italiano, a 700 anni dalla sua morte. È l’amore che spinge il poeta a scrivere la sua opera. È la donna che salva l’uomo. Beatrice, nella “selva selvaggia” invoca Virgilio con “occhi lucenti” perché guidi Dante e diventa lei stessa guida durante l’ascesa al Paradiso.

Auguri alle donne! Donne che vanno incontro alla vita. Recuperando, forse, dal firmamento la rotta per non smarrirsi nel “grande mare dell’essere”. “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Uomini e donne.
Con la rivoluzione silenziosa del cuore.

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