Le risorse del Recovery Plan, noto anche come Next Generation EU per richiamare esplicitamente la necessità di finanziare investimenti in grado di accrescere in maniera permanente la produttività (storico problema del ritardo di sviluppo del nostro paese) e migliorare la qualità della vita, sono preziose. Non capiterà spesso di ricevere dalla UE, tra NGEU e bilancio pluriennale, il 18% del Pil italiano nel giro di soli sei anni.

Per questo sono fiorite, in vari contesti locali, delle lodevoli iniziative dal basso per orientare le scelte del governo, nella stesura del documento di programmazione (il PNRR), verso fabbisogni cruciali per il futuro delle comunità, nelle quali si svolge la maggior parte della nostra esistenza quotidiana. Il covid ha infatti reso esplicito il ruolo decisivo delle infrastrutture sociali, economiche e culturali per aumentare la resilienza delle città e dei sistemi locali.

Diciamo quindi, eufemisticamente, che ‘colpisce’ la soddisfazione con la quale il Sindaco Nardella accoglie l’altrettanto sorprendente disponibilità del Ministro Franceschini a finanziare la ristrutturazione dello stadio della fiorentina, l’Artemio Franchi, con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il documento col quale lo Stato italiano dirà a Bruxelles dove indirizzare le risorse europee, strategiche per la ripresa.

Naturalmente l’Artemio Franchi non è solo uno stadio: è un pregevole monumento dell’architettura fascista italiana, costruito dal genio dell’ingegnere Pier Luigi Nervi, con soluzioni innovative per l’epoca (i primi anni Trenta) ed accreditato di uno dei migliori sistemi di drenaggio del campo di gioco al mondo. Merita quindi rispetto; quel rispetto che finora non ha avuto, con le continue pressioni (ormai pluridecennali) per costruirne uno alternativo nella piana di Peretola.

Quello che colpisce è che, per il Franchi, si intendano usare le risorse del Next Genreation EU. Come se il futuro di Firenze passasse dalla riqualificazione dello stadio. Come se la città non perseguisse (da troppo tempo) un modello di sviluppo obsoleto, fondato sull’elevato sfruttamento della domanda turistica per generare profitti diffusi nelle élites della città, al quale corrispondono per il cittadino comune solo gli effetti negativi di un sistema di trasporto pubblico ancora largamente insufficiente, una rete viaria congestionata, una mancanza cronica di infrastrutture di mobilità, l’assenza di qualisasi connessione strutturata con le periferie della città, ormai tentacolarmente estesa nel territorio circostante fino al Chianti. Sarà forse il caso di pensare seriamente, piuttosto, ad una profonda rigenerazione urbana, ad una riqualificazione dei parchi pubblici, ad aree multiculturali di socializzazione, in linea con le transizioni individuate come prioritarie dalla Commissione.

Firenze è una città costruita a misura di turista (naturalmente da sfruttare), non di cittadino. Un modello entrato in crisi col covid, che vorremmo abbandonato per sempre, con un rinnovato impegno perchè la città sia prima di tutto un luogo d’incontro fra intelligenze ed esperienze diverse, nel quale la cittadinanza accoglie il turista. In cui il glorioso passato rinascimentale si fonda con l’innovazione e lo sguardo rivolto al futuro. In cui la cultura non sia solo i circenses della partita domenicale.

Ci auguriamo vivamente, e lo diciamo prima di tutto da fiorentini, che quello riportato oggi dai giornali sia inesatto; nel caso non lo fosse, che Draghi blocchi questa idea bizzarra e che, se dovesse malauguratamente arrivare fino alla Commissione Europea, sia Bruxelles a mettere il veto su un uso dei fondi europei non esattamente in linea con lo spirito dell’accordo faticosamente e miracolosamente raggiunto dal Consiglio a luglio 2020.

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