Il vertice in Alaska fra Cina e Stati Uniti, il primo dell’era Biden, sarà “interlocutorio”, avvisa Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group. Hong Kong, Pacifico, 5G, vaccini, troppi i dossier che dividono. Il formato Quad può funzionare ma occhio a India e Corea del Sud

Si incontreranno in Alaska, ad Anchorage, sulla baia di Cook. Cina e Stati Uniti si preparano al primo vertice bilaterale da quando alla Casa Bianca c’è Joe Biden. Non sarà un incontro “strategico”, ma solo interlocutorio, hanno tenuto a precisare da Washington DC. Il Segretario di Stato Anthony Blinken e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan, più che rompere il ghiaccio, “ci cammineranno sopra”, dice Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group e professore alla New York University.

Bremmer, cosa aspettarsi dal vertice?

Non ci saranno grandi notizie. Entrambe le parti vorranno dire la loro su un ventaglio di dossier, la maggior parte dei quali in uno stato piuttosto critico. Non mi aspetto progressi significativi, ma neanche una crisi, nessuno la vuole. Anche se la tensione è altissima, forse senza precedenti.

Perché?

Le sanzioni contro gli ufficiali cinesi a Hong Kong sono solo l’ultima goccia. A queste si sommano le condanne di Biden e Blinken contro il “genocidio” degli uiguri e l’animo “dittatoriale” di Xi Jinping. La Cina da parte sua non ha alcuna intenzione di chiedere scusa né di adattarsi all’ordine internazionale a guida americana, che crede al tramonto.

C’è spazio per la cooperazione?

In poche, limitate aree in cui c’è interdipendenza. Il clima, il commercio, perfino il turismo. Su alcuni fronti geopolitici, come la Birmania o la Corea del Nord. In verità è troppo presto per stilare una lista. L’amministrazione Biden ha appena avviato una revisione della politica nei confronti della Cina e ci vorranno altri due mesi per completarla.

Sulla diplomazia del vaccino ci saranno frizioni? Blinken ha accusato Pechino di un uso ricattatorio del farmaco anti Covid-19.

In parte il sospetto è confermato dalla realtà. In Brasile il vaccino è stato offerto, sia pur non ufficialmente, in cambio di un’ampia partecipazione di Huawei alla rete 5G. La Cina, come la Russia, fa del vaccino un’arma diplomatica. Ma entro la fine dell’anno gli Stati Uniti e l’Europa da soli produrranno più vaccini di quanti ne possano utilizzare.

I dettagli fanno la differenza. Il vertice in Alaska non prevede neanche un pranzo con la delegazione cinese.

Non è un caso, i tempi sono cambiati. Trump tuonava contro la Cina ma poi invitava Xi a Mar-a-Lago, cenava con lui e si sedeva a chiacchierare sul divano. Biden presta grande attenzione ai gesti.

Intanto gli Stati Uniti hanno tenuto il primo summit del Quad, l’alleanza con India, Giappone e Australia per contenere la Cina. Come cambia la strategia per la regione rispetto all’era Trump?

Radicalmente. Trump aveva accarezzato l’idea del Quad, Rex Tillerson e il generale H.R. McMaster si erano messi al lavoro, prima di finire licenziati. Ora è diventato una priorità dell’agenda Biden, che non a caso ha riservato la prima visita di Stato negli Usa al Giappone. Gli alleati regionali temono la crescita cinese e chiedono un maggiore coinvolgimento americano in Asia. Certo, potrebbero nascere problemi.

Cioè?

L’India, ad esempio, non è un alleato da dare per scontato nel lungo periodo. Le sue frizioni con la Cina sono dovute soprattutto al supporto di Pechino al suo peggior nemico, il Pakistan, con cui Biden potrebbe avere migliori rapporti rispetto a Trump. Lo stesso vale per la Corea del Sud, che il Giappone detesta.

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