Un report Onu sui brogli durante il voto del Foro di dialogo libico rischia di complicare ulteriormente il percorso con cui il premier designato Dbeibah sta faticosamente cercando di formare un governo e trovare la fiducia da parte del parlamento HoR

L’Agence France Press ha in mano un rapporto potenzialmente esplosivo, certamente velenoso, sulla Libia. Il voto del Foro di dialogo libico, che meno di un mese fa ha prodotto l’attuale autorità esecutiva, è stato pesantemente segnato dalla corruzione. La valutazione l’ha effettuata il Comitato di esperti delle Nazioni Unite che monitora l’embargo militare e il rispetto di altre sanzioni minori imposte al paese, il quale ha prove su tangenti pagate ad almeno tre dei partecipanti del Foro.

Il Foro, o Libyan Political Dialogue Forum (LPDF), è la semplificazione giornalistica con cui si indicano la serie di incontri intra-libici iniziati alla fine del 2020, con l’obiettivo di portare rapidamente alle elezioni libiche e alla “legittimità democratica delle istituzioni libiche” –come spiega l’UNSMIL, la missione Onu nel paese, che ha guidato l’iniziativa negoziale. Dal Foro sono usciti i nomi del presidente del Consiglio presidenziale, Mohamed Younis Ahmed al-Manfi, quello dei due suoi vice, e quello di Abdul Hamid Dbeibah, primo ministro designato.

Lo scoop dell’AFP è pesante. Getta ombre sul processo di stabilizzazione in corso minandone già le fondamenta, ossia la regolarità del voto dei 75 membri del Foro, teoricamente scelti dall’Onu per coprire tutte le anime della Libia ed evitare che dal processo politico-diplomatico uscisse un’autorità non riconosciuta. E invece, anche al di là dell’informazione velenosa che arriva dalla Francia, Dbeibah sta già incontrando problemi nel comporre la sua squadra di governo.

Impegnato nel presentare una composizione ultra-cencelliana al parlamento HoR di Tobruk che dovrà votarne la fiducia, ha già fatto saltare i termini teorici del mandato ricevuto, scaduti venerdì 26 (a ventuno giorni dal voto del Foro). Il parlamento vorrebbe un governo tecnocratico, in piedi solo per lo scopo di traghettare il paese alle elezioni fissate (dall’Onu) il 24 dicembre. Dbeidah vuole invece preservarsi garantendo gli equilibri tra tutte le anime del paese.

Il report Onu di cui parla il media francese racconta di 150mila dollari pagato da due membri del Foro ad altri due affinché questi votassero Dbeibah; un altro “esploso di rabbia hall di un hotel di Tunisi” (dove si svolgevano alcune riunioni del Foro) per aver appreso che a lui erano stati pagati solo 200mila dollari mentre altro ne avevano presi il doppio.

Secondo quanto pubblicato da AFP, a metà marzo il report Onu verrà presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite — che supervisiona il LPDF. In quei giorni, entro il 19 marzo, Dbeibah dovrà ottenere la fiducia dal parlamento. Processo per niente facile se si considera che non c’è accordo nemmeno su dove riunire l’assise.

Rifugiata da sei anni a Tobruk, in Cirenaica, sotto la presidenza di Agila Saleh (sconfitto da Dbeibah nel voto del Foro e tecnicamente dunque affondato anche dagli eventuali brogli), la Camera dei Rappresentanti, HoR, è composta anche da eletti della Tripolitania, che vorrebbero spostare il voto di fiducia a Sabratha. Saleh e i suoi propongono uno spostamento al massimo a Sirte, a metà strada. Quelli dell’Ovest però non si fidano perché la città è ancora in mano al capo dei ribelli dell’Est, Khalifa Haftar, controllata anche attraverso i mercenari russi della Wagner.

Domenica sera una rassicurazione è arrivata dal Comitato 5+5, gruppo di contatto militare tra le due parti, da cui è iniziato l’attuale processo, che ha detto di garantire la sicurezza sul voto di fiducia – che è stata per ora programmata per l’8 marzo. Ma i cinque membri tripolitani del Comitato si sono affrettati a specificare che quella posizione non rappresenta il loro punto di vista – ossia loro non ritengono sicura Sirte per i parlamentari della regione orientale.

Senza voto parlamentare il governo non può andare avanti: Dbeidah sta pensando di passare dal Foro anche per ottenere questo consenso, ma si crea un problema di legittimità – come fatto notare dalla Cirenaica, il Foro non è un’istituzione libica e non potrebbe affidare la fiducia a un governo (è il problema che per cinque anni ha delegittimato Fayez al Serraj).

Inoltre, c’è il peso delle accuse di brogli e corruzione: possono queste informazioni uscite su AFP cambiare gli equilibri interni al Foro e impedire a Dbeidah di ottenere la fiducia anche nel forum onusiano? E ancora, la tempistica e i canali dell’uscita: stando alle informazioni disponibili a Formiche.net, il report Onu era parcheggiato in attesa di tempi migliori prima di farlo uscire, perché avrebbe potuto minare il processo di stabilizzazione.

Chi ha avuto invece interesse nel renderlo pubblico? Il fatto che sia finito in mano alla stampa francese è un indizio? Significa che Parigi non è d’accordo sul percorso intrapreso? Significa che la Francia si sta facendo portavoce di un’inquietudine che riguarda il fronte orientale, di cui è parte non-ufficialmente?

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