Ue e India stanno per annunciare un progetto di infrastrutture e investimenti per far fronte alla Via della Seta cinese. Per l’Italia è un bivio? L’esempio del cavo sottomarino Blue Raman che collegherà Mumbai e Genova

Il Financial Times rivela che l’Unione europea e l’India hanno in programma di annunciare un progetto congiunto di infrastrutture e investimenti, su scala globale, pensato per competere con la Nuova Via della Seta cinese. L’indiscrezione filtra a distanza di pochi giorni dalla pubblicazione della strategia europea per l’Indo-Pacifico, regione definita “di primaria importanza strategica”. E nella quale i 27 dovrebbero cercare di sviluppare partenariati con i Paesi like-minded (tra cui l’India ma anche il Giappone) nei settori della sicurezza e della difesa, anche per affrontare la sicurezza marittima, le attività informatiche dannose, la disinformazione, le tecnologie emergenti, il terrorismo e la criminalità organizzata.

Il piano sarà presentato il prossimo 8 maggio, in occasione dell’incontro tra leader europei e indiani a Porto, e potrebbe saltar fuori anche alla prossima riunione del G7 di giugno (a. cui l’India partecipare come ospite, al pari di Australia e Corea del Sud). È stato descritto dai diplomatici europei come una “partnership di connettività” in settori chiave come l’energia, il digitale e i trasporti. Il tutto sotteso da misure di salvaguardia migliori e accordi sul debito più convenienti di quelli offerti da Pechino.

“Ora esiste una finestra di opportunità per fare squadra e creare l’ambiente per una globalizzazione basata su partnership più attraente di quello che la Cina può offrire”, ha detto una fonte istituzionale alla testata britannica. “L’Unione europea e i suoi alleati hanno un interesse condiviso nel presentare un’alternativa alla [Via della Seta], piuttosto che permettere il dominio degli investimenti cinesi”. Perché l’India è un mercato enorme e sicuramente un Paese più like-minded della Cina.

Il progetto, ancora in fase embrionale, è nato dalla volontà dell’Unione europea e dell’India espressa a luglio 2020 di “cercare sinergie tra le loro cooperazioni sulla connettività con Paesi terzi, tra cui quelli nella regione dell’Indo-Pacifico”. Secondo il Financial Times mancano ancora dettagli cruciali, tra cui la provenienza dei fondi.

È evidente l’intento indiano ed europeo di limitare l’influenza cinese attraverso la Via della Seta, simile, peraltro, a quello americano. Non a caso il focus sulla regione indopacifica, dove la Cina ha mire egemoniche, come anche la volontà di estendere i progetti esistenti a Paesi terzi, quella di “creare standard in aree come la sostenibilità finanziaria e lo stato di diritto” e “migliorare la cooperazione in progetti di ricerca e innovazione” (leggi: tech).

L’India, pur con la sua politica neutralista, si sta sempre più preoccupando dello strapotere cinese. Come l’Australia, è più esposta all’influenza di Pechino, anche grazie alle relazioni economiche. Ma entrambe cercano di sottrarvisi. Nuova Delhi si è sempre rifiutata di sostenere la Via della Seta, mentre nelle ultime ore Canberra si è attirata le ire della Cina dopo aver unilateralmente revocato due accordi sulla Via della Seta firmati tra lo stato di Victoria e Pechino.

Lo stesso non si può dire dell’Unione europea. Pur avendo riconosciuto la Cina come un rivale sistemico, ci intrattiene un rapporto ambivalente. Tanto da averci firmato un accordo sugli investimenti (al vaglio del Parlamento europeo). I tentacoli della Via della Seta hanno raggiunto più di metà dei 27 Paesi europei.

Tra cui l’Italia, unico membro del G7 ad aver siglato un memorandum d’intesa con Pechino nel 2019. Alla luce di quella firma e delle rivelazioni del Financial Times il nostro Paese sembra a un bivio, nonostante le recenti sterzate atlantiste del nuovo governo guidato da Mario Draghi (su 5G e semiconduttori ma anche su anche linee rosse in politica estera). Per comprendere questa situazione è sufficiente un esempio: quello di Blue Raman, cavo sottomarino sviluppato da Google, dall’italiana Sparkle e dalla Oman Telecommunications per collegare l’India all’Italia. Le novità del cavo sono due: che evita l’instabile Mar Rosso e che parte da Mumbai per arrivare a Genova, non in uno dei porti francesi sul Golfo del Leone. Un motivo d’orgoglio per l’Italia.

Ma proprio questo specifico settore sempre più attuale (e che dovrebbe rientrare tra quelli protetti dalla prossima direttiva europea Nis) ben fotografa i rischi delle ambiguità con la Cina. Basti pensare che recentemente Facebook ha stoppato in soli sei mesi la realizzazione di tre cavi sottomarini che doveva collegare Stati Uniti e Cina. In precedenza scelte simili erano state prese da Google e Amazon in seguito alla nuova stretta cinese su Hong Kong, ritenuto ormai un porto non sicuro da Washington.

Ecco perché il prossimo annuncio di Bruxelles e Nuova Delhi può rappresentare una svolta anche per l’Italia.

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