Quanto può fare la mediazione europea per fermare la più grave crisi dalla Guerra Fredda fra Russia e Ucraina? Poco, secondo Ian Lesser, vicepresidente del German Marshall Fund. Ora tocca alla Nato. Ma anche l’Italia di Draghi può fare la sua parte

Le manovre russe al confine ucraino possono trasformarsi “nella più grave crisi geopolitica dell’Europa dalla Guerra Fredda”. Ian Lesser, analista, vicepresidente esecutivo del German Marshall Fund, non ha dubbi: se lo scontro entra su un piano militare, “l’Europa può fare poco”.

Cosa ci dicono le ultime sanzioni americane contro Mosca?

Credo che il president Biden non avesse altra scelta. Gli Stati Uniti hanno agito al culmine delle provocazioni. Prima le interferenze nelle elezioni presidenziali. Poi gli attacchi cyber. Adesso le manovre al confine ucraino.

Si rischia uno scontro armato con la Nato?

Non è l’ipotesi più probabile ma neanche remota. Siamo di fronte alla più grave crisi geopolitica dell’Europa dalla fine della Guerra Fredda. Anche i Balcani sono una polveriera. L’Europa ha bisogno di uno strumento di deterrenza.

Quale?

La Nato ha una preponderanza di forze sul campo in Europa. Non basta. Serve la capacità di mobilitarle in fretta, per reagire a un imprevisto. La Russia ha dimostrato di riuscire a muovere le sue linee interne molto rapidamente per spostarsi su un altro fronte. È da tempo una preoccupazione per l’Ucraina, i Balcani e soprattutto gli Stati baltici.

Come si muoverà l’alleanza?

Finché non ci sarà un’aperta violazione dei confini territoriali, si limiterà alla deterrenza. La mobilitazione delle truppe americane potrebbe richiedere tempo. Ma l’incidente è dietro l’angolo. L’assenza di un dialogo strategico sulla questione ucraina in questi anni pone un rischio per l’Europa più grande dei tempi della Guerra Fredda.

Un dialogo c’è stato, con Francia e Germania.

Il formato Normandia ha mostrato tutti i suoi limiti. L’Europa può giocare un ruolo importante finché si rimane sul piano politico. Qui siamo già oltre. Se lo scontro si sposta sul piano militare, solo la Nato può fermare l’escalation.

Biden ha risparmiato dalle sanzioni il gasdotto russo North Stream II diretto in Germania. Perché?

Il Tesoro Usa ha trovato una formula che regala un po’ di tempo per un compromesso ed evitare il nuovo round di sanzioni sul North Stream II. A Washington DC c’è un fronte bipartisan che si oppone al progetto russo, che peraltro sta incontrato crescenti resistenze anche a Berlino. Si troverà una soluzione che salvi la faccia. La verità è che né Biden né la Merkel l’hanno ancora individuata.

Con la Russia resta spazio per la cooperazione?

Certo, Biden lo ha fatto capire. A partire dal controllo della proliferazione delle armi, è interesse di entrambe le parti rinnovare il trattato Start e frenare la corsa al nucleare. Gli Stati Uniti voglio un rischio gestito con la Russia. In alcuni campi è possible, altrove, penso alle tensioni nel Mar Baltico e nel Mar Nero, è più difficile.

Europa e Stati Uniti non sembrano sempre sullo stesso spartito.

È vero. Ma c’è un continuo confront. Questo è il vero punto di svolta della nuova amministrazione, che è attivamente interessata a cosa succeede in Europa. Certo, non sempre le due sponde sono sulla stessa linea d’onda. Tant’è che Blinken in un mese è già stato due volte a Bruxelles, per trovare una road map commune sull’Afghanistan, la Russia, la Cina.

Quanto conta l’Italia di Mario Draghi?

Molto, soprattutto se inserita in un quadro europeo. Biden conosce Draghi, rispetta la sua esperienza e competenza. Sul piano dei rapport bilaterali, Francia e Germania sono ancora in cima alla lista dei Paesi europei. L’Italia acquista forza all’interno del contesto istituzionale dell’Ue. Lì emerge il suo vero peso specifico, la capacità di mediazione, il suo ruolo per la sicurezza nel Mediterraneo, un fronte che vedrà sempre più impegnati gli Stati Uniti.

 

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