Tra il 2008 e il 2018 il numero di navi nel Bosforo è sceso da 54.400 a 41.100 all’anno. Quale sarà la reale esigenza del canale? Ankara avrà un grande potere grazie all’infrastruttura da 14 miliardi di dollari. Non mancano le reazioni geopolitiche, dalla Russia agli Emirati Arabi Uniti

Sette anni di lavori per un costo che potrebbe sfiorare i 14 miliardi di dollari. Non ci sono solo riserve di natura finanziaria sui lavori del Canale di Istanbul che, secondo il governo, dovrebbe garantire precisi ritorni sotto forma di entrate dalle spedizioni e ridotto traffico nello stretto. Ma il piano di Erdogan è ora letto da alcuni come una minaccia geopolitica, oltre che mettere in dubbio l’applicazione da parte della Turchia del trattato internazionale che regola la navigazione nello stretto del Bosforo e dei Dardanelli.

MONTREUX

Erdogan può assicurare che questi canali non hanno nulla a che fare con la Convenzione di Montreux del 1936 che continuerà ad essere applicata? La convenzione garantisce il libero passaggio attraverso lo stretto del Bosforo e dei Dardanelli delle navi civili sia in tempo di pace che di guerra, inoltre regolamenta il passaggio di navi militari provenienti da stati non del Mar Nero.

Per cui il nuovo canale consentirebbe alle navi di transitare tra il Mediterraneo e il Mar Nero senza passare per parte degli stretti coperti dal trattato. Sul punto sono intervenuti 100 ammiragli turchi in pensione con una lettera aperta in cui definiscono “preoccupante” l’aver aperto il dibattito sul trattato di Montreux, definendolo un accordo che “protegge al meglio gli interessi turchi”.

“Siamo dell’opinione di astenerci da qualsiasi tipo di retorica o azione che potrebbe rendere la Convenzione di Montreux una questione controversa”, hanno scritto. Per tutta risposta il governo ha criticato la mossa e la magistratura ha aperto un’indagine: 10 di loro sono stati arrestati e accusati di “usare la forza e la violenza per sbarazzarsi dell’ordine costituzionale”.

ARBITRO

La costruzione dei due canali di Istanbul, che sarà sotto il completo controllo e discrezione della Turchia, darà ai turchi l’opportunità di consentire il passaggio di qualsiasi nave da guerra desiderino, in violazione del Trattato di Montreux, sostengono alcuni analisti. È qui che risiede il maggiore dubbio: nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa Erdogan assicura che i due nuovi canali non saranno collegati al trattato. Ma pur il canale non rientrando tecnicamente nelle competenze della convenzione, potrebbe però minacciarlo, aprendo la prospettiva di una maggiore militarizzazione nel Mar Nero.

Più in particolare, con questa mossa Erdogan potrebbe accreditarsi dinanzi al mondo come una presenza ancora più determinante in quell’area, ma è ragionevole immaginare che rivendicherebbe subito quel potere: chiedendo, ad esempio, una mano più libera nelle sue mire nel Mediterraneo orientale, in Siria e in Libia. Sul punto il presidente turco non ha mai nascosto il suo desiderio di disporre di metà dell’Egeo e non come uno sfruttamento congiunto delle risorse sottomarine presenti.

TRASPORTO MARITTIMO

Tra il 2008 e il 2018 il numero di navi nel Bosforo è sceso da 54.400 a 41.100 all’anno. Per cui quale sarà la reale esigenza del canale? Non solo il versante militare sarà interessato dalla mega infrastruttura ma anche il trasporto marittimo globale, a pochi giorni dall’incidente a Suez.

Come è noto la Cina punta forte sulle vie navigabili della Turchia e intende essere presente come player nel corso d’acqua artificiale parallelo al Bosforo, con le conseguenti implicazioni geopolitiche anche per la Russia e gli Stati Uniti nel Mar Nero. Così Erdogan, dopo l’operazione militare con l’Ucraina compresa la fornitura di droni a Kiev che ha provocato dure reazioni russe, azzarda ancora una mossa ad effetto, aprendo le porte a Pechino. Inoltre si dice che i lavori al canale di Istanbul potrebbero portare in grembo anche una nuova legge che impedirà il passaggio di navi con carico pericoloso (come idrocarburi). Se così fosse, Erdogan potrebbe ritrovarsi per le mani uno straordinario strumento di ricatto influenzando le petroliere e le navi gasiere, impedendone il passaggio e diventando un arbitro nel dossier energetico che è strategico per il Mediterraneo.

RELAZIONI

Sarà utile capire nelle prossime settimane quali potranno essere le reazioni di altri soggetti direttamente o indirettamente coinvolti. Intanto sulle presunte nuove relazioni tra Ankara e Tel Aviv, si registra il messaggio recapitato da Israele alla Turchia: il recente vertice a quattro fra Israele, Emirati Arabi Uniti, Grecia e Cipro sta cementando un’unione rafforzata ancora di più dagli

Accordi di Abraham, dove la minaccia che l’Iran rappresentava per Israele e per i paesi del Golfo è stata ampiamente vista come il collante per quelle nuove relazioni.

Gli Emirati Arabi Uniti, ad esempio, non mancano di sottolineare la propria preoccupazione per le mosse turche, come osservato al vertice cipriota da Anwar Gargash, consigliere diplomatico del presidente degli Emirati Arabi Uniti Sheikh Khalifa bin Zayed, e già ministro per gli affari esteri. Eau e Turchia sono rivali da tempo nella macro area, come dimostra il fatto che sono stati schierati su fronti opposti in tutte le recenti contrapposizioni mediterranee, dalla Libia alla Siria.

twitter@FDepalo

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