Primi effetti collaterali dell’accordo tra il braccio fintech di Alibaba e il governo cinese. La liquidità generata dai sistemi di pagamento e immagazzinata dal gruppo crolla del 18%. E adesso Jack Ma potrebbe fare un passo indietro

Il fintech cinese subisce una rivoluzione al giorno. Alibaba e il suo braccio finanziario Ant (prestiti e pagamenti) sono entrati in una ennesima nuova era. Sei mesi che hanno cambiato pelle e sostanza alle creature di Jack Ma, entrate in rotta di collisione con la Repubblica Popolare e per questo destinate allo schianto. Prima, lo scorso anno, lo sgambetto all’Ipo del secolo di Ant (37 miliardi), braccio fintech di Alibaba, poi l’indagine dell’Antitrust che ha colpito il monopolio su commercio elettronico, prestiti al consumo e pagamenti. Infine, dopo aver accarezzato la nazionalizzazione, la trasformazione coatta in holding. Tutto figlio della crociata intrapresa da Pechino contro un mondo, il fintech, sfuggito dagli artigli del Dragone e che per questo andava riportato nei ranghi.

Risultato, Ant sta perdendo parte del suo valore. L’attacco sferrato dalle autorità cinesi all’impero di Jack Ma è stato solo l’inizio. Perché oggi si registra una fuga dei capitali investiti nel fondo Yu’e Bao, veicolo di Ant Group. Il loro valore è calato del 18% nei primi tre mesi dell’anno a 972 miliardi di yuan (150 miliardi di dollari). Uno smottamento che è anche una spia di allarme.

Il vero problema è che questo calo è figlio di una strategia concepita a tavolino: quella ristrutturazione imposta da Pechino che ha trasformato Ant in una holding sorvegliata speciale. Operazione che, come racconta il Financial Times, prevede l’obbligo di “ridurre attivamente” la portata dei fondi presenti in Yu’e Bao, principale “magazzino” di denaro del gruppo, in cui convergono i fondi dai sistemi di pagamento, a partire da Alipay.

C’è chi sostiene che Jack Ma potrebbe averne abbastanza di tutto questo. In questo caso le indiscrezioni riportate da Reuters secondo cui Ant Group starebbe esplorando le opzioni per permettere a Ma di cedere la sua partecipazione nel gigante della tecnologia finanziaria e rinunciarne al controllo, potrebbero essere fondate. Addirittura, a novembre, all’indomani del clamoroso stop all’Ipo del secolo, il Wall Street Journal aveva dato conto della volontà di Ma di trasferire alcune sue partecipazioni al governo cinese.

Ad oggi, lo scontro tra il Dragone e Alibaba si è risolto con una multa da 18,23 miliardi yuan (pari a 2,33 miliardi di euro) per le violazioni delle regole antitrust, oltre alla trasformazione in holding. E questo ha aperto una voragine nel fintech cinese, spianando la strada a un riassetto forzoso dell’intero comparto. Non c’è solo Alibaba ad essere finito nel frullatore. Proprio in queste ore alcuni dei grandi gruppi – tra i quali JD.com, Meituan e ByteDance – hanno deciso di impegnarsi nell’adeguarsi alle nuove norme, più stringenti, imposte da Pechino. Quello che sta capitando ad Alibaba potrebbe presto capitare ad altri.

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