Mentre Roma si rivela un incrocio di spie russe e viene arrestato un nostro ufficiale per aver venduto segreti militari a Mosca, la politica non reagisce e litiga sul Copasir. Eppure dal blitz di martedì sera emergono almeno due buone notizie. Il corsivo del professor Roberto Setola, direttore del master in Homeland Security presso il Campus bio-medico di Roma

Leggendo l’episodio di martedì sera, ovvero l’arresto in flagranza dell’ufficiale di marina nell’atto di consegnare materiale segreto ad un rappresentante dell’ambasciata russa, da una prospettiva più ampia dell’episodio in se stesso, non possiamo che essere ottimisti.

Infatti, per quanto possa sembrare paradossale, abbiamo almeno due motivi per essere ottimisti. Il primo è che abbiamo avuto una, vorrei dire ennesima, riprova della capacità dei nostri servizi di intelligenze di fiutare l’area e di cogliere i diversi segnali deboli e, quindi intervenire in modo puntuale e tempestivo.

In secondo luogo, che penso sia un aspetto anche più importante del primo, è la riprova che dopo un anno di apnea legata alla pandemia Covid, l’economia mondiale sta ripartendo.

Episodi come quello di ieri, così come su scala diversa quanto sta succedendo in Birmania, la pacificazione della Libia, le polemiche sul nord strem 2, il forte tentativo di rilancio della rotta baltica (anche alla luce dell’episodio nel canale di Suez) solo per citare alcuni aspetti rappresentano le evidenze che le grandi potenze stanno iniziando a guardare oltre la pandemia e iniziano a riposizionarsi sullo scacchiere globale.

Scacchiere che però, nel frattempo, è profondamente mutato. La pandemia ha rappresentato, così come lo è stato all’inizio del millennio l’11 settembre, uno spartiacque che ha significativamente cambiato la geopolitica globale alterando assetti e strategia che sembravano consolidate e vincenti.

A differenza, però, dell’11 settembre in questo caso la frattura è molto più profonda, distribuita e frattale. Nessuno ha ancora idea di come sarà il mondo dopo la pandemia, ma quello che è certo è che la fase emergenziale si sta esaurendo. Questo non vuol dire che torneremo allo stile di vita del 2019, ma che torneremo a vivere e produrre, ma con paradigmi, approcci e priorità ben diverse.

Questi mutati e non definiti scenari impongono a tutti, ma soprattutto ai governi, la necessità di trovare una propria collocazione sullo scacchiere internazionale da qui la ragione dell’estrema dinamicità che le varie agenzia di intelligence stanno portando avanti per conto dei rispettivi governi.

In uno scenario così incerto quale è quello post-Covid poter avere informazioni ed elementi per comprendere quali saranno i trend evolutivi è fondamentale per evitare di restare indietro rispetto a quelle che saranno le vere sfide del 21simo secolo.

È come se dopo un anno di letargo vi sia la volontà di scoprire come è cambiato il mondo “esterno” e di scoprirlo velocemente in modo da poter “occupare” gli spazi più ambiti prima che gli altri ne colgano l’importanza e la rilevanza nel nuovo contesto.

Il governo italiano e le nostre agenzie sembrano aver compreso la necessità di operare con una velocità adeguata al momento. La nomina di Gabrielli a sottosegretario con delega ai servizi avvenuta pochi giorni dopo il voto di fiducia del governo Draghi è un segnala importante di attenzione a quanto sta succedendo nel mondo e alla necessità del nostro paese di avere adeguati strumenti per raccogliere i diversi segnali necessari per orientare strategicamente l’azione del governo.

Questo non sembra potersi però dire per il nostro sistema politico che sembra, invece, bloccato in vecchi bizantinismi ed eccessivamente orientato alla difesa di posizione di rendita o alla necessità di assecondare esigenze mutevoli legate all’ultimo sondaggio.

L’attività parlamentare, sia a causa delle restrizioni del Covid sia della assenza di una coesa maggioranza politica, pare procedere a rilento. Questo vale anche sul versante più prettamente legato all’intelligence. Basta solo pensare che il Copasir si è riunito l’ultima volta lo scorso 26 gennaio!

Ed il fatto che neanche il pur grave episodio di ieri abbiamo indotto le forze politiche ad acquisire elementi di informazione su quanto occorso è una riprova della necessità di un cambio di passo.

Se in situazioni normali i tempi di reazione potevano essere dettati dalla politica, oggi abbiamo la necessità che la velocità politica si adegui a quell odi evoluzione dello scenario. Una eccessiva lentezza è un elemento estremamente preoccupazione se vogliamo essere come Paese protagonisti dello scenario post-Covid.

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