Ricordare Alcide De Gasperi, padre della patria e dell’Unione europea, a 140 anni dalla sua nascita, non è vuoto esercizio di memoria ma stimolo a recuperare la sua eredità politica di fronte alla sfida della pandemia. E una lezione: senza unità nazionale non c’è sviluppo. Il commento di Vincenzo Scott, Dc della prima ora, già ministro degli Esteri e dell’Interno

L’anniversario dei 140 anni dalla nascita di Alcide De Gasperi cade in un momento estremamente delicato per la vita politica e sociale del nostro Paese. La ricostruzione che ci aspetta richiama alla ricostruzione fisica, civile e morale dell’Italia di cui De Gasperi, terminata la guerra, si è fatto carico. Un Paese uscito sconfitto e divenuto sotto la sua guida centrale negli equilibri internazionali, frontiera del mondo occidentale.

De Gasperi affrontò queste sfide nella consapevolezza che l’una fosse legata all’altra e che dunque avrebbero richiesto una risposta unitaria. Solo una volta risanata la crisi sociale ed economica l’Italia poteva trovare una sua solida collocazione nel contesto mondiale e radicare il suo ancoraggio all’Occidente, completare la sua trasformazione in una democrazia liberale.

Oggi, a un anno dallo scoppio della pandemia, nondimeno siamo di fronte a tre questioni di grande importanza. La prima è quella della mai terminata ricostruzione economica dopo la crisi del 2008 e soprattutto dopo una pandemia che ha messo in ginocchio la società e il modo di organizzare la vita della comunità italiana.

La seconda è la sfida dello sviluppo. Che significa non solo raggiungere una crescita tale da recuperare quello che abbiamo perso negli ultimi tredici anni, ma anche riposizionare l’Italia e l’Europa nel mondo, mettendo al centro la questione del Mezzogiorno troppo a lungo rimandata.

In un’Europa sempre più proiettata verso l’Africa e il Mediterraneo per ragioni politiche e demografiche, l’Italia potrà ritagliarsi un ruolo di primo piano solo se affronterà il nodo del rilancio meridionale grazie all’aiuto dei fondi europei per la ripresa.

La terza questione riguarda la collocazione internazionale del nostro Paese. In una competizione sempre più dura Stati Uniti, Cina e Russia, l’Italia deve riscoprire la sua bussola euro-atlantica senza ambiguità o tentennamenti.

Ricordare De Gasperi non significa soltanto richiamare la figura di un grande italiano e di un padre della patria, ma riscoprire la sua eredità politica e, anche, capire come è stata in parte dispersa nel corso degli anni. Recuperando la convinzione che tutto ciò che disgrega il tessuto civile del Paese, soprattutto i populismi e i qualunquismi, disgrega l’unità nazionale cui egli dedicò la sua vita personale e politica, che è l’unico vero presupposto per lo sviluppo e la ripresa italiana.

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