Il ministro è tornato di fronte alle Commissioni Difesa di Senato e Camera per proseguire il dibattito sulle linee programmatiche del suo secondo incarico a palazzo Baracchini. Entro aprile arriverà la direttiva di politica industriale, basata sulla spinta alle “sinergie” tra pubblico e privato. C’è “l’impegno” per investimenti certi, mentre su Sahel e Libia…

Per rafforzare il ruolo internazionale del Paese e il suo potenziale di innovazione non mancano capacità umane e industriali; servono piuttosto “lungimiranza, convergenza di intenti e investimenti adeguati”. Parola del ministro Lorenzo Guerini, che questa mattina è tornato di fronte alle commissioni Difesa di Camera e Senato per proseguire il dibattito sulle linee programmatiche del suo secondo incarico alla guida di palazzo Baracchini, anche in relazione alla proposta presentata dal governo per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr, qui la prima parte dell’audizione). Un’occasione ghiotta anche per il primo commento ufficiale sul “caso Biot“, con annessa spiegazione dei documenti a cui il capitano aveva accesso presso lo Stato maggiore della Difesa (qui le parole del ministro).

IL VALORE DEL SETTORE

Al centro dell’audizione, però, c’è stato il ruolo della Difesa per il Paese, compreso per il suo percorso di “ripresa e resilienza”. L’industria dell’aerospazio, difesa e sicurezza, ha spiegato Guerini rispondendo alle molteplici domande di senatori e onorevoli, “è una delle più solide realtà industriali nazionali, che si è dimostrata competitiva sul mercato internazionale e una risorsa economica per il Paese”. Perfino la pandemia “ha evidenziato come capacità militari all’avanguardia non siano solo garanzia di sicurezza e libertà, ma anche fondamentale fattore di resilienza e sovranità”, con spiccata capacità innovativa.

LA SINERGIA CHE SERVE AL PAESE

Da qui la spinta a “intraprendere un percorso condiviso per armonizzare le esigenze di modernizzazione dello strumento militare con l’obiettivo di consolidare il vantaggio tecnologico e la competitività dell’industria, con riferimento al soddisfacimento dei gap capacitivi”. L’obiettivo è “disporre di uno strumento militare moderno, ma al contempo bilanciato, tecnologicamente omogeneo e realmente integrato tra tutte le componenti”. Ciò “richiede un percorso condiviso – ha notato Guerini – che parta dall’individuazione delle tecnologie di cui disporre e conduca il Paese a svilupparle e detenerle”. E se “non sono mai mancate le capacità umane e industriali”, ora “servono lungimiranza, convergenza di intenti e investimenti adeguati”.

VERSO LA DIRETTIVA DI POLITICA INDUSTRIALE

Sul punto degli investimenti, il Documento programmatico pluriennale 2020-2022 “già alloca circa l’80% dei fondi su programmi con integrali ricadute sull’industria nazionale”, ha ricordato il ministro, citando altresì l’istituzione con l’ultima legge di bilancio di uno strumento pluriennale ad hoc per il settore. Dunque, c’è “la possibilità di rilanciare gli investimenti della Difesa quale strumento principale per lo sviluppo dell’industria nazionale, in ottica complementare e integrata rispetto al mercato internazionale”. Parola d’ordine “sinergia”, che troverà ulteriore riferimento nella “direttiva per la politica industriale della Difesa” che Guerini ha detto in uscita “entro il mese di aprile”.

I FONDI EUROPEI

Il tutto guarda anche all’evoluzione della Difesa europea, e in particolare ai 7,9 miliardi di euro di cui sarà dotato fino al 2027 il Fondo Edf. “L’attenzione ai programmi europei – ha rimarcato il ministro – deriva sia dalle opportunità offerte a favore dello sviluppo tecnologico del comparto produttivo coinvolto, sia dalla possibilità per l’industria di trarne un fruttuoso vantaggio competitivo consolidando le proprie posizioni di mercato”. Si tratterà comunque di co-finanziamento, tra l’altro fino alla fase prototipale, “escludendo dunque la susseguente fase di acquisizione vera e propria dei sistemi”. Per questo, ha detto Guerini, “i singoli governi saranno centrali nel compiere l’ulteriore passo necessario per concretizzare le iniziative avviate a garantire il pieno ritorno ai propri comparti industriali”.

L’IMPEGNO FINANZIARIAO

E per l’Italia, il fondo pluriennale contenuto nella legge di bilancio ha permesso di “riservare un volume finanziario pari a 150 milioni di euro per un iniziale supporto nazionale ai richiamati programmi di cooperazione europea”. Si tratta, “con ogni evidenza, di volumi ancora contenuti, ma fondamentali per l’adesione alle progettualità più interessanti e strategiche nell’ambito dei richiamati interventi europei”, ha detto il ministro. Difatti, resta “evidente che i costi acquisitivi dei progetti di futuro sviluppo potranno essere sostenuti proprio grazie alla reiterazione, in ciascuna delle prossime leggi di bilancio, del rifinanziamento del citato fondo pluriennale”. Con questa visione, “la Difesa persegue un processo di graduale ma costante crescita del proprio rapporto tra budget e Pil verso la media Nato europea”.

UNA DARPA ITALIANA?

Sul fronte dell’innovazione, Guerini è stato interrogato in merito alla proposta per una Darpa italiana, relativa al disegno di legge a prima firma della senatrice Alessandra Maiorino (qui l’intervista sul tema). È “finalizzato a consentire all’Italia di dotarsi di un’agenzia che si occupi di innovazione tecnologica nell’ambito del comparto della Difesa ispirandosi a modelli internazionali quali quelli della Nato e quelli statunitense, tedesco e francese”, ha ricordato il ministro. “Il tema – ha aggiunto – merita senz’altro un approfondimento”. Al momento “la Difesa è dotata di un certo numero di enti preposti ad attività di ricerca, il cui operato viene coordinato dal segretariato generale della Difesa”. La proposta di istituire una nuova agenzia, ha rimarcato, “sottende la necessità di una opportuna armonizzazione delle funzioni assegnategli con l’organizzazione attualmente prevista in ambito Difesa e con le iniziative già intraprese a livello Unione europea e Nato”.

LE CAPACITÀ

Riguardo le capacità esprimili, il ministro è tornato sulla campagna americana di Nave Cavour, che ha già ricevuto l’ok a imbarcare gli F-35. Ciò “consentirà all’Italia di entrare in quel ristretto gruppo di paesi in grado di operare aerei di quinta generazione da una portaerei”. Si tratta di un risultato “prestigioso”, che permette al Paese di rafforzare la capacità “di esprimere la necessaria proiezione di forze e capacità a tutela degli interessi nazionali sia nell’area strategica di primario interesse, quella del Mediterraneo allargato, sia in quelle aree dove si dovesse rendere necessaria una significativa presenza militare italiana”. A tal proposito, “l’Italia continuerà a stimolare una sempre maggiore attenzione verso il fianco sud dell’Alleanza e certamente sarà protagonista delle eventuali iniziative che saranno avviate per la stabilizzazione di un’area non solo prossima alle coste italiane ma anche vitale per gli stessi interessi nazionali”.

L’IMPEGNO NEL SAHEL

L’impegno si lega all’intenzione (già manifestata) di rafforzare il ruolo italiano nel Sahel. “L’architettura di impiego delle nostre Forze armate nel continente africano risponde alle precipue esigenze di salvaguardia della sicurezza e di protezioni di quegli interessi nazionali che, da regioni geografiche apparentemente lontane e non immediatamente contigue al continente europeo, sono direttamente minacciati dai fenomeni di instabilità che attraversano, in particolare, la fascia sub-sahariana”, ha detto Guerini. Da qui la partecipazione alla task force Takuba promossa dalla Francia, ma anche la spinta a un maggior coordinamento europeo (a breve il ministro ne parlerà con la collega Florence Parly). “Il tutto – ha concluso – deve essere messo a sistema con la nostra esigenza di stabilizzazione della Libia, Paese fortemente influenzato dai fenomeni che si sviluppano nell’area saheliana e da cui derivano numerose criticità che, proprio attraverso la Libia, si riverberano sul Mediterraneo”.

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