Il prosieguo del dibattito alle Commissioni Difesa di Senato e Camera è stata l’occasione per la prima comunicazione istituzionale sul caso Biot. Una comunicazione “doverosa” per Lorenzo Guerini, che ha spiegato le mansioni dell’ufficiale presso lo Stato maggiore della Difesa e i documenti a cui aveva accesso

Documenti classificati, ma “di valutazione e policy”, non legati “alla gestione delle operazioni o al dettaglio delle capacità nazionali e dell’Alleanza”. È quello a cui aveva accesso nel suo incarico presso lo Stato maggiore della Difesa il capitano Walter Biot, arrestato per spionaggio a favore della Russia. In attesa di capire quali documenti siano stati passati, è parso “giusto circoscrivere l’attività dell’ufficiale rispetto all’ufficio di cui deteneva la responsabilità” al ministro Lorenzo Guerini, che questa mattina è tornato di fronte alle commissioni Difesa di Camera e Senato per proseguire il dibattito sulle linee programmatiche del suo secondo incarico alla guida di palazzo Baracchini. Un’occasione ghiotta per il primo commento ufficiale sul “caso Biot“, una comunicazione “doverosa” secondo il ministro.

L’obiettivo? “Stigmatizzare in maniera decisa quanto avvenuto”, ha spiegato Guerini. “Chi è accusato di tali comportamenti ne risponderà davanti alla legge – ha aggiunto – vorrei dire, però, ancora una volta, che i valori e le esperienze delle nostre Forze armate sono altro rispetto a quanto si è evidenziato in questa bruttissima vicenda”.

Le indagini preliminari sono coperte dal segreto istruttorio. Perciò, “fino a quando la Procura di Roma non consentirà di accedere agli atti, non potremo prendere visione dei documenti oggetto dello scambio e valutare compiutamente la portata delle informazioni contenute nella chiavetta”.

In ogni caso, ha chiarito il ministro, “l’ufficiale era titolare di un incarico che lo autorizzava a prendere visione anche di documenti classificati; tuttavia le sue mansioni, che non prevedevano attività di comando o di direzione, lo portavano ad avere accesso a documenti di valutazione e policy e non alla gestione delle operazioni o al dettaglio delle capacità nazionali e dell’Alleanza”.

Comunque, ha rimarcato Guerini, “vedremo lo sviluppo degli elementi di indagine nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, quando possibile”, ma intanto “mi sembrava giusto circoscrivere l’attività dell’ufficiale rispetto all’ufficio di cui deteneva la responsabilità”. Per quanto riguarda le indagini, ha aggiunto, “anche che lo Stato maggiore della Difesa ha incaricato il primo Reparto (dedicato al Personale, ndr) di aprire un’inchiesta formale in ossequio a quanto previsto dal Codice dell’ordinamento militare”.

Infine, ha detto il ministro, “intendo ancora una volta sottolineare l’efficacia del sistema dei controlli e la sinergia tra le diverse organizzazioni dello Stato che si sono occupate di questo caso è che hanno consentito di farlo venire alla luce; per questo voglio ringraziare la Procura della Repubblica di Roma, l’Aisi, il Ros e lo Stato maggiore della Difesa”.

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