Pechino ha messo a punto un piano in due step. La banca centrale rifornirà gli istituti commerciali, che a loro volta li smisteranno presso i consumatori. Ma Washington prenderà le sue contromosse e anche l’Europa. Anche grazie alla spinta di Bankitalia

Lo yuan digitale avanza, preparandosi a sparigliare i sistemi valutari mondiali. Il progetto concepito dall’ex Celeste Impero nel 2014 e che ha già messo in allarme gli Stati Uniti si sta arricchendo di sempre maggiori dettagli. Tutto ruoterà intorno alla catena di distribuzione della moneta digitale, una volta che l’iter per il conio dello e-yuan sarà cosa fatta. Un poco alla volta sembrano emergere le prime indicazioni precise circa l’ingresso sul mercato della nuova moneta, destinata secondo molti analisti a mettere in discussione la sovranità valutaria del dollaro.

Ebbene, secondo la Cnbc, la distribuzione avverrà tramite un sistema a due livelli. Da una parte la Banca centrale cinese, la Pboc, distribuirà lo yuan digitale alle banche commerciali. Le quali, e qui si passa al secondo livello, saranno a loro volta responsabili di mettere la valuta nelle mani dei consumatori che poi potranno spenderla. In questa seconda fase, prettamente più operativa, verrebbero inclusi una serie di servizi per consentire ai consumatori di scambiare monete e contanti con yuan digitali. Solo allora, quando lo yuan digitale comincerà ad essere scambiato nella vita di tutti i giorni, si capirà l’effettivo impatto sugli equilibri valutari.

Qualcosa che, come raccontato da Formiche.net, preoccupa non poco la Casa Bianca. Non è un caso che Washington stia intensificando in queste ore il controllo sui piani della Cina per uno yuan digitale. Alcuni funzionari sarebbero preoccupati in particolare del fatto che la mossa del Dragone possa dare il via a una strategia a lungo termine per sostituire il dollaro come valuta di riserva dominante. In altre parole, limitare la sovranità globale del biglietto verde.

Di sicuro, la moneta digitale non riguarda solo Cina e Stati Uniti (i quali starebbero pensando all’immissione nel mercato di un dollaro digitale). Anche in Europa si muove qualcosa. E l’Italia, c’è. Alla Bce è nata persino una task force per studiare la creazione di un euro digitale. E in Bankitalia il dossier è aperto. La stessa vigilanza italiana ha partecipato alla redazione del rapporto della stessa Bce, sotto l’egidia del membro del board dell’Eurotower, Fabio Panetta.
Come ha scritto poco tempo fa il vicedirettore generale di Palazzo Koch, Piero Cipollone, “dar vita all’euro digitale significa per noi europei poter disporre di uno strumento importante, che garantisca che i pagamenti che avvengono con questa moneta siano rapidi, sicuri e immediati come avviene per una normale transazione in banconote, riducendo anche l’impatto ambientale connesso con la produzione di queste ultime. La nostra moneta è un bene pubblico, che ci permette di disporre di un metodo di pagamento semplice, accettato da tutti e affidabile. E con lo stesso livello di garanzia che abbiamo già dalla banca centrale degli europei, potremo scambiarci l’euro anche in forma digitale”.
D’altronde, continua Cipollone “come ha ricordato la presidente della Bce Lagarde, uno dei concetti chiave per una banca centrale è la fiducia, quella che i cittadini, le imprese, gli operatori riconoscono alla moneta. Ecco perché lo studio della task force è e sarà improntato a fare in modo che le soluzioni tecniche adottate garantiscano ai cittadini e alle cittadine d’Europa la stessa fiducia che abbiamo nelle banconote”.

 

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