Usa primi, Cina seconda, mentre l’Europa… Chi sale sul podio della corsa globale al vaccino? Per Joseph Nye, politologo di Harvard e padre del “soft power”, la più grande partita geopolitica del decennio ha anche implicazioni di sicurezza. Sputnik V? La Russia fa propaganda, l’Italia dovrebbe chiarire meglio i suoi rapporti con Mosca

È tutta lì, in una fiala di pochi centimetri, la più grande partita geopolitica del decennio. Occidente e Oriente si contendono la cima del consesso internazionale in una corsa globale al vaccino che ancora non ha visto nessuno tagliare il traguardo. Stati Uniti, Europa, Russia, Cina, chi salirà sul podio? Joseph Nye, decano di Harvard e presidente della Trilaterale, tra i più noti politologi americani, non ha dubbi. “Alla fine, sarà l’America a vincere questa competizione”. In palio c’è quello che lui, con una definizione che ha fatto scuola, ha chiamato trent’anni fa “soft power”, il potere “gentile” con cui gli Stati proiettano la loro immagine, e potenza, all’estero. E forse anche di più.

“La diplomazia vaccinale americana avrà la meglio – spiega Nye a Formiche.net – Biden ha invertito il corso avviato da Trump. Ha accordato di versare 4 miliardi di dollari nelle casse di Covax, l’iniziativa dell’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) per distribuire il vaccino alle nazioni povere. Trump, dall’Oms, si era ritirato. La differenza, anche in termini di proiezione estera, sarà enorme. Per di più Biden ha stilato un piano per potenziare la distribuzione dei vaccini in Asia con gli alleati del formato Quad, India, Giappone, Australia, un’iniziativa che avrà ripercussioni sul soft power americano in una regione cruciale come l’Indo-Pacifico”. Rientra, il piano-vaccini, in quel “restauro della politica estera americana” all’insegna del multilateralismo che Biden “ha avviato nella giusta direzione, dal rientro nell’Oms e negli accordi di Parigi sul clima fino al rilancio di Covax”.

Nye non ha dubbi. La competizione mondiale per i vaccini, dice, “si gioca in due. Da una parte gli Stati Uniti, dall’altra la Cina”. L’Europa, finora, rimane “spettatrice”. “Ha importato enormi dosi di vaccini americani, ma non riesce ancora a produrre i suoi, e sta pagando il prezzo della lentezza con cui procede il roll-out interno. Mi aspetterei un rilancio, ma temo che il danno sia fatto”.

I numeri raccontano una campagna monstre del Dragone. Secondo AP, la Città Proibita avrebbe già promesso mezzo miliardo di dosi a 45 Paesi. “La Cina ha fatto uno sforzo notevole sulla diplomazia del vaccino – sospira il politologo americano – anche se finora è stata bersaglio di un forte criticismo dall’estero, dopotutto è fin troppo evidente cosa sta cercando di fare”. Cosa? “Oscurare le sue pessime performance nel contenimento del virus all’inizio della pandemia, quando ha nascosto le prove della sua diffusione. Ora, con l’export di vaccini come Sinovac, può rivendicare singoli successi in alcuni Paesi del mondo in via di sviluppo, ma complessivamente sconta un grave ritardo nella distribuzione interna”.

Alla porta c’è la Russia di Vladimir Putin, con il vaccino Sputnik V. Che, dice il governo a Mosca, può essere esportato in grandi quantità all’estero, Italia compresa. Ma, dicono i dati, non è stato ancora somministrato alla stragrande maggioranza della popolazione russa. “Questo è un grande problema per la Russia – commenta Nye – che usa il vaccino come strumento di propaganda. E infatti ne esporta piccole quantità con grande pubblicità, mentre la sua popolazione non lo sta ricevendo”. “Propaganda”, ripete più volte il professore. “Per dimostrare che i loro vaccini sono sicuri, Cina e Russia devono accettare tutti i controlli medici necessari in Occidente, senza i quali non si può proseguire”. Poi, precisa Nye, “se il vaccino Sputnik V funziona, la politica deve fare un passo di lato, tanto più in mezzo a un’emergenza nazionale”.

La maratona del vaccino, insiste, ha anche implicazioni di sicurezza nazionale. “La disoccupazione, la diseguaglianza e l’impatto sociale della pandemia hanno posto le basi per un ritorno in grande stile di un modello di politica autoritaria, anche in Occidente. Una campagna vaccinale rapida ed efficace allontana questo scenario e toglie alibi all’autoritarismo domestico così come a quello russo o cinese”.

Secondo Nye “Cina e Russia rappresentano due minacce molto diverse”. La prima, sotto il profilo della Difesa, dell’intelligence e della sicurezza cibernetica, è “una minaccia di lungo termine, una potenza in ascesa, che ancora vanta un forte appeal politico ed economico”. La Russia, invece, “è una potenza in declino, e proprio per questo è imprevedibile, perché Putin è disposto ad assumersi rischi maggiori”.

Dalle manovre militari al confine ucraino fino alla propaganda per il vaccino, l’assertività di Mosca non è casuale e trova di fronte un’Europa a più voci, frenata da veti contrapposti e da interessi economici non trascurabili, come il gasdotto russo North Stream II diretto in Germania. L’Italia, chiude Nye, “dovrebbe realizzare quali sono le vere intenzioni della Russia e ponderare le possibilità di cooperazione”. D’altronde “ha una lunga esperienza nella mediazione con Mosca, ma una ben più lunga e consolidata alleanza diplomatica con gli Stati Uniti di cui ricorrono i 160 anni, con un legame politico, economico e culturale che non ha paragoni”.

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