La stampa italiana è oggetto di minacce e attacchi da parte della criminalità organizzata e dei gruppi neofascisti. Ecco perché Giletti e il quotidiano “la Repubblica” sono finiti nel report con cui Washington monitora il rispetto dei diritti umani nel mondo

Il report annuale del dipartimento di Stato statunitense sulla tutela dei diritti umani si occupa dell’anchorman Massimo Giletti e di Repubblica.

La vicenda citata parte da una segnalazione di Reporter senza frontiere su giornalisti esposti a minacce da parte di organizzazioni criminali. Il 14 luglio 2020, Repubblica ha pubblicato le trascrizioni delle conversazioni dei boss della criminalità organizzata descrivendo il presentatore televisivo come “un fastidio”. Le minacce rivolte al giornalista – che hanno portato alla decisione di metterlo sotto scorta – erano state avanzata dal boss mafioso Filippo Graviano, intercettato in carcere, dopo l’uscita dalla detenzione di 300 malavitosi collegati a Cosa Nostra per l’emergenza coronavirus: nel mirino, in particolare, la puntata del 10 maggio di “Non è l’arena su La7”, in cui Giletti lesse i nomi dei detenuti usciti di prigione. Giletti aveva raccontato a Repubblica di essere stato costretto a “cambiare abitudini” di essere “un po’ preoccupato, ma ho capito che l’inchiesta sulle scarcerazioni era stata importante”.

Altra storia citata, quella di Salvo Palazzolo, giornalista di Repubblica, che l’8 aprile dello scorso anno è stato minacciato in un post su Facebook dal fratello di un boss della criminalità organizzata detenuto in Sicilia. Palazzolo aveva pubblicato un articolo affermando che la generosità degli affiliati alla criminalità organizzata durante il lockdown era finalizzata ad aumentare la loro infiltrazione nelle comunità palermitane. Nel luglio 2019 la Federazione nazionale della stampa italiana ha riferito che due membri della criminalità organizzata sono stati intercettati mentre discutevano di una possibile aggressione a Palazzolo.

Non solo criminalità organizzata, però: Foggy Bottom evidenzia che sulla base del rapporto 2020 delle organizzazioni partner alla piattaforma del Consiglio d’Europa per la promozione della protezione del giornalismo e della sicurezza dei giornalisti ha citato preoccupazioni per gli attacchi fisici e verbali ai giornalisti da parte di gruppi neofascisti in Italia.

Anche in questo caso c’entra Repubblica, con l’ex direttore Carlo Verdelli bersagliato da una serie di insulti in un tweetstorm da parte di gruppi di estrema destra tra gennaio e aprile. Il 2 febbraio anche il fondatore ed ex direttore Eugenio Scalfari aveva ricevuto sei lettere contenenti insulti, oltre che allarmi bomba e pacchi sospetti.

Nel report da Washington si sottolinea che la Federazione nazionale della stampa italiana ha inoltre segnalato 83 casi di minacce contro giornalisti tra gennaio e giugno, di cui circa la metà online.

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