Lo spettro del lockdown è ancora vivo ma per le imprese italiane è tempo di guardare avanti e sperare in un ritorno dell’economia reale. Spunti e riflessioni dal dibattito organizzato dall’Istituto per la competitività

Riaprire per ripartire. E vivere. Può l’ottava economia mondiale continuare a tenere migliaia di saracinesche abbassate? No, se si vuole avere una speranza bisogna provare a riaprire, un passo alla volta. Il governo di Mario Draghi, sembra averlo capito. Ma per le categorie produttive non basta, non è abbastanza. Bisogna tornare a competere, a macinare Pil e non solo vivacchiare. Di questo si è parlato nel corso dell’evento Oltre le chiusure. La sfida della competitività e l’Italia che riparte, promosso e  dall’Istituto per la Competitività (I-Com), che ha preso dallo studio curato dalla società di analisi e ricerche di mercato Ipsos in merito all’impatto causato dall’emergenza sanitaria sui settori dell’economia italiana maggiormente colpiti dalla pandemia e dalle misure di contrasto alla diffusione del Covid-19.

Tra i partecipanti,  Eleonora Mazzoni, direttore Area Innovazione I-Com, Andrea Alemanno, Group Director Ipsos Italia, Giuliano Frosini, Vice President Public Affairs Igt, Federico Iadicicco, presidente Anpit, Marina Lalli, presidente Federturismo, Francesco Rutelli, Presidente Anica, Lucia Azzolina, deputata Movimento 5 Stelle Commissione Affari costituzionali, Benedetta Fiorini, deputata Lega Commissione Attività Produttive, Ylenja Lucaselli, deputata Fratelli d’Italia Commissione Bilancio, Patrizia Prestipino, deputata Partito democratico Commissione Cultura, Scienza, Industria, Liliana Faccioli Pintozzi, Conduttrice Keyword e giornalista Sky Tg24, Nicola Porro, conduttore Quarta Repubblica e vicedirettore de Il Giornale e Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La ricerca presentata da Ipsos, si è concentrata sulla percezione da parte della popolazione italiana del danno generato dalla crisi provocata dalla diffusione del Covid-19, in particolare per i settori che più hanno risentito delle chiusure: dall’istruzione alla cultura, dal turismo alla ristorazione, passando per lo sport, il gioco, i congressi e le fiere. Ebbene, “la pandemia ha senza dubbio modificato le abitudini degli italiani, che da circa un anno si vedono impossibilitati a frequentare luoghi come ad esempio teatri, palestre, piscine, sale scommesse”, si legge nelle conclusioni.

Ancora, “l’attesa è di un periodo ancora lungo di criticità. Permane comunque la certezza che una volta possibile, sempre nella massima sicurezza, gli italiani tornerebbero alle vecchie abitudini: esiste quindi una forte domanda compressa”. Guardando all’economia “è evidente per gli italiani che l’effetto della pandemia è stato più forte per alcuni settori che per altri. Inoltre le aziende di minori dimensione sono state particolarmente colpite. Gli aiuti alle imprese sono stati percepiti dalla popolazione, ma in generale non ritenuti in grado di compensare tutte le situazioni”.

Ancora, “guardando avanti, tutti i settori meritano un’idonea attenzione: in primo luogo verificare le opportunità di apertura, oppure prevedere compensazioni adeguate. A differenza di molte crisi precedenti, appare evidente che la tutela dei lavoratori e delle aziende in difficoltà deve andare di pari passo”. Tra gli interventi delle personalità convenute, ha spiccato quello di Frosini, manager dell’ex Lottomatica. Il settore del gioco legale è d’altronde tra i più penalizzati e tra gli operatori il disappunto non manca.

“Non faccio fatica a dire che che il comparto del gioco legale è stato pressoché dimenticato dalla politica. E questo pone un problema di dignità. Non vorrei che la pandemia fosse l’occasione vita natural durante per dimenticarsi di un comparto che non solo garantisce posti di lavoro ma anche un gettito fiscale non indifferente”, ha messo in chiaro Frosini. “Forse è tempo che la politica sia meno ipocrita e decida se vuole o meno tenere in piedi un comparto, quello del gioco legale. Deve essere chiaro a tutti, se si decide di far morire le aziende del gioco, bisogna tenere a mente alcune conseguenze. Primo, oltre ai posti di lavoro lo Stato ci rimette una quota non indifferente di entrate fiscali. E secondo, si elimina l’unico presidio di legalità contro il gioco illegale. Senza le aziende del gioco legale di spalancherebbero le porte alla criminalità”.

Secondo il presidente di Anica Rutelli, “il cinema è una medaglia con due facce: le sale cinematografiche soffrono una crisi profonda, ma c’è un grande spirito di collaborazione con gli stakeholder. La nostra filiera ha bisogno di una fortissima azione di coordinamento”. Dello stesso avviso Marina Lalli, per la quale “il turismo continua a mantenere un triste primato anche nella percezione delle persone. L’unico elemento a nostra disposizione rimane la vaccinazione, utile per regolare i movimenti in maniera razionale”.

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