La recente visita oltreoceano di Di Maio riassume i recenti sforzi italiani verso un più robusto impegno diplomatico con gli Stati Uniti. I presupposti perché Roma abbia più peso a Bruxelles e Washington ci sono tutti; bisognerà vedere se saprà cogliere queste opportunità. Il commento di Giovanna De Maio, nonresident fellow Brookings

Il ministro degli Esteri Luigi di Maio è il primo tra i dignitari stranieri a recarsi in visita ufficiale a Washington dopo l’insediamento dell’amministrazione di Joe Biden. Oltre a commemorare i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Stati Uniti, questa visita marca un periodo particolarmente promettente per la cooperazione tra i due Paesi.

Nell’ampia cornice del rilancio delle relazioni transatlantiche promesso dall’amministrazione di Joe Biden, l’Italia può sfruttare questo momento per capitalizzare sui legami profondi con gli Stati Uniti dal punto di vista della sicurezza (l’Italia ospita il più alto numero di truppe americane sul suolo europeo dopo la Germania ed è il primo tra partner europei per il contributo di truppe armate alle missioni peacekeeping delle Nazioni Unite), dell’economia e della geopolitica e rilanciare la cooperazione nel Mediterraneo allargato e in generale sulle sfide comuni, prima tra tutte la pandemia, l’accesso globale ai vaccini e il cambiamento climatico.

In questo senso l’Italia può contare su alcuni elementi importanti. In primo luogo, la presidenza del G20 e la co-presidenza della COP26 (la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico) offrono una finestra importante per evidenziare il ruolo dell’Italia nei forum multilaterali.

In secondo luogo, la leadership di Mario Draghi è molto apprezzata negli Stati Uniti per il ruolo cruciale svolto nella gestione della crisi finanziaria del 2008 in coordinamento con la Federal Reserve allora presieduta dall’attuale segretaria al Tesoro, Janet Yellen. A tale proposito, gli analisti del Center for American Progress, think tank particolarmente influente nel panorama di Washington, hanno scritto di come gli Stati Uniti debbano puntare sul rapporto con l’Italia e del suo premier per impostare una ripresa economica post Covid-19, che sia sostenibile e coordinata a livello transatlantico.

Di fatti la visita di Di Maio riassume i recenti sforzi italiani verso un più robusto impegno diplomatico con gli Stati Uniti. Già la settimana scorsa, Repubblica ha pubblicato un articolo a firma di Di Maio e del segretario di Stato Anthony Blinken che raccoglie l’impegno comune verso le sfide alla sicurezza internazionale e la protezione dei valori democratici. A Washington, Di Maio è inoltre intervenuto presso il thank tank Atlantic Council insieme a personalità come la speaker della camera Nancy Pelosi, di origini italiane, e l’ex segretario di Stato Madeleine Albright per celebrare le diverse dimensioni della partnership italo-americana.

Con queste iniziative l’Italia intende ritagliarsi un ruolo più di primo piano nell’agenda transatlantica del presidente Biden e nel ricucire il rapporto tra gli Stati Uniti e l’Unione europea, guastatosi sotto la presidenza di Donald Trump e che fatica a ripartire attraverso strategie securitarie comuni e a delineare strategie comuni verso la Cina e la Russia. Alla luce del ruolo chiave nella Nato (primo contributore europeo nelle missioni Nato out of area) e degli stretti legami con l’industria della difesa americana, per gli Stati Uniti l’Italia rappresenta un partner importante nel dibattito europeo sull’autonomia strategica europea, per facilitare la cooperazione con l’alleanza atlantica. Inoltre, con l’avvicinarsi delle elezioni tedesche quest’autunno e quelle francesi del prossimo anno, (al netto di elezioni anticipate) l’Italia si trova (come Draghi) in una posizione vantaggiosa per avere più peso politico nei rapporti degli Stati Uniti con l’Europa.

Quanto alla Cina e la Russia e ai regimi autoritari in generale, l’Italia di Draghi tende a tirare una linea più precisa tra inevitabili cooperazione economica e interazioni securitarie, e rapporti politici con un forte accento alla questione dei valori democratici. La visita di Di Maio ha infatti luogo a pochi giorni di distanza dall’espulsione di due diplomatici russi accusati di aver corrotto l’ufficiale di Marina Walter Biot per ottenere informazioni riservate sulla sicurezza italiana e sulla Nato; di recente il presidente del consiglio ha esercitato la cosiddetta regola del golden power per stoppare l’accordo Zte-Fastweb e evitare l’acquisizione di un’azienda lombarda di semiconduttori da parte di un’azienda cinese alla luce delle preoccupazioni relative alla sicurezza delle comunicazioni e degli approvvigionamenti nella catena del valore.

I presupposti perché l’Italia abbia più peso in Europa e a Washington ci sono tutti; bisognerà vedere se Roma saprà cogliere queste opportunità.

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