Lo zar del clima americano e il ministro degli esteri russo hanno sfruttato un incontro imprevisto per parlare della crisi climatica. All’orizzonte il summit di aprile. Ecco come l’ambiente diventa una carta geopolitica imprescindibile

Lo zar del clima statunitense John Kerry e il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov si sono incontrati brevemente a Nuova Delhi, stando all’Hindustan Times. Secondo l’ambasciata statunitense locale, che ha confermato l’accaduto, i due si sono incrociati per combinazione nella lobby dell’albergo dove alloggiavano e hanno parlato del clima “per qualche minuto”. Dal lato russo, le fonti di HT hanno fatto sapere che l’incontro è durato quasi 15 minuti.

I due si trovavano nella capitale indiana per incontri bilaterali diversi; il primo stava tenendo delle conferenze per parlare della mitigazione dell’utilizzo di combustibili fossili in India, il secondo ha incontrato la sua controparte indiana per preparare un summit annuale. Incontratisi in un momento di altissima tensione tra Washington e Mosca – tra sanzioni, accuse e musi duri su svariati dossier internazionali – i due hanno comunque colto la palla al balzo per un breve confronto a latere.

Lavrov e Kerry hanno avuto modo di conoscersi anni fa. Il russo ricopre la carica di ministro degli esteri dal 2004 e l’americano è stato Segretario di stato durante la presidenza di Barack Obama, periodo nel quale i due hanno partecipato alle lunghe contrattazioni per l’accordo sul nucleare iraniano. Peraltro, la loro tendenza a incontrarsi in via ufficiosa – o proprio in segreto – è ben documentata da tempo.

L’incontro in sordina tra Kerry e Lavrov preannuncia la disponibilità delle due potenze a mantenere un livello di dialogo accettabile sul clima. Il fatto che abbiano sfruttato quei pochi minuti per affrontare il tema è sintomo dell’evoluzione del discorso geopolitico odierno, dove alla crisi climatica è riconosciuta un’importanza tale da travalicare le tensioni tra Paesi (vale anche nel rapporto tra i due super-rivali Usa e Cina).

Il presidente statunitense Joe Biden ha messo il clima tra le priorità della propria agenda politica, domestica ed estera. Ha creato ad hoc l’incarico di inviato speciale presidenziale per il clima, ricoperto, appunto, dall’ambientalista di ferro Kerry, che in virtù del suo titolo può esercitare un peso significativo sulla politica estera a stelle e strisce.

A fine marzo Biden ha invitato ufficialmente Vladimir Putin e Xi Jinping a partecipare al summit straordinario sul clima, un incontro virtuale con 40 leader mondiali che si terrà tra il 22 e il 23 aprile. Ieri Bloomberg ha scritto che il presidente russo ha in programma di parteciparvi, nonostante la sua controparte americana gli abbia dato dell’assassino in diretta nazionale solo qualche settimana fa. Si tratterebbe del loro primo incontro ufficiale da quando Biden è entrato nella Casa Bianca come commander in chief.

Da parte sua, anche Putin sa di non potersi tirare indietro da un palcoscenico globale di tale importanza. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov non ha ancora confermato la partecipazione di Putin, ma il mese scorso aveva dichiarato che il presidente russo “presta molta attenzione” alla questione climatica e sottolineato che la Russia è firmataria degli accordi di Parigi, le rotaie della lotta globale al riscaldamento terrestre. Anche l’America è rientrata in questa cornice una volta finito il quadriennio della presidenza di Donald Trump.

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