Il filosofo veneziano a tutto campo su riaperture, rientro a scuola in presenza e situazione politica. “La mia una svolta a destra? No, ma se Salvini dice cose di buonsenso è giusto riconoscerlo”. E Draghi? “Sta facendo bene, ma ha ereditato lacune e ritardi”. Conversazione con Massimo Cacciari

“La priorità assoluta è quella di far tornare i ragazzi a scuola. Non c’è altro da dire: bene hanno fatto le Regioni a fare pressing sul governo per riottenere la riapertura”. L’intervento a gamba tesa è di Massimo Cacciari, filosofo, accademico e raffinato analista della contemporaneità. Pare avere il coltello fra i denti. Quando parla di scuola s’infervora. Nonostante l’indirizzo dell’esecutivo, espresso in queste ore dal ministro all’Istruzione Patrizio Bianchi, sia quello di far tornare la totalità dei ragazzi (e non più in percentuali ridotte) tra i banchi, per Cacciari “è già tardi: non esiste altro Paese europeo che abbia tenuto chiuse le scuole per così tanto tempo come l’Italia”.

Cacciari, la scelta di tenere i ragazzi lontani dalle scuole, è indice di scarso interesse per la formazione nel nostro Paese?

Non saprei se questo è lo specchio del Paese. So per certo che le giovani generazioni hanno l’assoluta necessità di tornare a scuola. Ma non solamente per motivi legati all’apprendimento. Bensì perché la scuola è l’unico luogo in grado di colmare le disuguaglianze: non tutte le case sono uguali, non tutte le tensioni domestiche sono uguali, non tutti i problemi delle famiglie (che in questo modo vengono trasmessi anche ai figli) sono uguali. Occorre rientrare fra i banchi al più presto. Sono ben conscio del rischio, ma l’esecutivo non deve temere i virologi.

Il ruolo dei virologi, sebbene piuttosto discusso, è risultato fondamentale in alcune circostanze.

Sono il primo a riconoscerlo. I virologi fanno il loro mestiere, ma è la politica che si deve assumere responsabilità chiare e decidere che indirizzo vuole prendere su un tema così caldo come questo.

A proposito di temi caldi, la decisione contenuta nell’ultimo decreto che prevede di mantenere il coprifuoco fino alle 22 sta esacerbando non poco gli animi. Gli scontri nell’ambito della maggioranza sono piuttosto accesi. Lei che idea si è fatto?

C’è ben poca differenza in realtà tra l’avere il coprifuoco alle 22 piuttosto che alle 23. Gli unici che ancora, purtroppo, ne risentirebbero sarebbero i ristoratori e i baristi profondamente vessati da questa emergenza. Ma l’obiettivo più generale dovrebbe essere la riapertura in sicurezza di tutti i locali, con misure precauzionali chiare e definite. Il resto è bagarre politica.

In questi mesi lei ha espresso posizioni piuttosto discostate dal mainstream. È una svolta a destra?

Non vedo perché se, ad esempio il leader della Lega, sostiene che due più due fa quattro io debba dargli contro. Non è una svolta a destra, è semplicemente il coraggio di ammettere che la verità non sta ne dall’una ne dall’altra parte. Al Carroccio tuttavia contesto di fare spesso battaglie “urlate” senza affiancarle a progetti concreti. Ad esempio in questo frangente, penso che la cosa più efficace sarebbe quella che la Lega presentasse un piano di ripartenza in sicurezza per le attività economiche. Anche perché se si riapre come l’estate scorsa, siamo davvero rovinati.

Ritiene che il governo guidato da Mario Draghi stia gestendo bene la crisi pandemica?

Avendo ereditato ritardi e lacune profonde, devo dire che l’attuale esecutivo sta facendo quello che può. Mario Draghi ha una grande credibilità, anche internazionale. È pur vero che da questa maggioranza non ci si può aspettare più di tanto. Non si può certo domandare a questo governo di fare riforme strutturali. Magari, ecco, un miglioramento dell’organizzazione amministrativa.

Quali sono le priorità sulle quali occorre investire nell’ambito del Recovery Fund?

Sostenere innanzitutto le imprese della filiera innovativa e quelle green. In più, occorre investire sul fronte della formazione: le generazioni che verranno dovranno essere pronte ad affrontare le nuove sfide del futuro. In gioco c’è la capacità competitiva del Paese.

Che cosa ne pensa del nuovo corso impresso da Enrico Letta al Partito democratico?

E chi lo vede il Pd? Battute a parte, mi pare che i dem siano assuefatti alla linea del governo, senza nessun tipo di spirito propositivo. Letta non ha iniziato il suo mandato alla segreteria del Pd col piede sbagliato. Nel complesso però, mi pare che manchino di mordente.

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