Wilson Wang, ceo di Huawei Italia, intervistato dal Sole 24 Ore dopo i dati 2020, i primi dopo le strette trumpiane. Conferma che l’Italia è “strategica” per l’azienda ma dice: “Non abbiamo incontrato nessuno” del governo Draghi. E su Tim e Golden power…

“L’Italia è strategica per Huawei”. A confermarlo, intervistato dal Sole 24 Ore, è Wilson Wang, da gennaio amministratore delegato di Huawei Italia, che commenta il rapporto 2020 presentato nei giorni scorsi, il primo dopo i divieti imposti dall’amministrazione di Donald Trump. Ricavi e utili sono con il segno più, ma la crescita è rallentata. Ma il dato che più colpisce è la distribuzione delle entrate: il mercato cinese si è rafforzato e oggi rappresenta più del 65% del totale. Crollano, invece, i ricavi altrove: in Europa, Medio Oriente e Africa sono scesi del 12,2%; in Asia (extra Cina) dell’8,7%; nelle Americhe del 24,5%.

IL NUOVO CENTRO

“Vogliamo dimostrare come siamo al 100% trasparenti, lavorando per migliorare la cooperazione e la comunicazione riguardo alla cybersecurity. Vogliamo inoltre dimostrare la nostra capacità di essere allineati ai requisiti richiesti dalle norme sul golden power”. Così Wang spiega gli obiettivi del nuovo Cyber Security Transparency Centre inaugurato la scorsa settimana a Roma (assente last-minute Mariastella Gelmini, ministra per gli Affari regionali, come rivelato da Formiche.net).

TIM E GOVERNO DRAGHI

Proprio la normativa golden power ha portato problemi con la committenza, sottolinea il Sole 24 Ore ricordando che Tim ha rinunciato a scegliere Huawei per la rete core. “Siamo in discussione con Tim per forniture sulle loro reti. Quanto al golden power, la normativa è la stessa per tutti i fornitori non europei, non solo per quelli cinesi”, risponde il manager spiegando di non aver “ancora avuto modo di incontrare nessuno” del nuovo governo.

LA PARTITA DELLA DIGITALIZZAZIONE

“Il tema in Italia è quello della necessaria digitalizzazione”, ha dichiarato ancora Wang. Parole che fanno eco a quelle del presidente Luigi De Vecchis che la scorsa settimana aveva spiegato che Huawei vuole “soddisfare la digitalizzazione italiana, l’agenda in vigore in Italia” e che la partita, dunque, non è limitata al 5G: “La tecnologica 5G da sola non basta a fare la trasformazione”. In ballo ci sono gli oltre 40 miliardi del Next Generation EU per la digitalizzazione del Paese.

LA NUOVA POSTURA DI ROMA

L’assenza di Gelmini all’evento della scorsa settimana ha rappresentato un chiaro segnale. Non diverso da quello lanciato dal ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, che recentemente ha illustrato al Senato il suo piano per l’Italia digitale sottolineando come “la transizione digitale come strategia industriale e geostrategica competitiva” dell’Italia deve essere “chiaramente europea e atlantica”. Parole che, notavamo su Formiche.net, suonavano come un avvertimento alle aziende cinesi, tra cui Huawei.

L’ATTESA DI HUAWEI

Come evidenziamo su Formiche.net, è interessante notare come le decisioni statunitensi siano trattate da Huawei come un rischio operativo. Ecco cosa scrivevamo – osservazioni che sembrano trovare un riscontro italiano nell’intervista di oggi a Wang.

Il focus del rapporto, però, è su tutt’altro. Un esempio? Il 5G aiuterà la sicurezza dei minatori. Ma il rapporto è un messaggio chiaro, una prova di forza: il 5G in Cina va a gonfie veloce, la società resiste – quelli bravi di questi tempi parlano di resilienza – e Huawei può prepararsi a rivendicarlo.

La palla è nel campo dell’Occidente, dell’Europa in particolare, che intanto sta mettendo dei paletti alle società cinesi: a livello industriale non può che svegliarsi, far correre veramente le aziende europee, attirare investimenti dagli Stati Uniti. Altrimenti non resterà che una soluzione: cedere alla narrazione cinese, pronta a tutto per dimostrare all’Occidente che tenere fuori le sue aziende è un costo.

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