La scorsa estate Tallinn e Pechino hanno deciso espulsioni reciproche di diplomatici. La vicenda è ancora avvolta nel mistero ma forse c’entra un ricercatore estone beccato a spiare per i cinesi

Francesco Verderami nota oggi sul Corriere della Sera che “il clamore con il quale è stato denunciato l’episodio da guerra fredda ha una forte valenza politica. Serve a sgombrare definitivamente il campo da certe ‘preoccupazioni’ vissute negli ultimi anni dai tradizionali alleati, ‘preoccupazioni che – il ministro della Difesa [Lorenzo Guerini] ha voluto rimarcarlo nelle riunioni riservate – non avevano mai colpito gli apparati di intelligence italiani, sempre considerati e molto apprezzati”.

Se da noi la spy story che coinvolge l’ufficiale di Marina Walter Biot e un militare russo è stata resa pubblica, altrove un’altra vicenda di spionaggio è stata tenuta al coperto. Almeno fino a qualche giorno fa.

Hannes Rumm, ex consigliere per la comunicazione strategica presso il ministero degli Affari esteri estone, ha rivelato in un articolo su Maaleht che alcuni mesi fa Estonia e Cina hanno segretamente espulso reciprocamente dei diplomatici. “Alla fine dell’estate scorsa, il nostro governo ha preso una decisione insolita: un rappresentante diplomatico cinese è stato espulso dall’Estonia per cattiva condotta, ma questa decisione non è stata resa pubblica. In risposta, la Cina ha adottato la medesima misura, espellendo un dipendente dell’ambasciata estone a Pechino. Anche il governo cinese, tuttavia, ha deciso di non rivelare l’espulsione del diplomatico”, ha scritto Rumm.

Sulla vicenda la ministra degli Esteri estone Eva-Maria Liimets si è trincerata dietro un “no comment”. È intervenuto, invece, l’allora capo della diplomazia, il deputato Urmas Reinsalu: “Nelle relazioni internazionali, a volte sorgono domande sulle quali i Paesi preferiscono tacere. A volte è inappropriato parlare di quello che è successo nelle relazioni fra due Paesi. E accade anche che, su alcune questioni, ci sia un certo accordo tra i Paesi coinvolti”, ha detto all’emittente radiotelevisiva pubblica Err.

Il ministro degli Esteri di allora, però, non ha confermato che l’espulsione del diplomatico cinese fosse collegata al caso del famoso oceanologo estone, Tarmo Kyuts, condannato per spionaggio per conto della Cina due settimane fa. Come ricorda Nova, il ricercatore di 57 anni dell’Università di tecnologia di Tallinn è stato condannato a tre anni di carcere per aver partecipato ad attività di intelligence contro l’Estonia e a favore della Cina. Il tribunale ha confiscato allo scienziato 17.000 euro, riconosciuti come proventi del reato. I pubblici ministeri hanno affermato che Kyuts ha iniziato a spiare per la Cina nel 2018 ed è stato arrestato in segreto lo scorso settembre. Oltre ai 17.000 euro incassati per il suo “lavoro” di spia, l’oceanologo avrebbe ricevuto in regalo anche diversi viaggi di lusso.

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