Secondo l’ambasciatore Norland, i miliziani ciadiani del Fact che hanno ucciso il presidente Déby sarebbero stati aiutati dal Wagner Group, i mercenari russi che Mosca ha schierato in Libia e in tanti Paesi dell’Africa

“La questione non è stata ancora confermata, ma ho sentito che il Wagner Group (contractor militari russi, ndr) hanno accompagnato il convoglio dei miliziani ciadiani del FACT [oltre il confine libico] nei recenti attacchi”, lo dice Richard Norland, ambasciatore statunitense in Libia, in un’intervista, su Asharq al Awsat (fatta dall’ambasciata di Londra, dove il sito arabo è basato). Si tratta di parole molto importanti, perché accusano il gruppo paramilitare collegato al Cremlino e schierato in Libia di essere parte della destabilizzazione in Ciad, dove i ribelli (che trovano protezione nel Fezzan) hanno recentemente compiuto attacchi e in uno di questi ucciso il presidente eterno Idriss Déby.

Una situazione molto delicata che ha portato il paese in mano a una giunta militare (guidata dal figlio di Déby) che combatterà il FACT e guiderà il paese verso nuove elezioni. Dinamiche che potrebbero portarsi dietro complicazioni e sovrapposizioni regionali, e su cui Tripoli ha già alzato al massimo l’attenzione sia perché i ribelli ciadiani si rifugiano nella regione meridionale libica, sia perché gli stessi sono stati parte delle unità di miliziani della Cirenaica che hanno provato fino a pochi mesi fa a conquistare il paese. La Russia, che ha presenze tramite la Wagner in molti paesi africani (tra cui Libia, Sudan, Repubblica Centrafricana, confinanti col Ciad) è interessata a Ndjanema. Mosca ha un patto di cooperazione militare col Ciad, ma potrebbe voler giocare su entrambi i lati delle tensioni anche per guadagnare forza in un’area in cui si muove in competizione con la Francia.

Norland ha detto anche che nelle conversazioni che sta portando avanti con i diplomatici russi, adesso questi riconoscono la presenza del Wagner Group in Libia. Si tratta di ammissione confidenziali tuttavia, perché Mosca ufficialmente non conferma, e non parla di contractor ma di “normali cittadini” che si trovano in Libia (e altrove in Africa) per ragioni private di cui il governo non sa niente.

Secondo le stime (Onu, Usa, Ue) tra il Sud e l’Est libico ci sono circa 2mila contractor del Wagner Group. Come ha sottolineato Norland, questa presenza è un problema per il fianco-sud della Nato — e in effetti, l’affaccio al centro del Mediterraneo, è una delle ragioni strategiche dietro allo schieramento. Norland ha sottolineato le difficoltà nel negoziare con Mosca, mentre con Ankara (che ha uomini sul lato della Tripolitania, perché il governo di Tripoli aveva firmato un accordo per difendersi da Haftar) si “negozia diligentemente”.

Da quando sono entrato in carica, ha precisato Norland, la “mia missione” è stata quella di fermare l’aggressione di Khalifa Haftar contro il precedente governo onusiano — l’ambasciatore, attivo dall’estate del 2019, ha smentito che l’amministrazione Trump abbia mai dato il via libero all’attacco del capo miliziano dell’Est. Wagner e Haftar stanno sullo stesso piano: sia perché il gruppo di mercenari russi schierati in Libia ha fornito supporto militare nella campagna del ribelle su Tripoli; sia perché in questa fase sono due problemi per il governo Dabaiba, che ha il compito di stabilizzare il paese e per farlo deve convincere le forze straniere a ritirare i propri uomini e sciogliere le milizie libiche per creare Forze armate unificate (e per farlo occorre dialogare con Haftar, che guida una milizia importante e dal nome pretestuoso di Esercito nazionale libico).

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