Conversazione con Goffredo Bettini, promotore delle Agorà in cui “tornare a parlare di strategia politica”. Alleanza tra Pd e M5S alle amministrative? Sì, ma vanno valutati i singoli casi. E su Roma? “Considero l’operato di Raggi negativamente”

“Torniamo a parlare della sinistra, in un dibattito politico nel quale questa parola è quasi scomparsa”. Goffredo Bettini, esponente di spicco del Partito democratico, snodo dei rapporti per la costituzione del Conte bis (a cui è ancora affezionato), ha lanciato una sfida. Nelle sue “Agorà”, l’obiettivo è tornare “a parlare di strategia politica, il centrosinistra ne ha bisogno”. Chiarendo subito che “non si tratta di una ennesima corrente del partito, ma di uno spazio pluralista per promuovere il dibattito delle idee”. Nei giorni scorsi il confronto tra Giuseppe Conte, leader in pectore del Movimento 5 Stelle, Enrico Letta, segretario del Pd, vicepresidente dell’Emilia-Romagna e fondatrice della lista “Coraggiosa”, Elly Schlein, e la politologa e giornalista Nadia Urbinati, è stato funzionale a mettere in fila una serie di questioni dirimenti, a partire dall’allargamento del campo progressista, che saranno fondamentali anche nell’ottica delle amministrative sui territori.

Bettini, ha percepito una forma di feeling tra il segretario del Pd Letta e l’ex premier Conte?

Abbiamo voluto ospitare Conte e Letta, prima di tutto perché pensiamo che tra le forze di centrosinistra, allo stato attuale delle cose, non ci siano grandi alternative all’alleanza tra Pd e 5 Stelle. Anche se essa non basta da sola. Occorre costruire un’alternativa alle destre. Certo, è un percorso ancora tutto da verificare.

Dal dibattito che cosa è emerso?

A mio parere i presupposti sono buoni. Entrambi i leader stanno facendo decollare due progetti nuovi. Ammetto di essere particolarmente incuriosito da quello che sarà il nuovo statuto e la carta dei principi del Movimento sotto la guida di Giuseppe Conte. Rimango convinto, tuttavia, che le due forze non si debbano sovrapporre, ma tentare di intercettare parti di elettorato differenti.

L’allargamento alle forze centriste (da Calenda alla Bonino), pensa sia un’ipotesi percorribile?

Devo dire che c’è un altissimo tasso di litigiosità tra i singoli leader delle formazioni che compongono il variegato campo centrista. Questo non contribuisce alla stabilità dell’alleanza progressista. Anche per questo sostengo fermamente che, allo stato attuale, è essenziale l’alleanza tra il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle. Sarebbe auspicabile che si sviluppassero altre forze. Ma, ad oggi, non ci sono. Ci sono movimenti, esperienze nei territori, partiti con una grande storia ma ancora piccoli, come i socialisti del bravissimo Maraio.

Sui territori quindi si corre assieme?

Si deve tentare un’alleanza larga ovunque, che comprenda i 5 Stelle. Ma vanno valutati i singoli casi, le singole realtà, i candidati, il radicamento dei partiti nei territori. Dunque, alleanze larghe, in chiave civica, evitando però forzature.

A Roma, che si fa?

Considero l’operato della sindaca Virginia Raggi negativamente. Però si può pensare ad una corsa comune in altre realtà molto importanti come Torino, Bologna, Napoli.

Il rapper Fedez, dal palco del concerto del primo maggio, ha lanciato un j’accuse alla politica che osteggia l’approvazione del ddl Zan. Tirando peraltro in ballo i vertici di Rai 3, parlando espressamente di censura al suo discorso. Lei che ne pensa?

Nel merito penso che Fedez abbia ragione e credo che abbia fatto una cosa molto coraggiosa. L’impegno civile degli artisti non deve essere soggetto a condizionamenti di nessun tipo.

Ma è censura, o la legittima volontà di ribadire una linea editoriale di una rete del servizio pubblico?

Da parte della Rai, c’è stata un tentativo di censura rispetto a Fedez. È un errore: se inviti una personalità come lui, gli fai dire quello che vuole. D’altro canto gli intellettuali nel passato venivano interpellati anche per fare scandalo. Memorabili, sotto questo profilo, le prese di posizione di Pier Paolo Pasolini sul Corriere della Sera. Anche se, naturalmente, Fedez non è Pasolini.

Dagli “Scritti corsari” a Fedez. Forse però, il nodo è legato alla Rai. Problema di antiche radici.

Sono profondamente convinto che occorra una riforma. Va dato più spazio al merito e alla creatività. Si dovrebbe uscire da una logica stringente di lottizzazione della Rai da parte di tutti i partiti.

Se ne parla da anni.

Ne sono consapevole. È difficile, ma non impossibile.

Logge massoniche, verbali usciti dalla procura di Milano, Csm, Piercamillo Davigo e, soprattutto, le rivelazioni dell’avvocato Piero Amara. Il sistema della giustizia scricchiola.

Al netto della vicenda in sé, ritengo che si debba ripartire dai fondamentali della deontologia dei magistrati che, molto spesso, vengono disattesi. Li elencò in un memorabile intervento Luigi Ferrajoli. Ancora persiste un uso della carcerazione preventiva troppo esteso. Ancora le carceri versano in condizioni allarmanti e disumane. Ancora, occorre ridurre il lasso temporale durante il quale sono svolte le indagini, dando più spazio al dibattimento che è il momento deputato ad accertare la verità. Sulla prescrizione, occorre una forma di certezza circa la durata dei processi. Sul Csm è presto detto: bisogna uscire dalla logica correntizia. Specie quando queste correnti si riverberano con un effetto drammatico sul sistema giudiziario e quindi sulla vita dei cittadini.

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